ENERGIA

Tra Germania e Usa è scontro anche sul gasdotto Nord Stream 2

di Alessandro Merli


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(Ansa)

3' di lettura

Si apre un nuovo fronte fra Washington e Berlino, i cui rapporti sono già a dir poco tesi dopo l’insediamento dell’amministrazione Trump. Il Senato degli Stati Uniti ha approvato un emendamento a una proposta di legge per rafforzare le sanzioni alla Russia sul caso Ucraina, emendamento che colpisce le imprese europee coinvolte nel progetto del gasdotto Nord Stream 2. Questo, entro la fine del 2019, dovrebbe raddoppiare la capacità di trasporto di gas naturale sotto il Mar Baltico dalla Russia alla Germania e da qui al resto d’Europa.

L’iniziativa, che deve passare anche dalla Camera dei rappresentanti americana e potrebbe subire modifiche e prevede altre restrizioni all’accesso ai mercati dei capitali da parte delle imprese russe, è stata bollata come «illegale» da un comunicato dei ministri degli Esteri di Germania e Austria, i due Paesi più direttamente coinvolti in Nord Stream 2, e attribuita all’intenzione degli Usa di promuovere il proprio export di gas verso il mercato europeo a scapito delle forniture russe. Finora, l’export americano verso l’Europa è stato modesto. «La legislazione mira a proteggere posti di lavoro negli Usa nelle industrie del gas naturale e del petrolio», affermano i due ministri.

Nord Stream 2, un gasdotto da oltre 1.200 chilometri che affianca l’originale Nord Stream, punta a ridurre la dipendenza dal transito attraverso l’Ucraina ed è contestato anche da diversi Paesi europei, fra cui l’Italia, oltre alla Polonia e diversi Stati dell’est. In base alla nuova legislazione, il presidente degli Stati Uniti avrà il diritto di imporre sanzioni contro imprese che compiono investimenti o vendono beni o servizi ai gasdotti russi per più di 5 milioni di dollari l’anno. Il nuovo gasdotto, secondo il testo approvato dal Senato, avrà «un impatto negativo sulla sicurezza energetica europea» e sull’economia ucraina.

Il ministro degli Esteri tedesco, Sigmar Gabriel, e il cancelliere austiaco, Christian Kern, sostengono in una nota che «è interesse comune dell’Unione europea e degli Stati Uniti intraprendere azioni decise e unite allo scopo di risolvere il conflitto in Ucraina» (le sanzioni alla Russia sono state imposte nel 2014 dopo l’annessione della Crimea e l’attività di Mosca a sostegno dei separatisti dell’Ucraina orientale), ma che non è accettabile «la minaccia di sanzioni extraterritoriali illegali imposte a imprese europee che partecipano agli sforzi di espandere la rete di fornitura di energia dell’Europa». Secondo i due ministri, «le sanzioni politiche non devono in nessun modo essere collegate a interessi economici». L’iniziativa americana, sostengono Gabriele e Kern, che sollecitano Washington a un ripensamento, «influenza le relazioni fra Europa e America in un modo nuovo e negativo». Le forniture di energia all’Europa «sono una questione europea, non degli Stati Uniti», afferma il comunicato.

Sulla questione Nord Stream, Berlino si trova da tempo in posizione non facile. Dopo le polemiche suscitate dalla nomina dell’ex cancelliere Gerhard Schroeder alla presidenza della società del primo gasdotto, sulla seconda opera la Germania si è trovata in contrasto con diversi partner europei. Inoltre, ha continuato ad appoggiare il progetto, che favorisce la Russia a scapito dell’Ucraina, proprio nel momento in cui il cancelliere Angela Merkel è stata la principale sostenitrice delle sanzioni contro Mosca per il caso Ucraina e anzi la principale artefice dell’unità europea su questo punto.

Di proprietà della russa Gazprom, Nord Stream 2 è sostenuto da diverse compagnie europee, fra cui l’anglo-olandese Shell, le tedesche Uniper e Wintershall (controllata dalla Basf), la francese Engie e l’austriaca Omv. Il progetto incontra anche l’opposizione della Commissione europea, cui i Paesi dell’Ue potrebbero dare un mandato per negoziare con la Russia, mandato che non è necessario secondo il cancelliere Merkel.

La vicenda del gasdotto crea un’altra ragione di attrito fra Washington e Berlino, dopo il problematico primo incontro fra la signora Merkel e il presidente Donald Trump e le ripetute accuse di quest’ultimo al surplus commerciale tedesco, soprattutto nel settore auto.

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