Ammortizzatori sociali

Tra ex Ilva e Leonardo ondata di cig in arrivo a Taranto: 4.600 addetti

Diversi, rispetto alle due aziende, i problemi alla base del ricorso alla cassa integrazione: la prima è frenata dai problemi degli impianti, la seconda sconta la crisi del trasporto aereo

di Domenico Palmiotti

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5' di lettura

Tra fine anno e i primissimi giorni del 2022, l'area di Taranto sarà interessata da una nuova ondata di cassa integrazione ordinaria per la crisi che attraversano due importanti poli industriali: ex Ilva, ora Acciaierie d'Italia, e Leonardo. Per il siderurgico, dove ArcelorMittal Italia prima e Acciaierie d'Italia adesso, stanno ininterrottamente attuando la cassa integrazione da luglio 2019 e ci sono state anche punte di 4.000 addetti, la nuova richiesta, a decorrere dal 27 dicembre e per 13 settimane, riguarda 3.500 dipendenti come numero massimo. Per Leonardo, invece, le 13 settimane di cassa a zero ore coinvolgono 1.049 addetti del sito di Grottaglie (qui sono circa 1.300 i diretti complessivi) dal 3 gennaio.

Diversi, rispetto alle due aziende, i problemi alla base del ricorso alla cig. Nel caso di Acciaierie d'Italia non è il mercato ad essere in crisi e l'effetto pandemia si è allontanato. Anzi, l'acciaio sta vivendo una vera e propria stagione d'oro, con impatto positivo sui conti delle aziende. Non così, invece, per Acciaierie d'Italia (dove è presente anche lo Stato attraverso Invitalia) frenata dai problemi degli impianti di Taranto che non marciano a regime.

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Stop and go che frena la produzione

Per tutto il 2020 è toccato all'altoforno 2, fermo per lavori di messa a norma, e questo ha portato via dal computo circa 5mila tonnellate di ghisa al giorno da trasformare in acciaio. Poi da aprile scorso e sino a luglio è stata la volta dell'altoforno 4 e sono “saltate”, secondo numeri forniti dall'azienda, altre 5mila tonnellate giornaliere di ghisa. Adesso è di nuovo la volta dell'altoforno 4, che resterà fermo almeno sino al 20 gennaio, coinvolgendo, per trascinamento, anche l'acciaieria 1.

Se nelle precedenti circostanze si è trattato di fare lavori sui due altiforni, adesso, invece, si tratta di capire cosa impedisce all'altoforno 4, a breve distanza dagli ultimi interventi fatti (e costati circa 70 milioni euro dicono sindacati), di produrre ghisa con regolarità. È del tutto evidente che la serie di stop and go si riflette sull'azienda che l'anno scorso, anche per la vicenda Covid, chiuse con un minimo storico di produzione, 3,4 milioni di tonnellate, e che quest'anno si era data un obiettivo di 5 milioni come primo step della risalita.

Acciaio, Giorgetti convoca per il 13 dicembre

Il 13 dicembre, intanto, con inizio alle 14 e in presenza al Mise, il ministro Giancarlo Giorgetti ha convocato sia i sindacati che l'azienda. È il primo confronto triangolare, dopo che Giorgetti e il Mise hanno più volte ascoltato i sindacati, e arriva ad un mese dallo sciopero di Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm del 10 novembre con manifestazione a Roma. Il fatto che vi sia l'azienda lascia supporre che si comincerà ad entrare nel merito del nuovo piano industriale di Acciaierie d'Italia che lo stesso Giorgetti ha detto che sarebbe stato presentato entro fine anno. Un piano riscritto rispetto all'ultimo della sola ArcelorMittal proprio perché c'è una nuova compagine societaria e lo Stato è azionista, nonché improntato sulla decarbonizzazione.

In audizione alla Camera lo scorso 19 ottobre il ministro ha spiegato che “i capisaldi del nuovo piano industriale di Acciaierie d'Italia sono quelli definiti nell'accordo dello scorso anno e prevedono il completamento degli investimenti ambientali, importanti interventi tecnici e l'elettrificazione di una quota rilevante della produzione di acciaio”. “Il piano industriale legato all'accordo del 10 dicembre 2020 - disse in quella sede il ministro riferendosi all'intesa tra ArcelorMittal Italia e Invitalia - prevede la costruzione di un forno elettrico alimentato dal preridotto, Dri, attraverso un nuovo impianto realizzato e gestito da una newco a partecipazione pubblica”.

