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Tornano in mare le navi delle Ong, sbarchi in aumento già ad aprile e maggio

La Mare Jonio e la Sea Watch 3 si trovano nell'area di ricerca e soccorso davanti alla Libia. A maggio e aprile sbarchi raddoppiati rispetto allo stesso mese del 2019

di Andrea Gagliardi

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La Mare Jonio e la Sea Watch 3 si trovano nell'area di ricerca e soccorso davanti alla Libia. A maggio e aprile sbarchi raddoppiati rispetto allo stesso mese del 2019


3' di lettura

Malgrado i porti italiani restino chiusi come conseguenza dell’emergenza coronavirus, le navi delle Ong tornano in mare. Il 9 giugno la Mare Jonio della Mediterranea Saving Humans, ha mollato gli ormeggi dal porto di Trapani per iniziare una nuova missione nel Mediterraneo centrale. Ne ha dato notizia la stessa Ong stigmatizzando «i tanti mesi di ingiusto sequestro» prima dello stop forzato dovuto all'emergenza Covid-19. La Mare Jonio si unisce alla Sea Watch 3, la nave della Ong tedesca Sea Watch che il 6 giugno (dopo tre mesi di stop causa lockdown) ha lasciato il porto di Messina e si è diretta nell'area di ricerca e soccorso davanti alla Libia

Per Sea Watch prima missione dopo il lockdown
«Siamo finalmente in viaggio - ha scritto Sea Watch in un tweet il 6 giugno - nei tre mesi passati a Messina per adeguarci alle misure anti Covid 19, le istituzioni non hanno garantito i soccorsi in mare» e, dunque, «la nostra presenza è più che mai necessaria». Nella prima missione dopo il lockdown, «il nostro velivolo Moonbird ha individuato tre natanti in difficoltà con a bordo circa 200 persone poi respinte illegalmente in Libia» dalla Guardia costiera libica « con la complicità, ancora una volta, dell'Unione Europea – ha raccontato Giorgia Linardi, portavoce dell'organizzazione –. Le barche, infatti, erano state avvistate precedentemente da un dispositivo aereo di Frontex».

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Nave di Mediterranea torna in mare
«Torniamo in mare in uno scenario mediterraneo sempre più inquietante, - ha incalzato Alessandra Sciurba, presidente di Mediterranea Saving Humans - in cui i governi europei rivendicano ormai la propria connivenza con le milizie di un paese in guerra come la Libia calpestando consapevolmente diritti fondamentali e vite umane. Essere in quel mare significa ancora una volta cercare di riaffermare dal basso che la vita di ogni persona conta. 'I can't breathe' è l'ultimo sussulto anche di ogni persona lasciata annegare per scelte politiche criminali»

Porti italiani chiusi

Resta il fatto che se da un lato in caso di salvataggi di migranti in mare, le Ong continueranno a chiedere un porto sicuro a Italia e Malta, queste ultime i porti li hanno chiusi. Per l'intera durata dell'emergenza sanitaria nazionale da Covid-19, ossia fino al 31 luglio 2020, i porti italiani non saranno più “place of safety” – il cosiddetto “porto sicuro” – requisito necessario per lo sbarco dei migranti soccorsi in mare. A stabilirlo è un Decreto firmato dai Ministri Infrastrutture-Trasporti e Affari Esteri, di concerto con quelli di Sanità e Interno. La norma, contestata dalle Ong, riguarda «i casi di soccorso effettuati da parte di unità navali battenti bandiera straniera al di fuori dell'area SAR italiana».

Sbarchi in crescita nel 2020

Intanto sono riprese le partenze, malgrado la pandemia. Si tratta di un trend di crescita costante rispetto all’anno precedente iniziato nel bimestre gennaio-febbraio, interrotto con lo scoppio del Covid a marzo e ripreso ad aprile e maggio, mesi in cui le navi delle Ong erano ferme in porto. A maggio gli sbarchi sono stati 1.654, il doppio dello stesso mese del 2019 (782). Mentre ad aprile (ancora in piena emergenza coronavirus) sono stati 671, a fronte di 255 dell’anno precedente.

L’ultimo naufragio a largo di Sfax
Dalle sole coste tunisine l’Alto commissariato per i rifugiati dell'Onu calcola un aumento del 156% delle partenze, tra gennaio e oggi. Ed è di pochi giorni fa l’ultimo tragico naufragio davanti alle coste della Tunisia. Tra i cadaveri ripescati tante donne, una anche incinta, un paio di bambini piccoli, una decina di uomini; in tutto una cinquantina di persone, probabilmente tutti o quasi gli occupanti del barcone, che poteva contenerne a malapena una ventina, naufragato al largo di Sfax. Non si è salvato nemmeno il timoniere tunisino, forse l'organizzatore del viaggio che aveva per meta l'Italia, probabilmente Lampedusa, interrotto, forse dal mare in burrasca, poco dopo la partenza.

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