il caso

Prato, polemiche contro la Regione Toscana per la mancata quarantena obbligatoria

A Prato (25mila cinesi residenti su 195mila abitanti) l'allarme aumenta

di Silvia Pieraccini

Coronavirus, cosa fare dopo i primi casi in Italia

A Prato (25mila cinesi residenti su 195mila abitanti) l'allarme aumenta


3' di lettura

Sulla carta è l’area più a rischio d’Italia: con i suoi 25mila cinesi residenti (su 195mila abitanti), più diverse migliaia tra soggiornanti non-residenti e clandestini, Prato rappresenta un vulnus per l’epidemia di coronavirus arrivata in Italia, soprattutto perché gli orientali che vivono qui – al 90% originari di Wenzhou, nella provincia sud-orientale dello Zhejiang, una delle città finite in quarantena – negli ultimi due mesi hanno fatto centinaia di viaggi verso la madrepatria, anche per partecipare ai festeggiamenti del Capodanno cinese.

La quarantena fiduciara con sorveglianza attiva
Sulla via del ritorno ci sono ancora molte persone, anche se l’allarme che si era diffuso sabato scorso, quando il console cinese di Firenze, Wang Wengang, e il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, avevano annunciato il ritorno di circa 2.500 cinesi dalla Cina a Prato (2.000) e a Firenze (500) sembra ridimensionato.

L’azienda sanitaria Toscana Centro ha fatto sapere che 364 bambini cinesi sono già rientrati dalla Cina in Toscana e che è stato concordato con i rispettivi genitori di effettuare «una permanenza volontaria fiduciaria a domicilio». La conseguenza è che 1.300 persone (bambini più genitori) sono in quarantena volontaria nelle proprie case.

Ma proprio l’aver lasciato la libertà di mettersi in quarantena a chi è rientrato, senza prevedere un obbligo, continua ad essere fonte di polemiche a Prato e nel resto della Toscana, tanto più forti nelle ultime ore dopo che la Regione ha recepito la nuova ordinanza ministeriale che prevede “solo” la permanenza domiciliare fiduciaria (cioè basata sulla fiducia, ndr) per chi negli ultimi 14 giorni ha fatto ritorno in Italia dalla Cina. Chi è rientrato dalle aree interessate dall’epidemia negli ultimi 14 giorni deve comunicare i propri dati personali. Nei confronti di questi soggetti la Asl adotta poi «la misura della permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva».

Nell'ordinanza firmata da Rossi si legge inoltre che «per i soggetti che abbiano avuto contatti stretti con casi confermati» di Coronavirus, «è disposta dall'Azienda sanitaria territorialmente competenze la misura della quarantena con sorveglianza attiva».

Le polemiche politiche e delle associazioni mediche
Le polemiche sul mancato obbligo di quarantena nei giorni scorsi sono arrivate anche dal virologo Roberto Burioni, dalle forze politiche di centrodestra (in particolare Forza Italia che ha presentato una interrogazione urgente al ministro della Salute, e gli 11 parlamentari e i 5 consiglieri regionali toscani della Lega che stanno valutando un esposto proprio contro Rossi) e, da ultimo, dai medici.

Il 21 febbraio è la Federazione toscana degli Ordini dei medici, chirurghi e odontoiatri a chiedere alla Regione «nell’interesse dell’intera collettività» di prevedere il ricorso alla quarantena «al fine di contenere la diffusione di un virus che può colpire chiunque».

Nei giorni scorsi era toccato all’Associazione italiana medici oculisti criticare la Toscana per le misure «inadeguate» per fronteggiare la mobilità dei cittadini cinesi e prevenire il rischio di diffusione del coronavirus. L’Asl Toscana Centro ha risposto preannunciando una denuncia.

Molti cinesi non hanno un’abitazione e dormono nei capannoni
L’aspetto che più preoccupa, e a cui finora non è stata data soluzione, è quello dei (tanti) cinesi che – anche nel caso volessero mettersi in quarantena – non hanno una casa in cui stare rinchiusi perché solitamente dormono nei giacigli di fortuna allestiti nei capannoni in cui lavorano, o perché hanno un posto-letto in una stanza in comunione con altri connazionali. Come fare ad evitare il contagio in questi casi?

L’ambulatorio e il numero verde
La Regione, in accordo col consolato, ha risposto con l’apertura di un ambulatorio all’Osmannoro, nella piana industrializzata tra Prato e Firenze, che dovrebbe servire a controllare chi accusa sintomi e che, a parte la farraginosità d’accesso (bisogna prenotare un appuntamento a un numero dedicato), non sembra aver riscosso finora grande successo.

Ora è arrivato anche un numero verde da chiamare in caso di dubbi, ma non è servito a fugare le critiche al sindaco di Prato, alla Regione Toscana e all’azienda sanitaria Toscana Centro che ha ribadito: «Le misure non sono affatto inadeguate, né tanto meno pericolose». Mentre il Comune di Prato ha precisato: «L’allarme sul coronavirus che si intensifica dopo i casi della Lombardia non ha cambiato di una virgola l’attenzione che Prato mette dall’inizio dell’emergenza su questo tema».

Per approfondire:
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