“Gli investimenti stimati in funzione delle scelte tecniche - proseguì Giorgetti - variano da 900 milioni a un miliardo e mezzo. Invitalia è stata incaricata di procedere alla costituzione della newco in modo di completare le analisi di fattibilità industriale ed economica finanziaria e ambientale del progetto”. “La copertura finanziaria degli investimenti all'avvio della produzione del Dri - rilevò ancora il ministro - può essere assicurata alle risorse del Pnrr che alloca 2 miliardi di euro a valere sull'investimento 3.2, utilizzo dell'idrogeno in settori hard to abate”.

La pandemia ha colpito le aerostrutture

Diverso, invece, il motivo per cui Leonardo ricorre alla cassa integrazione per il sito di Grottaglie, che é per ora monocommessa: costruisce due sezioni della fusoliera in fibra di carbonio del Boeing 787. In questo caso la pandemia ha fortemente impattato l'industria aeronautica e continua a farlo. Sia pure con intensità diversa, la frenata di lavoro coinvolge tutti e quattro i siti della divisione Aerostrutture di Leonardo che sono tutti al Sud: Grottaglie, Foggia, Nola e Pomigliano d'Arco. Grottaglie, però, è il più colpito proprio perché monocommessa e perché Boeing ha molto ridotto l'approvvigionamento di fusoliere. In uno degli ultimi incontri con i sindacati, Leonardo disse che se per gli altri tre siti le difficoltà si sarebbero allentate nel 2023 con un azzeramento della cig, non così, invece, per Grottaglie, dove sarebbe eventualmente proseguita.

Sinora un'alternativa alla cig

La crisi del sito pugliese è cominciata già l'anno scorso. Nel 2020, sia in estate che a fine anno, lo stabilimento è rimasto sostanzialmente chiuso attraverso il piano di chiusura collettiva. Tranne alcuni settori, i dipendenti sono rimasti a casa per diverse settimane ma hanno evitato la cassa integrazione (non hanno fatto nemmeno un giorno) grazie ad un mix di soluzioni alternative: ferie pregresse e correnti concentrate nel periodo delle chiusure, “smonetizzazione” delle giornate festive che nel 2020 ricadevano nella settimana, messa a disposizione di ore da parte di tutti i dipendenti del gruppo e dell'azienda, formazione professionale.

Lo schema è stato attuato anche la scorsa estate, quando la chiusura partita prima di metà luglio è stata poi prorogata sino al 20 ottobre. Per il 2022, però, Leonardo ha già detto di voler applicare la cassa integrazione. I sindacati hanno contestato la linea aziendale, dicendo che prima della cig si devono discutere i piani di ripresa in prospettiva, e hanno indetto uno sciopero per il 6 dicembre con manifestazione a Roma (ma a Grottaglie Fiom e Uilm stanno scioperando già dalle 17 del 2 dicembre e lo faranno sino alle 24 del 6 dicembre). Con una differenza però: Fiom Cgil e Uilm vogliono la fermata del 6 dicembre in tutto il gruppo Leonardo, Fim Cisl, invece, solo laddove c'è crisi.

Leonardo ha assicurato i sindacati che la società è impegnata ad attuare azioni di mitigazione della crisi anche attraverso nuovi investimenti utili ad adeguare i processi industriali e le competenze professionali, diversificare la mission produttiva dove necessario in coerenza con i nuovi sviluppi economico-sociali e tecnologici. In questo senso si colloca la scelta di portare a Grottaglie una parte della produzione del nuovo drone europeo “Euromale”. Al sito del Tarantino sono state infatti assegnate le attività di SubAssy per l'ala del programma. Come emerso in commissione Difesa alla Camera, l'onere complessivo del programma Euromale è stimato in circa 1.902,82 milioni di euro, dal 2021 al 2035, a valere sui capitoli di investimento del bilancio ordinario del ministero della Difesa.

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