ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLo spettatore

Torniamo al lei: il tu è solo finzione di parità

La civiltà dei pronomi è da ricostruire nel segno del reciproco riguardo e di consapevole conquista degli animi

di Natalino Irti

(Adobe Stock)

3' di lettura

Sotto la data del 12 maggio 1869, il Journal dei de Goncourt annota: «Questa sera, in fondo alla serra della principessa [Mathilde, figlia di Gerolamo Bonaparte], Flaubert si rivolge con il lei (nel testo francese: vous) a Madame Sand, che, rispondendogli, si lascia scappare un tu. La principessa ci lancia un’occhiata. È il tu di un’amante o di una che fa la commedia?».

La malizia mondana, il tono salottiero, non impediscono di cogliere l’importanza del pronome. Il tu è protagonista dell’episodio, e suscita la capricciosa alternativa della principessa e il gusto narrativo dei diaristi. Non era il tu del banale e quotidiano “tutoyer”, ma un tu carico o sospettato di complice intimità.

Loading...

Appunto, il remoto 1869, quando i pronomi conservavano un profondo significato, ed esprimevano rapporti personali o distinzioni di classi sociali. Un significato ormai sepolto e perduto. Il tu conosce, e accresce di giorno in giorno, un’espansione inflattiva. Si dà nei negozI, su tram e treni, in luoghi di lavoro, in cene di accomodata borghesia, in circoli marini e fluviali, insomma dovunque non ci sia lo schermo insuperabile di un’autorità o di una scala burocratica. Il tu, timido e fantasioso, della contestazione studentesca ha ormai l’aria del riguardo più vigile e accorto. Non fu il principio, e se ne sta sereno in archivio fra i ricordi di gioventù.

Così sciolto e diffuso, irriflesso e nativo, il tu ha finito per sciupare e perdere ogni nascosta intimità, e conserva a fatica raro significato di fiducia o affetto o stima reciproca (ignora lo spettatore se i cattedratici tedeschi, come si leggeva in loro memorie, celebrino ancora la festa del tu). Il tu espansivo simula eguaglianza e finge parità proprio dove il solco sociale o economico è più profondo e incolmabile. C’è l’ingannevole tu, ma, al di sopra o al di sotto, si agitano rancori e invidie e odi, come soffocati, e perciò resi sordi e cupi, dalla parvenza grammaticale. Bene spesso dietro il tu, e quasi nascosto dal pronome egualitario, c’è un “servitore senza livrea”, il quale si lascia prendere da coloro che – diremo col quattrocentesco Alberti – «godono essere accerchiati da molti assentatori».

Chi abbia gusto d’anedottica, può anche rammentare che, svolgendosi l’assiduo carteggio tra Benedetto Croce e Karl Vossler fin dal 1899, soltanto nella lettera del 13 settembre 1908 il filosofo italiano «si permise di passare dal voi al tu, passaggio che è più facile compiere in iscritto».

Da canto sopravvive il lei (uscito vittorioso dalle vane battaglie del ventennio), che è quasi un abito da cerimonia, un moto dell’animo, disgustato dalla facile e labile familiarità, da quell’ipocrisia del non distinguere e non separare. Ed è segno, non già di superiorità o sprezzatura, ma di rispetto verso l’altro, di intima parità fra uomo e uomo. Sicché, quando poi, nel lungo corso di anni ed esperienze della vita, si trascorre al tu, questo riguadagna in pienezza di significato e in vincolo di stima. È comune conquista, risultato di un riconoscersi e ritrovarsi, e non graziosa elargizione dall’alto al basso. ”Torniamo al lei” (tralascio il voi che sa di meridionale reverenza) suona come il “torniamo al signor”, con cui un vecchio e saggio liberale salutò, all’indomani della guerra, la caduta delle “eccellenze”, dei generali e degli orbaci aquiliferi.

La civiltà dei pronomi è tutta da ricostruire. Non con altezzoso sussiego, o con superba lontananza, ma nel segno del reciproco riguardo e di consapevole conquista degli animi. Né è da tirare in discorso democrazia o eguaglianza, che si vorrebbero onorate dal tu e vilipese dal lei, poiché il tu è soltanto finzione di parità, e dietro nasconde, come già si è notato, abissi economici e sociali. Dove invece il lei è segno di eguale condizione civile, di comune dignità, di serietà nei rapporti fra uomini: quei rapporti, che esigono il trascorrere del tempo, il penetrante leggersi negli occhi, l’inattesa molteplicità delle esperienze. E se non si giunge al tu, non è da prendersi in pena, giacché quel lei è denso di riguardo, di stima, e spesso di pudico affetto.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti