OLTRE LA VIA DELLA SETA: Una mostra nella cittA’ GIAPPONESE

Torre del Greco-Kobe: la Via del Corallo e del Cammeo

di Stefano Carrer


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3' di lettura

La Via della Seta è certamente più antica, e di recente sempre più sotto i riflettori anche in Italia dopo la recente firma a Roma del memorandum con la Cina sulla Silk Road alla presenza del presidente Xi Jinping. Ma si può affermare che con l'Estremo Oriente è esistita anche una Via del Corallo e del Cammeo. Lo mette in evidenza una mostra che tiene al Kobe Kitano Museum dal 2 al 6 maggio, organizzata dall'Istituto Italiano di Cultura di Osaka diretto da Stefano Fossati in collaborazione con Ambasciata e Consolato. Un evento incentrato sulla collezione privata della famiglia D'Elia/Vitiello di Torre del Greco, che fu tra i pionieri di un business che intorno alla fine dell'Ottocento carattterizzò i rapporti economici tra il giovane Regno d'Italia e l'altrettanto giovane Impero del Giappone. Un Impero che con la restaurazione Meiji del 1868 accelerò la sua riapertura al mondo già avviata dal decadente shogunato, dopo due secoli e mezzo di chiusura ermetica.

I torresi a Kobe
Se la mostra “Pagine Giapponesi” alla Biblioteca Braidense di Milano sottolinea come la seta (con una ricerca spasmodica da parte italiana di importare bachi e segreti della bachicultura) sia stato l' elemento economico più importante nei primi contatti tra i due Stati, la mostra di Kobe – tra rare foto d'epoca e preziosi manufatti - dà risalto all'epopea del corallo, che vide anch'essa protagonisti audaci imprenditori e commercianti della penisola, disposti ad affrontare grandi rischi non solo finanziari. E permette di ricostruire lo sviluppo di un artigianato artistico che ha finito per influenzare la storia del costume e della moda su scala mondiale, oltre ad ispirare a vasto raggio le arti figurative.

Coralli e cammei hanno del resto forgiato l'identità storica di un intero territorio e costituiscono ancora oggi la ragione per cui Torre del Greco è famosa nel mondo. Fu grazie a eventi come il trasferimento a fine Ottocento delle famiglie D'Elia e Vitiello a Kobe- città ideale per gestire il business di coralli, perle e conchiglie – che l'immagine dell'Italia si consolidò in Giappone come terra di raffinate lavorazioni artistiche, in un'epoca in cui il Sol Levante fece una cernita del meglio dell'Occidente: se dalla Prussia copiò l'organizzazione militare e costituzionale e dall'Inghilterra la Marina, dall'Italia importò esperti per apprendere le belle arti.

Torre del Greco celebra i legami con il Giappone

Amicizia e business
Non fu un caso che, nella prima visita all'estero in assoluto di un principe imperiale, il futuro imperatore Hirohito - nella sua tappa italiana a Napoli e Roma del 1921- ruppe il protocollo per recarsi a Torre del Greco a ringraziare gli operatori economici locali per la loro amicizia con il Giappone e il supporto fornito all'economia nipponica nel periodo della prima guerra mondiale. In curioso parallelismo con i problemi riscontrati dalla sericoltura, la molla per l'emigrazione dei torresi in Oriente fu l’emergere di una grave carenza di approvvigionamenti di materia prima nel Mediterraneo, proprio quando dall'America cominciavano ad arrivare rilevanti commesse. Come spiega Alfonso Vitiello del D'Elia Company Group (torrese di sesta generazione nel settore), nel Sol Levante nessuno lavorava il corallo, anche se nei mari orientali c'erano ampi bacini coralliferi, che offrivano tra l'altro la possibilità di realizzare prodotti artistici di maggiori dimensioni. «Se all'inizio il Giappone forniva solo materie prime, con il tempo è diventato anche un grande mercato di esportazione, secondo un trend culminato ai tempi della bubble economy. Oggi il Paese rappresenta ancora un mercato di rilievo, sia per l'import sia per l'export», afferma Vitiello, che ricorda con orgoglio una tradizione familiare che «ha saputo trasformare la gemma scarlatta in molteplici forme, adattandole a epoche e stili, con esiti spesso inattesi». E ricorda anche come il grande Kokichi Mikimoto, inventore della coltivazione delle ostriche perlifere, riconobbe che per la commercializzazione della sua scoperta i torresi ebbero un ruolo fondamentale; tanto che, non molto tempo prima di morire, si rivolse ai torresi per cedere loro il meglio delle perle coltivate che deteneva.

Pezzi inestimabili
I visitatori della Mostra di Kobe – che sarà inaugurata dall'ambasciatore Giorgio Starace – potranno riscontrare i risultati del connubio tra spirito imprenditoriale e d'avventura ed eccellenza nell'artigianato artistico. Tra le opere di valore inestimabile, il «Mosè salvato dalle acque», su conchiglia lavorata a tutto tondo (incisa sull'intera superficie) da Giovanni Sabbato della scuola napoletana. Realizzato nel 1853, proprio l'anno del primo arrivo in Giappone delle navi da guerra americane che costrinsero il Sol Levante a uscire da un isolamento secolare per interagire con il mondo esterno.

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