L’intervista

Torrielli (Its Italy): servono 600 milioni per potenziare laboratori e strutture

Presentata a Job Orienta una piattaforma per avvicinare alle famiglie l’offerta degli Istituti tecnici superiori

di Maria Piera Ceci

3' di lettura

«Le parole più belle le usano loro, gli studenti e le studentesse, con le loro famiglie. Una ragazza che si stava diplomando mi ha detto che le era cambiata la vita. Un signore, il cui figlio ha frequentato un nostro corso, mi ha raccontato che in Svizzera chiamano i nostri allievi ’dei scesi in terra’». A parlare così Guido Torrielli, presidente di Its Italy, la rete che raccoglie le fondazioni degli Istituti Tecnici Superiori, e fra i promotori della piattaforma voluta insieme al ministero dell’Istruzione, Umana, Indire e Confindustria. Una piattaforma presentata a Verona, a Job & Orienta, il salone dell’orientamento, la scuola, la formazione e il lavoro, per avvicinare le famiglie in maniera più agile all’offerta formativa degli Its.

I fondi in arrivo

Un segmento della formazione su cui stanno piovendo finanziamenti straordinari, grazie al Pnrr e per volontà di un governo Draghi molto impegnato su questo fronte. L’obiettivo è quello di aumentare considerevolmente i diplomati Its. «Il miliardo e mezzo di euro stanziato in cinque anni dovrebbe far lievitare il numero di diplomati Its dai 5mila attuali ai 25mila del 2026 - spiega Torrielli-. E questi fondi devono essere distribuiti su tre linee principali. La prima è il finanziamento delle strutture, delle attrezzature e dei laboratori. Senza questo non riusciremo ad aumentare il numero di allievi, i quali necessitano di laboratori innovativi, perché stiamo seguendo la domanda delle imprese che è una domanda di cambiamento. Seicento milioni secondo le nostre stime vanno destinati a questo, lo dice anche un libro bianco che stiamo mettendo a punto con la rete degli Its. La seconda linea su cui vanno distribuiti i finanziamenti sono i corsi: oggi abbiamo 60 milioni di euro l’anno per muovere i nostri Its. Avremmo bisogno di 500-800 milioni di euro. Poi abbiamo necessità di destinare un forte finanziamento all’orientamento, destinato alle famiglie, alle regioni, ai territori perché il nome Its ora circola molto, ma pochi sanno di cosa si tratti esattamente. È importante che si sappia cosa fanno i ragazzi e le ragazze nelle nostre scuole: molte persone non hanno ancora capito che noi rispondiamo alle esigenze delle imprese, con cui dialoghiamo costantemente per capire di quali figure professionali abbiano bisogno, così che noi possiamo adattare la nostra offerta formativa. Facciamo in modo che gli studenti, una volta formati, entrino in azienda, andando a colmare un bisogno dell’impresa. E noi intanto diamo un lavoro ai giovani. Il nostro è un compito sociale fondamentale».

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La nuova piattaforma

Una piattaforma, quella che raccoglie gli Its, che si rinnova, per aiutare le famiglie a conoscere meglio dove sono le fondazioni e quali figure professionali formano.«La piattaforma è destinata principalmente alle famiglie, agli studenti e alle studentesse e anche alle imprese, che non sempre conoscono quello che succede intorno a loro. Ma soprattutto alle famiglie, che restano il soggetto più importante nella decisione sul futuro dei loro ragazzi.La piattaforma permette di entrare in un ambiente in cui scoprire tutta l’offerta formativa: che va dall’Ict all’efficienza energetica, campo nel quale le nanotecnologie possono aiutare a sostenere le novità del mondo dell’edilizia. Poi ci sono altri settori, come la logistica, l’agricoltura, l’economia circolare del sistema alimentare. Nella nostra offerta entrano in gioco due grosse scommesse: quella del digitale e quella dell’ambiente e della sostenibilità. Inoltre gli Its hanno un importante punto di forza: possono cambiare velocemente l’offerta formativa ogni anno, rinnovandola con maggiore agilità rispetto al piano di studio di un percorso universitario. Faccio un esempio: se un’azienda ci chiede personale qualificato sui sistemi Bim (Building Information Modeling) per digitalizzare il gemello di un palazzo, noi possiamo rispondere rapidamente formando gli studenti su questo specifico compito. Quindi i ragazzi e le ragazze devono capire che non entrano in un Its per diventare degli autisti di camion, non per diventare operai, neanche per diventare ingegneri, ma per essere delle interfacce fra il mondo produttivo e il mondo della scienza, di modo da portare le novità all’interno delle imprese. E mi auguro che a gennaio potremo avere una legge cha abbia individuato con più precisione chi siamo: un sistema formativo che permetta alle famiglie di far sì che i propri figli vengano inseriti nel mondo del lavoro».

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