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Tra fuoco e ghiaccio

Psiche e ambiente vivono in continuità, sono una nell'altro

di Vittorio Lingiardi e Guido Giovanardi

3' di lettura

Dai quartieri di Roma ai boschi del Carso questo luglio torrido è stato funestato dal divampare di incendi, la cui violenza ci è sembrata superiore a quella conosciuta in estati precedenti. Ai roghi dolosi si aggiungono i fuochi generati dall'autocombustione di materiali infiammabili, legati all'aumento delle temperature medie stagionali, all'alterazione e alla scarsità di precipitazioni, al verificarsi di eventi meteorologici estremi – in due parole: ai cambiamenti climatici.

Che le scintille siano accese dal clima o dai piromani, la comparsa degli incendi rivela molti dei nostri errori nella gestione del territorio, del paesaggio, della natura, delle aree urbane. Mancanze nel nostro saper “stare al mondo”. A Roma uno dei roghi più imponenti è partito da un campo rom abbandonato, un luogo simbolo della malagestione e del degrado, una delle tante aree periferiche, marginali, trascurate.

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“Sabotatore interno”

Con una metafora psicologica, questi incendi sembrano rappresentare il collasso di parti dell'organismo psichico e sociale abbandonate a sé stesse e mai curate, oppure il risultato delle azioni di un “sabotatore interno” (dall'espressione coniata dallo psicoanalista scozzese Ronald Fairbairn alla fine degli anni Quaranta) che attenta alla salute del territorio/psiche.

Che cos’è il fuoco?

«Il fuoco è l'ultravivente […] Giunge dagli abissi della sostanza e si offre come un amore. Ridiscende nella materia e si nasconde, latente, sopito come l'odio e la vendetta. Tra tutti i fenomeni, è veramente il solo che possa ricevere in modo così chiaro i due valori contrari: il bene e il male. Il fuoco splende in paradiso. Brucia all'inferno». Così nel 1973 Gaston Bachelard, filosofo visionario.

Distruzione e creatività

In ogni cultura il fuoco ha un duplice portato allegorico: distruzione e creatività. Passione ignea, terrena, devastante, e forza spirituale purificatrice e ascendente. Nel linguaggio alchemico è l'elemento trasformativo per eccellenza, «che agisce al centro di ogni cosa» (ancora Bachelard). «Tutto è in fiamme … La mente è in fiamme, i pensieri sono in fiamme. La coscienza della mente … [è] in fiamme» dice Buddha nel sermone del fuoco. C'è il fuoco donato da Prometeo, addomesticato in un recinto sacro, che arde per portare conoscenza e civiltà, come la fiamma olimpica che non si deve mai spegnere, ma c'è anche il fuoco che divampa senza controllo e, direbbe Jung, si inflaziona perdendo la sua funzione trasformativa. Un fuoco che brucia la possibilità di elaborazione psichica, rompe i recinti simbolici, diventa furia.

Che cos’è il ghiaccio?

«C'è chi dice che il mondo finirà col fuoco/e chi col ghiaccio». Così Robert Frost, in una poesia che dà il titolo a una splendida raccolta di recente tradotta da Silvia Bre (Adelphi, 2022). «Come un pezzo di ghiaccio su una stufa rovente la poesia deve cavalcare il proprio scioglimento». Non così i ghiacciai, però, come accade invece in questa stagione di fuochi che divampano e di ghiacci che si sciolgono al ritmo di 500 miliardi di tonnellate ogni anno. In Ghiaccio (il Saggiatore, 2019), Marco Tedesco e Alberto Flores D'Arcais raccontano la Groenlandia, un continente che cuoce, le acque che si innalzano, le marce degli orsi polari verso l'entroterra in cerca di cibo, l'inattesa percorribilità di rotte un tempo inviolabili oggi battute da crociere turistiche. Quello che è stato per secoli simbolo di immobile mistero, ora è in movimento. Ci preoccupa e ci spaventa. In tutto il pianeta si alza il livello del mare, tornano in circolo creature microscopiche e sconosciute, i fiumi, privati dell'apporto continuo dallo scioglimento regolare del ghiaccio, diminuiscono sensibilmente la loro portata. All'inizio di luglio, la tragedia della Marmolada sotto i nostri occhi: undici morti sotto una colata di fango e ghiaccio. Nel resto del paese siccità e incendi. Ghiaccio e fuoco.

Malattie dell'anima mundi

Psiche e ambiente vivono in continuità, sono una nell'altro. Dunque ogni incendio e ogni liquefazione del mondo sono segnali di pericolo psichico oltre che ambientale. Una distruzione su scala planetaria che richiede provvedimenti concreti sul piano collettivo (“scelte essenziali”, le ha definite il Nobel Giorgio Parisi) e chiama a uno sforzo di attenzione e cura sul piano individuale, la capacità di ascoltare gli allarmi e farsene carico, occupandosi delle malattie fisiche e mentali dei fuochi e dei ghiacci. Per arginare la devastazione dei cambiamenti climatici occorre prima di tutto una cura della politica e una politica della cura. E molta consapevolezza psichica intesa come capacità di percepire come proprio il dolore del mondo.


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