CONTRIBUTI PREVIDENZIALI

Torricelli (Enpap), un errore negare l’esonero a pensionati e dipendenti

Il presidente dell’ente di previdenza degli psicologi critico sul decreto interministeriale che regolamenta l’esonero contributivo

di Federica Micardi

(BillionPhotos.com - stock.adobe.com)

2' di lettura

L'esonero contributivo per i professionisti preoccupa le Casse di previdenza dei professionisti. Il beneficio, introdotto dalla legge 178/2020, legge di Bilancio 2021, prevede per i professionisti con un reddito non superiore a 50mila euro un esonero sui contributi previdenziali fino a 3mila euro
Negli scorsi giorni le criticità del decreto che regolamenta questo esonero, firmato in questi giorni dai ministri di Lavoro ed Economia ed ora al vaglio della Corte dei conti, sono state segnalate in diversi articoli, a partire dal reddito da considerare: complessivo secondo la legge, professionale secondo il Dm.
A ribadire i dubbi sull'effettiva accessibilità a questo beneficio è ora il presidente dell'Enpap, l'ente nazionale di previdenza e assistenza degli psicologi, Felice Damiano Torricelli.

Il vulnus della competenza

«Il Decreto appare in certi passaggi impreciso, ad esempio nella definizione dell'oggetto dell'esonero che, stando al testo diffuso, dovrebbe riguardare “i contributi previdenziali complessivi di competenza dell'anno 2021 e in scadenza entro il 31 dicembre 2021” laddove, per diverse Casse di liberi professionisti tra cui la nostra, i contributi sui redditi conseguiti in un anno si pagano interamente in quello successivo – spiega il presidente dell'Enpap Torricelli - In questo caso, un riferimento letterale al testo porterebbe all'impossibilità di accedere al contributo per tutti i professionisti afferenti a quegli enti di previdenza, creando l'intollerabile limitazione di un diritto stabilito per legge e dando adito, di certo, a innumerevoli contenziosi».

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Pensionati e dipendenti esclusi

Il decreto riduce l'ambito di applicazione del beneficio, perché esclude chi ha un contratto di lavoro a tempo indeterminato e i pensionati attivi. Una scelta che se calata nella realtà di alcune professioni arriva ad escludere proprio chi ne ha più bisogno. Torricelli evidenzia che resta priva del beneficio proprio quella generazione di giovani professionisti ancora precari che svolgono lavori subordinati, spesso per poche ore, per integrare le insufficienti entrate professionali.

Un'altra esclusione di “peso” riguarda i pensionati attivi. Nel caso dei pensionanti delle Casse di nuova generazione, come Enpap, la pensione spesso è irrisoria perché gli anni di contributi sono pochi e il metodo di calcolo applicato è quello contributivo, proseguire l’attività in questi casi è più una necessità che una scelta.

Le professioni hanno già fatto presenti queste situazioni all’esecutivo, quando è stato erogato il reddito di ultima istanza, ma senza trovare ascolto. «Confidavamo che queste sperequazioni fossero state comprese dal Governo e che le si volesse superare - commenta Torricelli - Speriamo di non doverci ricredere leggendo, nei prossimi giorni, il decreto interministeriale in Gazzetta Ufficiale».

Enpap si trova in particolare difficoltà di fronte a queste esclusioni. «Nella nostra comunità professionale - spiega il vicepresidente di Enpap Federico Zanon - sono molti i lavoratori, e soprattutto le lavoratrici, che svolgono attività di lavoro subordinato parallelamente all'attività in libera professione. Affiancandoli riescono a far coesistere la sicurezza di un reddito e la realizzazione professionale, conciliando così vita e lavoro. Se le cose rimarranno come nel DI diffuso - sottolinea Zanon - tutti i professionisti che si trovano in queste condizioni saranno ingiustamente penalizzati, ma in particolare lo saranno le donne, già duramente segnate dalle strutturali difficoltà di accesso al mondo del lavoro accentuate ancora di più dalla pandemia».


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