MICROPROCESSORI

Tower Semiconductor accelera su Agrate

Team israeliano in Italia per dar seguito all’accordo produttivo e tecnologico con STMicroelectronics. «Produzione al via a fine 2022».

di Luca Orlando

(uflypro - stock.adobe.com)

3' di lettura

«La produzione partirà a fine 2022 e a regime un impianto del genere potrebbe valere 2mila posti di lavoro. Un terzo dei quali grazie a noi». Ilan Rabinovich è il manager a cui Tower Semiconductor ha affidato il progetto di Agrate Brianza, sito di StMicroelectronics la cui messa a regime il gruppo italo-francese ha deciso di accelerare attraverso una partnership con l’azienda israeliana.

Accordo annunciato lo scorso giugno che vede da parte di Tower un investimento da 500 milioni di euro all’interno del sito denominato R3, stabilimento in fase di finalizzazione ad Agrate Brianza che lavorerà fette di silicio di 300 mm di diametro. Stm e Tower Semiconductor uniscono le forze per accelerare il ramp-up, cioè la crescita programmata delle attività di produzione, una volta superata la fase di qualifica. Con la saturazione adeguata degli impianti a rappresentare per la produzione di chip una pre-condizione competitiva cruciale.

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«Grazie alle nostre tecnologie - spiega Rabinovich - potremo accelerare l’intero processo. E questo è determinante in un momento di mercato complesso, in cui la domanda in tutto il mondo è fortissima. Eravamo alla ricerca di nuova capacità produttiva e questo accordo ce la garantisce». Se il trend di lungo termine dei microprocessori era già da tempo inequivocabile (30 anni fa valeva 55 miliardi di dollari nel mondo, questo valore era già triplicato dieci anni dopo, per arrivare oggi ad una stima di 550miliardi di dollari, con la prospettiva di superare quota 600 il prossimo anno), l’accelerazione ora è evidente. Con gli ultimi numeri di Sia, Semiconductor Industry Association, a confermare la forza della nuova domanda, con vendite globali del terzo trimestre per 145 miliardi di dollari, il top di sempre, un progresso di quasi 30 punti rispetto allo stesso periodo del 2020.

Boom di richieste (in parte insoddisfatte, come evidenziato dagli stop a ripetizione dei costruttori di auto) che si riverbera ovviamente sui conti del ristretto gruppo delle aziende produttrici. Per STMicroelectronics il terzo trimestre si è chiuso con vendite a 3,2 miliardi di dollari, in crescita del 20% rispetto al 2020, dati che sarebbero stati anche migliori, ritoccando il nuovo record trimestrale, se il periodo non fosse stato penalizzato dalla riduzione della produzione in Malesia a causa della ripresa della pandemia. In corsa anche Tower Semiconductor, per cui il terzo trimestre è stato il migliore di sempre, con ricavi schizzati verso l’alto del 25% a 387 milioni di dollari.

Esito di un cambiamento epocale in termini produttivi, che vede da un lato crescere la domanda di elettronica “tradizionale”, cioè quella legata ad esempio a computer, telefonini, videogames, elettrodomestici. Prodotti “standard” a cui si aggiunge però ora un intero mondo di oggetti connessi, dall’automobile alle caldaie domestiche; dalle macchine utensili ai telai, nuovi ambiti in passato quasi esclusivamente dominati dalla meccanica in cui l’aggiunta di intelligenza all’interno di processi o prodotti genera una domanda esponenziale di microprocessori.

«Per poter incrementare la nostra capacità produttiva - aggiunge il manager - avevamo cercato alternative produttive in Giappone e in altre aree - ma poi la scelta è caduta sull’Italia, dove abbiamo trovato allo stesso tempo un partner valido e un paese importante come trampolino verso l’Europa. Credo che l’accordo sia valido per entrambi i partner e porti benefici all’intero Paese, perché ai posti di lavoro diretti si aggiunge un ampio indotto generato da queste attività».

Un primo team di tecnici e manager israeliani è già in Italia per lavorare al progetto mentre altre assunzioni seguiranno a breve. Tower avrà a disposizione un terzo della capacità produttiva del sito, investimento da 500 milioni che tuttavia nel tempo potrebbe lievitare.

«Non credo che questo investimento rimarrà sarà un episodio isolato - aggiunge Jonathan Hadar, a capo della missione economica di Israele in Italia - perché in Italia vi sono numerose ottime imprese e vi sono molte aziende in Israele che stanno guardando con interesse al vostro paese. Sia per possibili acquisizioni che per partnership o joint venture. La business community israeliana guarda con molto interesse all’Italia, anche perché dal punto di vista geografico è un hub importante verso l’intera Europa».

Nei prossimi giorni la delegazione israeliana incontrerà istituzioni locali e nazionali, incontri ritenuti importanti in vista di possibili nuovi investimenti futuri.

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