Emissioni

Toscana, 300mila alberi per compensare un milione di tonnellate di CO2

È la più imponente opera di rinverdimento condotta nella regione: 245mila saranno ulivi. Tredici i Comuni coinvolti in provincia di Pisa e Livorno

di Niccolò Gramigni

Scapigliato veduta aerea del Polo Impiantistico

3' di lettura

È la più grande opera contemporanea di rinverdimento condotta in Toscana, una delle più rilevanti a livello nazionale: un progetto che vede la compensazione di 1.195.000 tonnellate di CO2 e che può diventare un modello in Italia. Quasi 300mila nuovi alberi in Val di Cecina, perlopiù tutti olivi, per combattere i gas serra, dando una spinta all’agricoltura di qualità: questo in sintesi l’ambizioso obiettivo del progetto “Scapigliato Alberi”, ideato da Scapigliato Srl, la società - con 100 dipendenti e 43 milioni di fatturato nel 2020 - che gestisce l’omonimo polo impiantistico di smaltimento dei rifiuti insieme al Comune di Rosignano Marittimo (Livorno) e col supporto tecnico della cooperativa agricola Terre dell’Etruria.

Pisa e Livorno, 13 comuni coinvolti

Grazie alla piantumazione di olivi in una superficie di quasi 75mila ettari nel territori di 13 Comuni delle province di Pisa e Livorno (Rosignano Marittimo, Orciano Pisano, Santa Luce, Castellina Marittima, Bibbona, Casale Marittimo, Cecina, Collesalvetti, Crespina Lorenzana, Guardistallo, Montescudaio, Riparbella e Castagneto Carducci) si potrà compensare le tonnellate di Co2, in modo da venire incontro alle prescrizioni della Regione Toscana che impone proprio di compensare le emissioni di gas serra prodotte dagli impianti di smaltimento dalla loro costituzione (1982) a oggi.

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Il periodo temporale di realizzazione di queste opere è di dieci anni: nelle aree agricole dei Comuni coinvolti nell'intesa saranno piantate 245mila piante produttive attraverso bandi aperti a tutti, da singoli cittadini a imprese, mentre nelle aree urbane troveranno spazio circa 3.000 alberi e 36.000 arbusti. Inoltre, all’interno del Polo di Scapigliato saranno inseriti circa 12.000 alberi e 23.000 arbusti con lo scopo di creare un sistema di boschi che assumano la forma di una “cintura verde”.

50 anni per compensare la CO2

Dal punto di vista temporale in 50 anni si dovrebbe terminare la compensazione di CO2 per le aree interessate dalle colture produttive agrarie e dei Comuni, mentre per il Polo di Scapigliato il periodo sale a 80 anni: in totale si tratta di un progetto da 3 milioni di euro.

Con “Scapigliato Alberi” l’azienda contribuirà così al Green Deal, il piano d’azione da 1.000 miliardi di euro promosso dalla Commissione Ue da realizzare entro il 2050 che punta ad un’Europa ad emissioni nette zero, dove dunque le emissioni di gas serra antropiche vengano completamente compensate dalla capacità degli ecosistemi locali di assorbire CO2.

«La compensazione è ciò che dobbiamo fare per il futuro – ha dichiarato Alessandro Giari, presidente e amministrazione delegato di Scapigliato srl –. L’azienda voleva svilupparsi. La Regione Toscana, nel darci il via libera, ha però posto questo vincolo: dal momento che abbiamo creato un danno potenziale all’atmosfera, adesso abbiamo l’occasione di “rimediare”. E lo faremo attraverso gli alberi. Il bando aprirà a fine mese: coltivatori diretti e imprenditori agricoli potranno farne richiesta, con un vincolo di 50 anni per la loro permanenza. Noi penseremo a mettere le risorse così da raggiungere i nostri obiettivi di compensazione e allo stesso migliorare l’ambiente. Questo è un meccanismo innovativo, da replicare a livello nazionale».

Un progetto per l’Italia

Dalla Toscana, dunque, all’Italia: «Se riusciamo a far passare il messaggio – ha spiegato Giari – per cui si può espandere una attività ma in cambio dobbiamo “restituire” qualcosa all’ambiente, facciamo un grande passo in avanti».

L’operazione fa parte del programma di conversione del polo impiantistico denominato “Fabbrica del Futuro”, finanziato con investimenti per oltre 70 milioni in dieci anni: a Scapigliato saranno così realizzati un biodigestore anaerobico per trasformare i rifiuti organici in compost e biometano, una “Fabbrica dei materiali” per valorizzare i rifiuti oggi non recuperabili, e un incubatore green dedicato alla creazione di nuove start-up a vocazione agricola e tecnologica, con l’idea di serre idroponiche per la produzione di ortaggi.«In Italia – ha concluso Giari – noi siamo i campioni europei di economia circolare ma non concludiamo mai il ciclo: la cosa interessante di questo progetto è che rappresenta tutte le fasi di un sistema virtuoso».


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