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Tour de France, Nba, calcio: con la chiusura ricavi in meno per oltre 5 miliardi

Se i tornei non si concludessero, il Giro di Francia perderebbe ricavi per circa 150 milioni, mentre le squadre di calcio europee non incasserebbero più circa 4 miliardi.

di Marcello Frisone

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(Reuters)

Se i tornei non si concludessero, il Giro di Francia perderebbe ricavi per circa 150 milioni, mentre le squadre di calcio europee non incasserebbero più circa 4 miliardi.


5' di lettura

Lo sport mondiale avrebbe fatto a meno di chiudere a causa del coronavirus . Troppi i miliardi in ballo persi. E allora, forse, fanno più notizia quei grandi eventi (Tour de France, Serie A, Premier League, Nba, Sei Nazioni ) che con gran fatica cercano a tutti i costi di concludere le competizioni (anche a costo di svolgerle sotto il sole cocente dell’estate che verrà), piuttosto che perdere l’imponente giro d’affari (o parte di esso). Insomma, se molti sport hanno dovuto dare forfait, dagli Europei di calcio al torneo di Wimbledon, fino ad arrivare alle Olimpiadi di Tokyo , altri cercano di resistere. Ecco allora una panoramica dei ricavi in “stand by” di alcune delle principali competizioni che non hanno chiuso del tutto i battenti.

Tour de France, giro d’affari di 150 milioni di euro
Si capisce da questi numeri perché la Grand Boucle resiste: complessivamente è la terza manifestazione sportiva più seguita al mondo dopo Mondiali di calcio e Olimpiadi estive (il rinvio nel 2021 a Tokyo dovrebbe costare circa 5,5 miliardi di euro). Con un’aggiunta importante: a dispetto dei 2 “rivali”, entrambi a cadenza quadriennale, il Tour de France si svolge ogni anno. Il giro d’affari della competizione organizzata da Amaury sport organisation (Aso) è stimato in 150 milioni, quasi 5 volte superiore a quello del Giro d’Italia.
La parte più imponente del giro d’affari del Tour de France è rappresentata dai diritti televisivi, venduti in circa 190 Paesi e che raggiungono 3 miliardi di telespettatori. Poi ci sono gli introiti derivanti dagli enti locali, promotori della partenza e dell’arrivo delle singole tappe. Nel 2019, per esempio, la sola città di Bruxelles ha elargito 10 milioni per ospitare le prime 2 tappe. La terza grossa fetta di fatturato proviene dai tanti sponsor: nel 2019 i 3 principali sono stati Lcl, Skoda ed E.Leclerc.
Ecco dunque perché Aso ha fatto sapere che la partenza è confermata il 27 giugno da Nizza anche se il direttore, Christian Prudhomme, ha anche detto che «partirà forse un po’ più tardi e magari sarà un po’ più corta». Insomma, sembrerebbe che si sposti tutto in avanti di 1 mese con partenza il 25 luglio e arrivo a Parigi a Ferragosto (o il 16 agosto).
Lo spostamento del Tour coinvolge anche la Vuelta (anch’essa organizzata da Aso) prevista dal 14 agosto al 6 settembre. Ma la situazione epidemica della Spagna lascia interrogativi sul rispetto del programma e invita alla massima prudenza. Anche in questo caso, si lavora su un’edizione ridotta di una settimana della corsa spagnola (partenza il 21 agosto), il che non toccherebbe il Giro d’Italia e la sua eventuale versione “autunnale”, con partenza il 3 ottobre e arrivo il 25. Una decisione “complessiva” dovrebbe comunque essere presa prima del 15 maggio.

Nba, giro d’affari di 7 miliardi di dollari
Pur di portare a compimento una stagione bloccata dalla pandemia, Nba e Premier League stanno ipotizzando di realizzare 2 maxi-concentramenti (a Las Vegas per i cestisti e vicino a Birmingham per i calciatori inglesi) dove radunare tutte le squadre e giocare a porte chiuse fino al completamento del calendario e assegnazione dei rispettivi titoli. Anche qui il giro d’affari spiega il perché.
L’Nba negli ultimi anni ha alzato progressivamente l'asticella dei ricavi. Al termine della stagione 2017/18, i ricavi collettivi che fanno da base per stabilire il salary cap annuale (i cosiddetti basketball related income) hanno raggiunto la soglia dei 7,15 miliardi di dollari, con un'eccedenza di circa 1,8 miliardi rispetto alle previsioni della stessa lega, che fissa il tetto salariale facendo fede alle proprie stime. Nel 2019, il monte ricavi complessivo dovrebbe toccare il record di 7,3 miliardi di dollari.
Anche qui un ruolo chiave lo hanno gli sponsor di maglia: introdotti per la prima volta nel 2017 hanno portato i ricavi da sponsorizzazioni sulla soglia del miliardo (nel 2017 la Nba otteneva complessivamente 861 milioni dagli sponsor).
Se le casse delle 30 società sono più ricche che mai, il coronavirus potrebbe spezzare nel 2020 questo incantesimo, anche perché le spese hanno toccato vette mai viste prima. In totale, per la stagione 2019, la massa salariale dei giocatori ha un peso pari a 3,6 miliardi di dollari. Insomma, un buon motivo per concludere i campionati nel deserto di Las Vegas.

