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Toys R Us riapre negli Usa: gruppo rilevato da cordata di ex dipendenti

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam


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Toys R Us, colosso dei giocattoli, potrebbe riaprire i propri negozi negli Usa grazie a una cordata di ex dipendenti

4' di lettura

È stato il primo Natale senza Toys R Us. Le vendite di giocattoli negli Stati Uniti sono diminuite del 2%, stando ai dati della società di ricerche di mercato Npd. Segno che nonostante gli sforzi per ampliare le rispettive sezioni dedicate ai giocattoli Walmart, Amazon, Target e gli altri retailer Usa non sono riusciti a conquistare tutto il mercato che era di Toys R Us. I concorrenti dell’ex colosso dei giocattoli sono riusciti a catturare appena il 35% della quota di mercato dell’ex colosso dei giocattoli fallito. A Wall Street le azioni di Hasbro hanno perso il 10%, dopo conti peggiori delle previsioni proprio a causa della mancato raggiungimento dei target prefissati sulle quote di Toys R Us.

GUARDA IL VIDEO. Toys R Us vittima delle vendite online

Simbolo del boom americano
La catena di giocattoli Toys R Us, fondata nel 1948, è stata uno dei simboli del boom economico americano del secondo dopoguerra, ma nel 2018 ha chiuso i suoi 735 negozi negli Stati Uniti, così come quelli in Gran Bretagna e Australia. Travolta dai debiti. Con oltre 30mila persone rimaste senza lavoro.

Travolta dai debiti
Il leverage buyout da 6,6 miliardi dei fondi Bain Capital, Kkr e Vornado nel 2005 si è rivelato una zavorra per la società che, appena completata la vendita, si è trovata indebitata per una cifra pari alla capitalizzazione di mercato. Ogni anno, da allora, gli interessi dei debiti obbligazionari di Toys R Us pesavano più degli utili operativi. I debiti aumentavano.

La rivoluzione dell’e-commerce
Quello che una volta era il monopolista dei giocattoli negli Usa si è trovato spiazzato davanti alla rivoluzione digitale dell’e-commerce, senza le risorse per investire e rinnovare il suo modello di business e resistere alla concorrenza di Amazon e Walmart. Le politiche di prezzo dei negozi online e dei mall hanno affossato le vendite negli store Toys R Us. Infine i debiti hanno soffocato la società che è andata in bancarotta nel 2017 e ha chiuso i battenti lo scorso anno. Portandosi dietro, oltre ai debiti un lascito in termini di valore del brand impossibile da cancellare.

In Asia ed Europa 900 store ancora attivi
Tanto è vero che gli store Toys R Us che continuano a operare, attraverso delle partnership in Europa Asia, e soprattutto in Cina, un mercato dove i consumi di giocattoli crescono a doppia cifra, le vendite continuano ad andare. Tra Europa e Asia gli store Toys R Us ancora attivi, gestiti dai partner, e quelli che operano con e-commerce, sono in totale 900.

Ricavi per 3 miliardi di dollari
Lo scorso anno, nonostante il fallimento della casa madre americana, hanno venduto giocattoli per 3 miliardi di dollari. Risultato tutt’altro che trascurabile. Continuano a pagare royalties e ad acquistare prodotti a marchio da quello che è rimasto di Toys R Us: la società Tru Kids che possiede ancora tutte le licenze dei giocattoli della celebre catena. Le vendite vanno bene, così come i piani per crescere e gli investimenti: quest’anno i partner di Tru Kids prevedono di aprire 70 nuovi store tra Europa e Asia.

La nuova società rilevata dai dipendenti
Tru Kids è di proprietà di due fondi: Solus Alternative Asset Management e Angelo, Gordon & Co. Ma dal 20 gennaio la società è stata rilevata da un gruppo di ex dipendenti di Toys R Us che ha preso in mano le redini di Tru Kids per gestire i vari marchi della catena e cercare di farla ripartire sul mercato americano. L’headquarter di Tru Kids è a Parsipanny, in New Jersey, a un’ora di auto da New York e a 15 minuti dalla storica sede della società nella città di Wayne. Il presidente di Tru Kids è Richard Barry, ex capo del merchandising di Toys R Us. La vice presidente è Yehuda Shmidman, ex ceo di Sequential Brand, la società licenziataria del gruppo che gestiva tutte le varie etichette del colosso dei giochi.

Una squadra unita e motivata
«Siamo la squadra più unita e motivata di sempre», ha detto Barry. Il business plan è ancora da scrivere. Con diverse opzioni sul tavolo, attraverso degli store a marchio (stand alone store), con dei negozi temporanei (pop-up store) e attraverso partnership con la grande distribuzione. Con una nuova rinnovata enfasi nella tecnologia - la marcia che è mancata negli ultimi anni a Toys R Us - ma anche nell’esperienza d’acquisto e nei servizi al cliente, ha spiegato il numero uno della nuova società.

Riaprire i negozi americani
L’obiettivo è quello di riprendere il filo di una storia di successo e le quote di mercato in cerca di autore. Le condizioni e la voglia di provarci da parte degli ex dipendenti uniti a corda doppia nella nuova scommessa ci sono tutte. Anche perché, come ha ricordato Barr, le vendite in Cina crescono cinque volte di più rispetto al resto del mondo, ma gli Stati Uniti restano il più grande mercato del mondo. Non si può continuare a non esserci.

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