cinema

«Toy Story 4»: divertimento e malinconia nel nuovo capitolo della saga

Nel weekend in sala spazio al quarto episodio del franchise creato dalla Pixar Animation. Tra le novità, anche «La mia vita con John F. Donovan» di Xavier Dolan

di Andrea Chimento


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3' di lettura

Il protagonista del weekend è in sala è un film capace di accontentare grandi e piccini: «Toy Story 4» è il titolo da non perdere della settimana, perfetto per una visione con tutta la famiglia.

Dopo lo straordinario «Toy Story 3» del 2010, tornano Woody, Buzz e tutti i giocattoli che abbiamo amato in questa saga, il cui primo storico capitolo risale a ben 24 anni fa.

Con Andy partito per il college, ora i protagonisti sono a casa della piccola Bonnie, bambina che si affeziona a un particolare “giocattolo” di nome Forkie: una forchetta recuperata dalla spazzatura a cui Bonnie ha applicato occhi, bocca e arti, sfruttando una serie di materiali recuperati da un cestino.

Il nuovo arrivato porterà Woody e gli altri a vivere un'avventura ricca di imprevisti e pericoli di vario genere.

Diretto da Josh Cooley (esordiente nel campo del lungometraggio) questo quarto capitolo ha tutta la magia del cinema della Pixar Animation, casa di produzione capace da sempre di parlare di tematiche profonde con grande semplicità.

In questo caso, il film si concentra sul tema del riciclaggio, in primis, ma anche sulle relazioni d'amicizia e addirittura su quanto sia fondamentale sacrificarsi per le persone a cui si vuole bene.

Tecnicamente notevolissimo fin dal potente incipit, «Toy Story 4» vive di un gran ritmo e di sequenze dotate di una comicità davvero rara: diverse vedono protagonisti alcuni nuovi personaggi, che arricchiscono perfettamente il già variegato parterre di giocattoli dei lungometraggi precedenti.

Allo stesso modo però, soprattutto nella seconda parte, sono numerosi i momenti commoventi (finale compreso) che ci ricordano quanto i film Pixar siano in grado di toccare corde profondissime (si pensi a «Wall-E», «Up» o «Inside Out», giusto per citare tre capolavori della casa d'animazione americana) e di emozionare con chiavi sempre sorprendenti.

Vorrebbe emozionare, ma ci riesce soltanto in parte, anche Xavier Dolan con il film «La mia vita con John F. Donovan», presentato al Festival di Toronto 2018 e finalmente in uscita nelle nostre sale.

Al centro c'è un ragazzino che dice di avere uno scambio epistolare segreto con John F. Donovan, star della televisione americana.

Diversi anni dopo, in una lunga intervista, il protagonista racconterà a una giornalista di questa corrispondenza con Donovan, descrivendone anche l'ascesa e la successiva caduta.

Il celebre autore canadese Xavier Dolan fa il suo esordio in lingua inglese con un film incentrato sullo star system, che punta su alcune riflessioni non banali sul tema della celebrità e del fanatismo, utilizzando anche alcuni spunti autobiografici (lo stesso regista aveva dichiarato che da bambino aveva scritto una lettera a Leonardo DiCaprio, dopo aver visto «Titanic»).

I temi tipici del cinema di Dolan (il rapporto tra madre e figlio, in primis) ci sono tutti ma, dopo un inizio promettente, il film finisce spesso sopra le righe, forzando sovente la messinscena e non riuscendo più a coinvolgere dal punto di vista narrativo come nelle prime battute.

È comunque un lungometraggio di grande cuore, indubbiamente sincero nell'insieme, ma troppo ingenuo in diversi passaggi per poter appassionare fino in fondo.

Il film ha avuto una lavorazione travagliata (il personaggio di Jessica Chastain, ad esempio, è stato tagliato in fase di montaggio) e si vede in diversi momenti che il regista, pur impegnandosi non poco, sembra perdere le redini dell'operazione.

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