Invest in Tuscany

Toscana, la Regione si allea a Confindustria per attirare gli investitori esteri

Licia Mattioli: «Non dimentichiamoci che il 70% dei nuovi investimenti nel nostro Paese arriva da multinazionali già presenti qui e che il rapporto tra addetti delle multinazionali e addetti attivati nell’indotto è di uno a quattro»

di Silvia Pieraccini


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3' di lettura

Dieci anni fa la Regione Toscana creò una struttura istituzionale, Invest in Tuscany, dedicata all’attrazione di investimenti esteri, con la missione di “vendere” il territorio, ascoltare le esigenze delle multinazionali, aiutarle

nella burocrazia e nella ricerca di finanziamenti. Oggi quel modello, che si è rivelato vincente e che ha portato le multinazionali a diventare una fonte strategica di valore aggiunto (il 5,4%) e di occupazione (il 5,1%) per la regione, fa un altro passo avanti.

La Regione ha deciso di unire le forze con Confindustria Toscana (sulla scia del protocollo d’intesa firmato un anno fa, e poi replicato in altre regioni) per avviare una nuova stagione di rapporti, più stretti e strutturati, con gli investitori esteri, in modo da conoscere in anticipo criticità e bisogni e avere il polso della loro soddisfazione. L’obiettivo, da realizzare anche tramite un'indagine conoscitiva affidata all’Irpet (Istituto regionale per la programmazione economica), è evitare casi come l’Ilva ma anche come Bekaert, la multinazionale belga che a Figline Valdarno (Firenze) produceva filo d’acciaio per pneumatici e che ha delocalizzato l’attività nell'estate 2018 lasciando una scia di polemiche e di disoccupati.

«Stiamo sviluppando un progetto di customer care, in partnership con le associazioni industriali territoriali, per essere più vicini agli investitori esteri che già si trovano in Toscana: non ci possiamo scordare delle aziende dopo che si sono insediate», ha annunciato Fabrizio Monsani, coordinatore della commissione Multinazionali di Confindustria Toscana, durante il convegno sull’attrazione degli investimenti esteri organizzato con la Regione a Firenze, e al quale non ha potuto partecipare il governatore Enrico Rossi perché impegnato nel sopralluogo per i danni del terremoto in Mugello.

Il 70% degli investimenti arriva dall’estero

Al convegno sono intervenute diverse multinazionali che hanno esperienze di successo in Toscana – da Gucci (moda) a Eli Lilly (farmaceutica), da Nuovo Pignone (meccanica) ad Acqua Panna (minerale) fino a Solvay (chimica) – insieme con Licia Mattioli, vicepresidente di Confindustria e presidente dell’advisory board Investitori esteri, e al sottosegretario allo Sviluppo economico, Gian Paolo Manzella. «Non dimentichiamoci che il 70% dei nuovi investimenti nel nostro Paese arriva da multinazionali già presenti qui – ha detto Mattioli – e che il rapporto tra addetti delle multinazionali e addetti attivati nell'indotto è di uno a quattro. Le Pmi che hanno rapporti con le multinazionali crescono e diventano più efficienti. Da qui a dire che gli investitori esteri sono dei predatori, ce ne corre”. Eppure da più parti si è segnalata la cultura anti-industriale che ancora si respira in Italia.

«Il sistema toscano di assistenza agli investitori esteri funziona – ha sottolineato Paolo Tedeschi, consigliere economico del presidente Rossi e rappresentante delle Regioni nel Comitato nazionale attrazione investimenti – ma per migliorare i risultati serve un coordinamento più stretto tra governo regionale e governo nazionale, da una parte, e tra governo regionale e governo locale dall'altra, perché non sempre i sindaci rispondono con rapidità e efficienza». Le richieste che arrivano dalle multinazionali – tutte pronte a lodare la qualità della forza lavoro italiana – si concentrano sull’incertezza delle regole e dei tempi di approvazione, e sulla carenza di infrastrutture. «Invest in Tuscany è un esempio davvero positivo – ha detto il sottosegretario Manzella, promettendo il rilancio del Comitato nazionale attrazione investimenti –. Assicuro che questo governo non ha alcun pregiudizio verso l'impresa e le misure nella manovra finanziaria, dalla conferma e rafforzamento dell'Industria 4.0 al rafforzamento degli Its, lo dimostrano».

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