Interventi

TPL in ginocchio: due miliardi in meno di ricavi

Urge una visione post-Covid per garantire la ripartenza. Nel complesso la domanda (numero di passeggeri che ha usato questo sistema di spostamento) è crollata del 90%, con perdite di ricavi stimate in 250 milioni di euro al mese

di Alfredo De Girolamo

3' di lettura

L'organizzazione dei trasporti locali è al centro da mesi della discussione pubblica, soprattutto per la necessità di garantire servizi sicuri e adeguati a consentire il rientro a scuola degli studenti ed una riduzione della didattica a distanza.

Ma cosa ha significato nel 2020 la pandemia per il Trasporto Pubblico Locale (TPL) in Italia? Lo chiarisce un documento presentato al Parlamento dalle Associazioni di rappresentanze delle aziende (Asstra, Anav e Agens).

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I dati sono drammatici. Il settore nel 2019, ultimo anno pre-Covid, presentava numeri importanti: 12 miliardi di fatturato (gomma e ferro), 5 miliardi di passeggeri, 800 imprese coinvolte, 113.000 addetti. Un settore centrale per la mobilità sostenibile dei cittadini, specie nelle aree urbane, ma non solo. TPL che, in assenza di una vera e propria politica di settore nazionale, è riuscito solo in parte ad erodere la quota di mobilità privata (auto, motorino) ancora oggi molto elevata nel nostro Paese.

La pandemia nel 2020, nei suoi diversi livelli di intensità e nelle diverse fasi, ha generato un impatto devastante sul settore. Dopo una prima fase in cui il sistema del trasporto ha garantito a pieno regime la prosecuzione dei servizi (con molti meno utenti), nella fase di lockdown l'offerta è stata progressivamente riprogrammata con riduzioni comprese fra il 25% e l'80% rispetto ai mesi pre-Covid, con punte del 100% in alcuni bacini.

Nel complesso la domanda (numero di passeggeri che ha usato questo sistema di spostamento) è crollata del 90%, con perdite di ricavi stimate in 250 milioni di euro al mese. Dal mese di maggio, con le parziali riaperture, le cose sono leggermente migliorate, con una contrazione della domanda che si è attestata al 40% rispetto alla fase pre-Covid, arrivando fino al 60% nei mesi di riapertura delle scuole, per poi attestarsi all'attuale 50%.Un primo bilancio del 2020 nel suo insieme porta a stimare una perdita di ricavi da traffico pari a 2,2 miliardi, cui aggiungere i maggiori costi sanitari (sanificazioni, DPI, comunicazione) per almeno 100 milioni di euro.

Non rilevanti invece i “costi cessanti” (gasolio, manutenzione, cassa integrazione) per i minori servizi effettuati, stimati in circa 450 milioni. Nel complesso lo squilibrio economico del settore per il 2020 è valutato in 1,8 miliardi.Le misure di sostegno adottate dal Governo nei vari provvedimenti di indennizzo ammontano nel 2020 a poco più di un miliardo, con uno squilibrio ancora da colmare pari a circa 800 milioni di euro.

Le prospettive per il 2021 non sono molto migliori: per il primo semestre, con una contrazione della domanda media al 60% dei livelli pre-Covid, si stima una perdita complessiva di 1 miliardo, mentre le misure già adottate dal Governo per l'anno in corso si fermano a 190 milioni. Le proposte che le Associazioni di settore avanzano sono di due tipi.

La definizione di un quadro di misure chiare e stabili per garantire l'equilibrio economico finanziario delle gestioni per tutto il tempo che sarà necessario fino alla fine della epidemia e al ritorno ad una normale dinamica della domanda (adeguamento inflattivo al fondo trasporti, ripristino del rimborso delle accise sul gasolio, agevolazioni energetiche).

Ma anche misure di rilancio industriale del settore: la crisi Covid potrebbe essere anche l'occasione per consentire un salto di qualità dell'intero settore, aumentando la quota di domanda complessiva di mobilità del TPL e riducendo l'uso dell'auto, con effetti positivi sull'economia, l'ambiente, la qualità della vita nelle città, la riduzione delle malattie da inquinamento dell'aria. Per fare questo occorre potenziare gli investimenti sia in infrastrutture materiali (tramvie, metropolitane, stazioni), che immateriali (digitalizzazione, infomobilità, smart ticketing), e anche nel rinnovo del parco mezzi, oggi molto vecchio con una media di 12,3 anni per gli autobus, e ambientalmente poco sostenibile.

Lo strumento principale in campo è l'uso dei nuovi Fondi europei del Piano nazionale di ripresa e resilienza e dei Fondi strutturali, ed un maggiore impegno di spesa di Stato e Regioni. Un pacchetto di investimenti da realizzare entro il 2026 e che potrebbe valere 20/30 miliardi.Dalla pandemia ne possiamo uscire con un massiccio ritorno all'uso dell'auto (considerata più sicura sul piano sanitario) oppure con un nuovo modello di mobilità sostenibile. Dipende soprattutto dalle decisioni che verranno prese nelle prossime settimane partendo proprio dal Piano nazionale di ripresa e resilienza.

(@degirolamoa)

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