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Tour de France al via: Bruxelles si veste di giallo in onore di Eddy Merckx

La «Grande boucle» parte dal Belgio per celebrare la prima vittoria del campione fiammingo, 50 anni fa, nella grande corsa a tappe francese

di Alf.S.


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Il Manneken Pis, simbolo di Bruxelles, vestito con la maglia gialla del Tour de France (REUTERS/Christian Hartmann)

3' di lettura

Migliaia di appassionati di ciclismo si sono dati appuntamento in questi giorni a Bruxelles. La capitale del Belgio si è vestita di giallo, infatti, per ospitare la partenza del Tour de France, sabato 6 luglio, e per celebrare la prima delle cinque vittorie di Eddy Merckx, avvenuta 50 anni fa, nella grande corsa a tappe francese.

Giovedì, una marea di tifosi vestiti di giallo si è data appuntamento sulla Grande Place, nel cuore del centro storico di Bruxelles, per assistere alla presentazione delle squadre. Ritratti formato gigante di Merckx sono visibili un po’ dappertutto in città e ovviamente il Manneken Pis, la piccola statua in bronzo del bambino che fa pipì, diventata il simbolo della capitale belga, è stata vestita per l’occasione con la maglia gialla del Tour de France.

Corridore versatile, forte in salita, a cronometro, formidabile passista, Eddy Merckx è noto popolarmente come “Il cannibale” per la sua insaziabile sete di vittorie. Considerato il più forte corridore di sempre, ha al suo attivo 34 tappe al Tour de France, record ancora imbattuto, ed è tra i quattro campioni che hanno al loro attico cinque vittorie al Tour, accanto ai francesi Jacques Aquetil e Bernard Hinalult e allo spagnolo Miguel Indurain. Non viene considerato, in questa speciale classifica, l’americano Lance Armstrong, le cui sette vittorie al Tour sono state annullate per doping.

Oltre ad aver vinto quattro volte il Tour, Merckx ha conquistato cinque volte la vittoria finale al Giro d’Italia, e una volta alla Vuelta spagnola. Campione del mondo nel 1967, il corridore fiammingo ha in bacheca anche prestigiose vittorie nelle classiche di un giorno, come la Milano-Sanremo, il Giro delle Fiandre, la Parigi-Roubaix, la Liegi-Bastogne -Liegi e il Giro di Lombardia.

Il Tour de France festeggia Merckx a Bruxelles

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Il Tour edizione 106 parte il 6 luglio con una tappa di 194 chilometri che porta il gruppo da Bruxelles a Charleroi prima di rientrare nela capitale belga. È la seconda volta nella storia che il Tour parte da Bruxelles, la prima avvenne nel 1958. Cento anni fa, inoltre, fu scelta la maglia gialla per identificare il leader della corsa.

    Alla presentazione delle squadre è stato acclamato dalla folla di Bruxelles anche il campione italiano Vincenzo Nibali, vincitore del Tour 2014. Non è un caso, visto che Nibali ha indossato per 19 volte la maglia gialla: fra i 175 corridori al via nel 2019, è quello che l'ha portata in gara più volte di tutti. Non è uno qualunque, lo “Squalo dello Stretto”, che l'anno scorso, sull'Alpe d'Huez, finì a terra a causa di un tifoso e fu costretto ad abbandonare. Quest'anno “Enzino”, che all'ultimo Giro d'Italia è stato battuto solo dall'ecuadoriano Richard Carapaz, si ripresenta alla Grande Boucle senza particolari ambizioni e con il piglio di chi, sulla soglia dei 35 anni, può permettersi anche di puntare a una prestigiosa vittoria di tappa. Oppure di coltivare
    le ambizioni più recondite.

    Il percorso del Tour 2019 di salite ne propone tante, com'è nella tradizione della corsa francese: sono 5 gli arrivi in quota, 7 le montagne sopra i 2 mila metri d'altezza da scalare (il tetto della corsa è l'Iseran, a 2.770 metri). Nelle precedenti 105 edizioni, il Tour non aveva mai riservato 3 arrivi al di sopra dei 2 mila metri: quest'anno ci saranno il Tourmalet (2.115 metri, nella 14/a tappa); il Tignes (2.113, 19/a); il Val Thorens (2.365, 20/a).
    Alla 6/a tappa il primo arrivo in quota. «A La Plance de Belle filles - dice Nibali - si capiranno tante cose, perché la prima salita è indicativa, ti dice dove puoi arrivare».

    Un altro corridore che vuole vivere alla giornata è Fabio Aru, al rientro in una grande corsa a tappe dopo l'operazione alla gamba. Il sardo della UAE Emirates non si pone traguardi, pensa solo a testare la propria condizione e a capire se è tornato quello di prima. Il terreno non gli mancherà certo.

    Orfano de “Le Roi” Chris Froome, quadrivincitore del Tour, il favorito è sempre in casa Ineos, la squadra che ha ereditato tutto il pacchetto da Sky: Egan Bernal innanzi tutto, ma anche il campione uscente Geraint Thomas. Il gallese finora ha avuto una stagione travagliata, ma in Francia può ritrovarsi. Sempre ammesso che il compagno di squadra colombiano gli faccia spazio. La Movistar punterà sul trio Quintana-Landa-Valverde, con il campione del mondo che, a 39 anni, garantisce una massiccia dose
    di esperienza. Basterà? Il resto lo diranno Porte, Fuglsang, Adam Yates, i francesi (che non vincono dal 1985 con Hinault) Bardet e Pinot.

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