Post Covid

Tra fisico e digitale, ripensare i tempi della città per rispondere alla domanda di trasporto pubblico sicuro

Secondo Gibelli, presidente di Asstra, va rivista la direttiva europea: nell'era della digitalizzazione e della transizione energetica contano piu' le alleanze industriali delle imposizioni normative

(ANSA)

3' di lettura

Nel post Covid i tempi della città vanno ripensati cercando un nuovo equilibrio tra la rete fisica e quella digitale. «La mobilità del futuro vive di intermittenza: grandi eventi straordinari, come il Salone del Mobile o la Settimana della Moda a Milano, con il digitale devono diventare fatti ordinari in termini di mobilità. Bisogna costruire un sistema che non vive più di una domanda che incrocia l’offerta con elementi contraddittori. Perché secondo una logica puramente industriale i mezzi a disposizione del cittadino nelle ore di punta sono sottodimensionati, mentre nelle cosiddette ore di “morbida” l'offerta è sovrabbondante, con mezzi vuoti o parzialmente vuoti, ma con costi sempre molto alti».

E’ quanto ha dichiarato Andrea Gibelli, Presidente di Asstra (l'associazione nazionale delle aziende di trasporto pubblico locale in Italia) aprendo la sessione pomeridiana della VIII edizione di CityTech 2021, l'appuntamento chiave sui temi dei grandi cambiamenti economici e sociali delle città, in corso a Milano City Life dal 23 al 24 settembre 2021.

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«Dobbiamo intercettare l’incrocio tra la domanda e l’offerta abbassando la curva “di picco” e alzando la curva “di morbida”. Molto dipende sicuramente dallo smart working, ma non può essere un fatto episodico dovrà diventare un fatto strutturale. Serve una mobilità di base e una mobilità flessibile per rispondere alla domanda di mobilità sicura, emersa nel post Covid, in alternativa all'automobile a cui spesso il cittadino ricorre per questione di orari. È quella la vera sfida: una rete fisica con una componente digitale che sa gestire questo tipo di flessibilità» ha aggiunto Gibelli.

La riforma del TPL è nata in un momento complesso, secondo il presidente di Asstra. «Un anno fa si scaricava tutta la responsabilità della situazione sulla mobilità. Oggi è diverso perché grazie a un’informazione corretta e a un clima politico diverso si è riusciti a creare un servizio più accettato dai cittadini e una sicurezza percepita maggiore. E' tuttavia necessaria una serie di aggiornamenti normativi, a partire dalla Direttiva europea, un dibattito tutt'ora aperto nella UE. Oggi si va verso la transizione energetica, verso il digitale e valgono di più le alleanze industriali che le imposizioni legali. C’è chi guarda al 2035 ma è troppo lontano rispetto all’agenda del PNRR. Qualunque riforma deve tenersi aperte tutte le possibilità: se cominciamo a ragionare in maniera locale o troppo centralizzata ci scontriamo con il contratto di servizio che rischia di essere un ulteriore aggravante rispetto a al grado di flessibilità richiesto dall'evoluzione del settore».

Gibelli ha infine concluso ricordando che «ripensare la città vuol dire anche rigenerazione urbana. Come con il progetto FILI che - come FNM - abbiamo presentato il 2 luglio scorso. FILI, va nella direzione tanto dei temi della sostenibilità e della transizione green, ma amplifica la scala immaginando da Cadorna alla stazione aeroportuale di Malpensa una foresta lineare di 72 km con 4 progetti di rigenerazione urbana più una pista superciclabile cioè una pista integrata con il ferro. Il percepito del viaggio deve trovare nelle stazioni ferroviarie un nuovo luogo centrale, un luogo che rappresenta un portale e non una stazione tra una serie di attività che l’individuo fa durante la sua giornata. In questo senso abbiamo pensato ad una serie di locker per consentire alle persone di fare la spesa a bordo treno».

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