la mostra

Tra fede e mistero, la tecnologia al tempo della devozione 2.0

A Milano, una mostra dal titolo “Grandi macchine” per raccontare gli effetti speciali dietro la fascinazione dei rituali religiosi

di Donata Marrazzo


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Con Straordinario Trasporto, affresco digitale

3' di lettura

Equilibrare il peso, coordinare tutti i movimenti aiutandosi con il canto e la preghiera: portare a spalla (in marcia, a passo lento, di corsa, danzando), nelle piazze in festa e nelle processioni, le “Grandi Macchine” della devozione religiosa - costruzioni che pesano tonnellate - è un compito arduo. È l’offerta devozionale della fatica, dello sforzo fisico estremo, per dimostrare che insieme, in tanti, nel nome del santo e della condivisione, tutto si può fare.

A Milano una mostra sulle Grandi Macchine della devozione
Per farsi ammirare nella loro bellezza e maestosità, i Gigli di Nola, la Varia di Palmi, la Macchina di Santa Rosa di Viterbo, con la miniatura della Spirale di luce, i Candelieri di Sassari, ovvero la “Rete delle Grandi Macchine a Spalla Italiane”, Patrimonio dell'Umanità e simbolo della tradizione mediterranea, sono arrivate a Milano, a bordo di grandi Tir. Dal 17 dicembre, allo Studio museo Francesco Messina, saranno protagoniste di una ardita installazione: nella chiesa sconsacrata di San Sisto, che fu atelier di uno dei più rappresentativi maestri della scultura figurativa del Novecento, “Con straordinario trasporto” mostrerà dal vivo le vertiginose strutture forgiate da artigiani, architetti e scultori, che da secoli animano le feste religiose di tante comunità. A produrla è il comune di Milano con il sostegno dell'Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia del Mibact.

Tutto il peso sulle spalle
«Quello che muove le Grandi Macchine è un impeto comune che le conduce alla meta. Sono la metafora dell'impresa impossibile» spiega l'antropologa Patrizia Giancotti che ha contribuito all’ideazione della mostra con le curatrici Patrizia Nardi, che è responsabile tecnico-scientifico progetti Unesco per la Rete delle Grandi Macchine a Spalla Italiane, e Maria Fratelli che dirige i progetti speciali delle Case Museo del Comune di Milano. «Il trasporto volontario di pesi a scopo rituale è una pratica comune a molti popoli – continua l'antropologa - Ci si carica sulle spalle ciò a cui si dà valore e si dimostra che “insieme” si possono raggiungere obiettivi sorprendenti al di là dei propri limiti».

Il lavoro degli allestitori
La mostra sta prendendo forma: è in via di composizione la “macchina” dell'assunzione della Madonna in cielo della Varia di Palmi, struttura conica in cartapesta alta 16 metri, che poggia su una base di legno. Totale, 20 tonnellate. In cima l'Animella, sotto il Padreterno e intorno gli angeli e i 12 apostoli. Quando sfila in processione, l'ultima domenica di agosto, nel centro della cittadina calabrese, la spingono 200 “mbuttaturi”. Gli allestitori sono a lavoro anche sulla minimacchina di Viterbo. Precede la processione della grande macchina di Santa Rosa, realizzata con un traliccio in ferro, legno e cartapesta e illuminata a fiamma viva. È una torre di circa 30 metri (pesa 5 tonnellate), arriva da Viterbo e celebra Santa Rosa: ogni 3 settembre, sfila nella città accompagnata da 300 “facchini” che cantano in coro. I Gigli di Nola sono otto obelischi alti 25 metri e sorretti alla base un cubo di tre metri per lato. Centoventotto “collatori” li portano in processione. Così i nolani ricordano ogni anno, il 22 giugno, il miracoloso ritorno del Vescovo Paolino, originario di Bordeaux, dalla prigionia seguita alle invasioni di Alarico. Sono 11 i Candelieri di Sassari che il 14 agosto sfilano nella città danzando: da 5 secoli, tra suoni di pifferi e tamburi, li sorreggono i “gremianti”(che appartengono a diverse corporazioni), vestiti in abiti tradizionali.

L'affresco digitale
Immerse nel tempietto milanese, le grandi macchine sono, dunque, quasi pronte al debutto. Le vedremo esposte “a riposo” ma anche animate in un intenso affresco digitale: fluttueranno nell'aria con immagini e suoni prelevati “fisicamente” dalle feste. «Le quattro cerimonie confluiscono in un'unica partitura, per restituire al pubblico l'intensità di ogni trasporto, vissuto in prima persona - spiega Patrizia Giancotti - In un rocambolesco divenire sotto il peso monumentale delle altissime strutture votive, al culmine della fatica fisica e all'apice dello slancio spirituale, i protagonisti delle quattro cerimonie vengono calamitati da un'unica, irresistibile, pulsione collettiva». Le immagini sono tratte dal film “Un patrimonio sulle spalle” di Francesco De Melis, compositore, antropologo della musica, fotografo e cineasta-etnologo. E dal suo “Prodigio in slow motion”, dedicato alla Corsa dei Ceri di Gubbio: un film sperimentale che proiettato al ralenti consente di seguire da vicino, da dentro, il convulso e imponente movimento di popolo che caratterizza l'evento.

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