Isola in difficoltà

Tra Covid, incendi e vertenze: le spine della Sardegna

Da una settimana a prendersi la scena è l'emergenza dettata dal fuoco. Da più di sette giorni, ormai, in diversi centri dell'isola si cerca di contrastare l'avanzare delle fiamme

di Davide Madeddu

L'Italia che brucia: incendi in Sicilia, Calabria e Sardegna

4' di lettura

Da una parte l'emergenza incendi, dall'altra il Covid con i contagi in crescita e sullo sfondo le vertenze industriali che non arrivano a soluzione. Le spine della Sardegna passano per l'ambiente, la sanità e il lavoro in uno scenario in cui la conta dei danni cresce di giorno in giorno.

L'emergenza incendi

Da una settimana a prendersi la scena è l'emergenza dettata dal fuoco. Da più di sette giorni, ormai, in diversi centri dell'isola si cerca di contrastare l'avanzare delle fiamme. Il caso più drammatico con i danni più grossi riguarda il Montiferru e i centri della Provincia di Oristano dove i roghi, in un caso di origine accidentale, e in tre di probabile origine dolosa, hanno raso al suolo oltre 20 mila ettari di terre distruggendo vegetazione, boschi, campi coltivati, case e aziende agricole e ucciso animali di allevamento e selvatici.

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Un miliardo di danni

Una devastazione per cui il presidente dell'ordine dei dottori agronomi e forestali della Provincia di Cagliari Ettore Crobu ipotizza una stima di circa «un miliardo di euro». Senza dimenticare poi il problema legato alla messa in sicurezza dei versanti. «Speriamo che l'autunno non sia molto piovoso perché altrimenti nei pendii dove le pendenze sono elevate - dice - l'eccessiva pioggia senza la vegetazione che protegge il suolo porterà al dilavamento del terreno dei primi centimetri di suolo con conseguente impoverimento della terra. Senza dimenticare poi eventuali elementi di rischio idrogeologico». Proprio per fare luce su quanto accaduto nel Montiferru la Procura della Repubblica di Oristano ha aperto un fascicolo in cui si indaga per incendio colposo aggravato. Le indagini, portate avanti da carabinieri e corpo forestale, e serviranno per ricostruire la dinamica dei roghi e appurare le responsabilità.

La solidarietà

In questo scenario di disperazione si registra la solidarietà del mondo agropastorale, ma anche delle associazioni e delle imprese del resto dell'isola impegnate in iniziative (dall'invio del foraggio alla raccolta fondi) a sostegno degli allevatori e agricoltori danneggiati.

Il Covid-19

Prima regione a diventare “zona bianca” ora la Sardegna deve fare i conti nuovamente con i contagi che riprendono a salire. Negli ultimi cinque giorni l'isola registra 1.615 nuovi casi. Il dato di venerdì registra 308 nuovi contagiati contro i 413 censiti giovedì e i 403 di mercoledì. In Sardegna si registra poi anche una nuova vittima (1.501 è il numero complessivo). In aumento i ricoveri ospedalieri in area medica, 70 (+9 rispetto al report precedente), con un nuovo ingresso in terapia intensiva (11 in totale). Attualmente in Sardegna sono 4.578 le persone in isolamento domiciliare e 55.561 i guariti. La Fondazione Gimbe registra, nel suo report, e per la settimana 21-27 luglio, una «una performance in peggioramento per i casi attualmente positivi per 100.000 abitanti (231) e si evidenzia un aumento dei nuovi casi (79,1%) rispetto alla settimana precedente, quando l’aumento aveva superato il 200%».

La stretta

Intanto, alla luce di nuovi contagi si registrano nuovi provvedimenti restrittivi in diversi centri dell'isola. A Paulilatino, in provincia di Oristano, obbligo di mascherina all'aperto, mentre a Maracalagonis obbligo di mascherina per chi sta fuori casa e 10 metri di distanza tra gli ombrelloni nelle spiagge, anche quelle libere. Poi mascherine all'aperto a Uta mentre ad Assemini restrizioni sino a Ferragosto e l'annuncio di sospensione di spettacoli e attività di intrattenimento. A Siurgus Donigala coprifuoco dalle 24 alle 5.

Il turismo

In questo contesto non passa immune neppure il settore turistico. «Una certa preoccupazione tra chi ha prenotato o chi arriva c'è - commenta Nicola Palomba, manager di un albergo a Pula e responsabile turismo per Confindustria -. Solitamente i turisti che arrivano hanno già il green pass. L'auspicio è che si rispettino le regole anche in strada e nelle piazze e ci siano controlli soprattutto per evitare gli assembramenti dei giovani».

Vertenze industriali

Non è meno confortante quanto si registra sul versante del lavoro. Con fabbriche ferme e lavoratori in attesa di essere reinseriti negli organici o nei cicli produttivi. «Purtroppo, nonostante ci siano i progetti, le risorse economiche e la volontà delle imprese - commenta Francesco Garau, segretario regionale della Filctem - , si devono fare i conti con procedure farraginose, tempi troppo lunghi che, molto spesso rischiano di compromettere le iniziative».

L'alluminio

Come avviene per la filiera dell'alluminio in cui due progetti distinti e paralleli, che rappresentano il primo e secondo anello dell'intero comparto, non riescono ancora a partire.

È il caso della Sider Alloys (che ha rilevato gli impianti di Portovesme dall'Alcoa) alle prese con le autorizzazioni per avviare il revamping dello stabilimento seguendo un progetto che prevede investimenti per 150 milioni di euro e un piano occupazione con oltre 300 dipendenti. Il via libera alle opere però è legato alla procedura autorizzativa della Regione, ancora in corso. Appesa alle autorizzazioni anche l'Eurallumina, l'azienda controllata della Rusal che sino alla fermata di 12 anni fa si occupava della produzione di allumina dalla raffinazione della bauxite. L'azienda, che ha sospeso la produzione nel 2009 e presentato un progetto di rilancio, modificato in corso d'opera più volte, attende ora la chiusura del procedimento Paur per dare gambe al programma che vale 300 milioni di euro e prevede un piano occupazione tra diretti, appalti e indotto, di 1.500 persone.

Fattore energia

Con l'obiettivo decarbonizzazione al 2025 c'è il rischio che possano essere messi in discussione i posti di lavoro della centrale Enel di Portovesme (400 dipendenti diretti e 250 indiretti) «nel caso non dovesse essere avviato il piano di riconversione». «Non bisogna dimenticare poi la questione energetica - prosegue Garau - perché ci sono numerosi nodi da sciogliere, compreso quello che riguarda l'utilizzo dell'energia termica, necessaria sia per il settore metallurgico sia per quello delle ceramiche».

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