Premier League, a rischio oltre 1 miliardo
Stesso discorso, cioè concludere a tutti i costi il campionato, per i “cugini ” della Premier League. La Serie A inglese rischia infatti di dover rinunciare a oltre 1 miliardo di incassi. Con 9 giornate di campionato rimaste da disputare, l'eventuale annullamento della stagione causerebbe una perdita di circa 800 milioni solo per ciò che riguarda i diritti televisivi e di trasmissione in diretta delle partite, a cui aggiungere i mancati introiti del botteghino. Tra biglietti e rimborsi degli abbonamenti, per la principale lega inglese la prospettiva è quella di aggiungere altri 200 milioni al conto, più ulteriori 300 milioni derivanti da sponsor e merchandising.
Per far fronte a questa crisi, la English football league (Efl) ha approvato lo stanziamento di un fondo da 55,8 milioni di euro in favore dei club professionistici, mentre il sindacato dei calciatori ha richiesto un meeting con le leghe, nel quale con ogni probabilità si discuterà sul possibile taglio degli stipendi.

Calcio italiano, giro d’affari di 5 miliardi
Il fatturato complessivo di Serie A, B , C , dilettanti e giovanili è di 5 miliardi all'anno. Anche qui si preme affinché si concludano i campionati entro l’estate, anche se non tutte le squadre sono d’accordo. L'ammontare delle entrate a rischio dipende dunque dagli scenari che si concretizzeranno nei prossimi giorni.
Qualora si arrivasse a uno stop definitivo dei tornei 2019/2020, tra botteghini, area commerciale e ricavi tv il sistema calcio italiano (dalla A alla D) potrebbe veder evaporare ricavi (al netto dei minori costi registrati nel periodo di stallo) per circa 900 milioni.
La Serie A, per esempio, il prossimo 1° maggio deve riscuotere i 230 milioni dell'ultima tranche (delle 6 previste) dei diritti tv. I contratti con Sky, Dazn e Img sono blindati, ma con il blocco anticipato un braccio di ferro legale pare ineluttabile e potrebbe coinvolgere un terzo dell'assegno annuale per complessivi 380 milioni (inclusa la Coppa Italia), considerando che non si gioca da marzo. Un contenzioso complicato anche perché le parti devono poi concordare il triennio 2021/2024.

Liga (Spagna), Bundesliga (Germania) e Ligue (Francia)
Le altre leghe calcistiche europee si preparano a fronteggiare complessivamente una crisi da circa 2 miliardi, qualora la chiusura di tutte le attività per la stagione 2019/20 dovesse essere definitiva.
In Spagna, sta prendendo corpo la riduzione degli stipendi. Si stimano in circa 678 milioni le possibili perdite nel caso in cui la stagione 2019/2020 non dovesse proseguire (611 per la Primera Division e 67 per la Segunda). La Rfef, la Federcalcio spagnola, ha intanto presentato un pacchetto di aiuti per i club, mettendo a disposizione una linea di finanziamento di 500 milioni.
Si punta alla solidarietà anche in Germania, dove i 4 club della Bundesliga partecipanti alla Champions League (Bayern Monaco, Borussia Dortmund, Rb Lipsia e Bayer Leverkusen) hanno stanziato un fondo da 20 milioni complessivi per i rimanenti club di Bundesliga e Zweite Liga, di cui 12,5 milioni dalle rispettive quote di diritti media e 7,5 milioni dalle riserve delle 4 società. Per il calcio tedesco, le previsioni stimano una perdita tra i 650 e i 750 milioni, mentre i club ipotizzano un potenziale vuoto da 770 milioni (di cui 370 soltanto dalle tv).
In Francia, infine, le società professionistiche valutano in circa 600 milioni le potenziali perdite dovute allo stop per l'emergenza coronavirus.

Riproduzione riservata ©
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    Marcello FrisoneRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, inglese, francese

    Argomenti: Sport-Risparmio-Finanza-Norme-Tributi

    Premi: 31 marzo 2017 - Menzione d'eccellenza giornalista economico al premio Loy, banking and finance award

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