dal 24 al 27 settembre

Tornare a respirare, dopo il coronavirus

A Torino quattro giorni di indagine intorno al respiro, atto che innerva tutte le tradizioni filosofiche e spirituali, capace di svelare ogni piega del sentire umano

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A Torino quattro giorni di indagine intorno al respiro, atto che innerva tutte le tradizioni filosofiche e spirituali, capace di svelare ogni piega del sentire umano


2' di lettura

L’isolamento è una drammatica percezione della nostra fragilità. E il lockdown ci ha metaforicamente asfissiato. «Per questo abbiamo pensato che fosse giusto provare a tirare il fiato, respirare a pieni pomoni, ragionando e dialogando intorno all’azione più inconscia e fondamentale della nostra vita, il respiro». Elena Loewenthal, direttrice del festival “Torino Spiritualità” e della Fondazione Circolo dei lettori, spiega così il tema dell’evento che si svolge dal 24 al 27 settembre nel capoluogo del Piemonte, in varie location che garantiscono il distanziamento necessario per la sicurezza.

Negli scorsi mesi abbiamo capito che cosa significhi davvero respirare: la più automatica delle azioni si è imposta all’attenzione collettiva alimentando paura, perché fragile, e reclamando cura, poiché preziosa. «I mesi vissuti in casa ci hanno resi più soli, ma la solitudine può anche essere positiva se ci insegna ad ascoltare noi stessi», spiega Loewenthal. La solitudine può essere positiva, a volte necessaria. «Quello che abbiamo patito è l’isolamento - aggiunge - , condizione innaturale per un animale sociale come siamo».

Il coronavirus ci ha anche resi più fragili e più impauriti: per la prima volta ci siamo trovati di fronte a qualcosa che in molti hanno paragonato a una guerra. «Per me il paragone con la guerra è sbagliato di fondo - commenta Elena Loewenthal -. Questo confronto con il virus è stato il contrario di una guerra. Per la prima volta in questo mondo globalizzato tutto il mondo si è trovato su uno stesso fronte. La guerra divide, il virus ci ha tenuti insieme tutti dalla stessa parte. Certamente con varie derive e contrasti, ma l’obiettivo era uno solo, unico: combattere quel nemico comune a tutti».

Per combattere la paura, la solitudine e l’asfissia da pareti domestiche siamo usciti sui balconi a cantare, ad applaudire, a sentirci parte del branco di animali sociali. Ci siamo detti “ne usciremo migliori”, per farci forza. Ma è stato davvero così? Come ne siamo usciti? «Migliori no. Ma forse neanche gli stessi di prima. Più fragili, incerti, imapuriti. Magari pure più consapevoli», suggerisce la direttrice del festival della Spiritualità. Spiritualità che fa rima con religione, ma non solo: «Anche con filosofia, poesia, dialogo. Soprattutto porsi delle domande, questo è spiritualità secondo me».

Tra gli ospiti del festival ci sono Vito Mancuso, Salvatore Veca, Alessandra Viola, Daniele Mencarelli, Massimo Recalcati, Carlo Greppi, Antonio Calabrò, Roberto Saviano e molti altri. Il programma completo qui.

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