elezioni regionali

Tra convergenze e strappi: i “quattro poli” del voto siciliano

di Vittorio Nuti

4' di lettura

Modello Sicilia, ovvero la convergenza di tutti i partiti (con qualche eccezione) sia a destra che a sinistra, su un candidato unico e una lista di coalizione an ampio spettro “guidata” dal partito maggiore. Pur tra tensioni e frizioni, è questo lo schema che si sta delineando in vista delle elezioni per il rinnovo dell'Assemblea regionale siciliana, in programma domenica 5 novembre. Un test di valenza nazionale, i cui risultati daranno indicazioni utili a replicare lo stesso schema anche alle prossime Politiche, in calendario per la primavera 2018, dove la posta in gioco è il superamento del 40% dei voti alla Camera. Vediamo la mappa dei candidati e di chi li appoggia.

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Pd, alfaniani e centrosinistra
Come da tradizione, la lettura delle alleanze e dei posizionamenti è assai piu' complicata nel centrosinistra che non nel centrodestra. Dopo settimane di tira e molla, il Pd siciliano ha ufficializzato all'unanimità il sostegno alla candidatura di Fabrizio Micari, oggi rettore dell'università di Palermo, “candidato civico” lanciato dal sindaco di Palermo Leoluca Orlando come soggetto unificatore una coalizione di centrosinistra. Oltre al Pd, il rettore sarà anche il candidato di Alternativa Popolare, il partito di Angelino Alfano, che ha dato oggi il via libera ufficiale alla candidatura di Micari. Il segretario ed ex premier Matteo Renzi ha lavorato all'accordo con i centristi per buona parte dell'estate, con l'obiettivo di allargare il più possibile al centro la coalizione e battere alle urne, sia regionali che nazionali, la marea montante dei populisti pentastellati. In quest'ottica va letto anche l'accordo stretto da Renzi con il Governatore uscente, Rosario Crocetta, che ha rinunciato alla candidatura a Palazzo de Normanni in cambio del “riconoscimento politico” del suo movimento (“Il Megafono”, che presenterà liste proprie in appoggio a quella Pd) e di un ruolo importante all'interno del partito.

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Mdp e Campo Progressista
A sinistra del Pd, il quadro si fa più complicato. I bersaniani di Mdp-Articolo 1 e Sinistra Italiana accusano Renzi di aver stretto un'alleanza suicida con Alfano che affossa ogni speranza di realizzare una coalizione elettorale vincente e “di sinistra”. Da qui il “quasi strappo” con il movimento Campo Progressista dell'ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia e la decisione di puntare su una lista unitaria della sinistra alle regionali e alla candidatura a governatore del vice presidente della commissione Antimafia, Claudio Fava. Scelta fortemente identitaria ma comunque non condivisa da Pisapia, ancora impegnato nello sforzo di portare una «netta discontinuità» di contenuti e leadership nel centrosinistra senza però derive antirenziane. Gli attriti in Sicilia potrebbero non replicarsi su scala nazionale, alle Politiche e in tutte le altre regioni che andranno al voto nel 2018: una nota congiunta di Pisapia e Roberto Speranza ribadiscono infatti l'intenzione di tentare un «percorso unitario» per «la costruzione di un nuovo centrosinistra in discontinuità con le attuali politiche del Pd». Ma è chiaro che i progetti sono diversi, e potranno eventualmente convergere solo dopo il test siciliano: per ora, da un lato viaggia Mdp, che intende misurare le sue forze in vista del voto 2018, dall'altro Pisapia, che cerca di mediare. La linea, al momento, è riassunta in un doppio appello: a Micari e Fava perché dialoghino «per costruire una piattaforma programmatica unitaria»; ai partiti perché non proiettino in Sicilia lo schema nazionale.

Forza Italia, Lega e Fratelli d'Italia
A destra, il quadro è apparentemente più semplice, ma solo alla fine di una lunga estate di trattative (fallite) per convincere Angelino Alfano a interrompere la “relazione speciale” con Renzi e il Pd. Dopo un lungo braccio di ferro interno, Forza Italia Lega Nord e Fratelli d'Italia hanno deciso di convergere su Nello Musumeci. Sponsorizzato tra i primi dalla leader di FdI Giorgia Meloni, già presidente della Provincia di Catania e sottosegretario al al Lavoro, dal 2012 deputato regionale, Musumeci correrà in ticket con Gaetano Armao, avvocato e leader del movimento “Sicilianiindignati”, preferito dall'ex Cavaliere che alla fine ha dovuto cedere alle ragioni dell'unità del centrodestra. I problemi di convivenza restano, ma sono passati in secondo piano, anche qui in attesa che le urne “certifichino” l'appeal di una lista e di un candidato unitario tra gli elettori siciliani in vista di una possibile replica a livello nazionale. Per dire: Matteo Salvini, forte dell'intesa raggiunta per la Sicilia, ha appena rilanciato la sfida a Berlusconi rivolgendogli un forte appello perché si schieri a favore del Mattarellum, e soprattutto accetti «primarie tra iscritti», in stile Usa, per la scelta del candidato premier.

La corsa solitaria del M5S
Semplice e chiara, almeno finora, la linea del Movimento Cinque Stelle, che appoggia il candidato governatore Giancarlo Cancelleri, impegnato in un lungo giro della regione con Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, i due enfant prodige M5S, dopo essere stato scelto da Beppe Grillo al termine della convention grillina di Palermo ai primi di luglio. La preoccupazione, negli ultimi giorni, è quella di non sottovalutare la prova delle urne, nonostante i sondaggi diano come probabile una vittoria, Con qualche eccezione, che ha fatto salire la tensione, come il recente sondaggio commissionato da Forza Italia a Euromedia research di Alessandra Ghisleri e pubblicato da “Repubblica” , che vede Musumeci in testa col 34% seguito da Cancelleri con il 33% e poi da Micari col 16 per cento. Claudio Fava, candidato del “quarto polo” avrebbe il 9,5 per cento. «Vincere in Sicilia non sarà facile e non è vero che abbiamo la vittoria in tasca», osserva Di Battista, anche se una un esito positivo del voto darebbe «certamente slancio» anche per le elezioni nazionali. Cancellieri è stato votato sulla piattaforma Rousseau da 4.350 iscritti certificati, raccogliendo il 51,1% dei consensi della base grillina, pari a 2.224 voti.

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