«NON è CINEMA DA BOTTEGHINO»

Tornatore, lezioni di noir alla Festa del cinema

di Nicoletta Cottone


E' noir l'apertura della Festa del Cinema

2' di lettura

«Per decenni il noir è stato considerato solo cinema da botteghino. Ci sono voluti François Truffaut e la Nouvelle vaugue negli anni '60 perché il genere fosse rivalutato e se ne comprendesse il valore artistico». Alla Festa del cinema di Roma Giuseppe Tornatore, premio Oscar per Nuovo cinema paradiso, ha raccontato un genere spesso sottovalutato nel mondo del cinema: il noir. Il regista siciliano ha parlato della sua passione per il cinema di tensione nel corso di un incontro col pubblico condotto dal direttore artistico della Festa Antonio Monda.Una passione, quella per il grande schermo, nata quando era ancora un adolescente e faceva il proiezionista a Bagheria . «Per essere un buon regista - ha detto - bisogna prestare attenzione a cosa avviene nella vita quotidiana e avere una conoscenza minuziosa della realtà delle cose».

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Viaggio nel noir in otto film
Un viaggio nel noir attraverso i suoi otto film preferiti (solo uno a colori). A partire da La fiamma del peccato, capolavoro del 1944 di Billy Wilder. «È sicuramente uno dei noir più belli della storia del cinema». Lì c’è la prima macchina che non parte della storia del cinema. «Wilder mi raccontò che l’idea gli venne dopo che il fatto gli accadde veramente alla fine di una giornata sul set. Un'idea straordinaria, poi destinata a essere riutilizzata migliaia di volte . E funziona sempre». Poi Hitchcock con Il delitto perfetto (unico film a colori fra quelli scelti dal regista). «Gli studiosi di cinema - ha detto Tornatore - non lo inseriscono nel noir. Io però non potevo non citare Hitchcock e questo è il primo film che mi viene in mente se penso a lui». Ha raccontato di averlo visto per la prima volta a 14-15 anni quando faceva il proiezionista. Otto volte di seguito. «Per me fu una folgorazione, soprattutto per quel finale con l’ispettore che guarda il sospettato dalla finestra e racconta agli altri cosa sta facendo. È come un regista che racconta una scena a un attore».

Il doppio nel noir: come Olivia de Havilland che interpreta due gemelle
Ha citato anche Detour di Edgar G. Ulmer: «La tradizione vuole che sia stato girato in 7 giorni». Poi Lo specchio scuro di Robert Siodmak, usato per raccontare il tema del doppio nei noir: « Olivia de Havilland interpreta due gemelle: una ha commesso un omicidio, ma l’ispettore non riesce a capire chi delle due sia l'assassina. All’epoca era un effetto difficilissimo da realizzare perché spesso sono entrambe nell'inquadratura». Poi La donna del ritratto di Fritz Lang con «il primo piano sequenza della storia che dal piano reale passa al piano onirico, una straordinaria idea realizzata in un modo molto semplice». Poi Crime and Punishment - Ho peccato di Josef von Sternberg, Le catene della colpa di Jacques Tourneur e il francese Le Trou Il buco di Jacques Becker, tratto dall'omonimo romanzo di José Giovanni e presentato nel 1960 in concorso alla 13ª edizione del Festival di Cannes.

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