il barometro dei territori

Tra le imprese liguri prevale l’incertezza. Serve investire per tornare a crescere

di Raoul de Forcade

Il porto di Savona. (Fotolia)

3' di lettura

Si chiude con segnali d’incertezza l’ultima parte dell’anno per le imprese liguri. A far squillare un campanello d’allarme è l’indagine congiunturale sulle previsioni di andamento dell’industria nel quarto trimestre 2016 di Confindustria Liguria, documento che si basa sui dati raccolti in questionari sottoposti agli imprenditori iscritti all’associazione.

Per il 2017, poi, secondo Massimo Sola, segretario generale di Confindustria Liguria, resterà «la pesante crisi che ha colpito il Savonese», ma potranno anche esserci opportunità per tutta la Regione, a patto che ci siano progressi per investimenti e progetti che nel 2016 sono rimasti in fieri.

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Dall’analisi congiunturale emerge come, dalla seconda metà dell’anno, l’incertezza delle aziende sia complessivamente aumentata, cancellando un trend che, a partire dalla seconda metà del 2014, aveva visto gli indicatori congiunturali qualitativi salire, arrivando anche a picchi elevati tra fine 2015 e inizio 2016. Il loop iniziato nella seconda parte dell’anno in corso, sottolinea lo studio, è frutto degli «alti rischi economici, acuiti dalle lunghe code della crisi», ai quali «si sono sommati incombenti rischi di instabilità politica, sia a livello nazionale che europeo, con evidenti ricadute sulle previsioni di andamento delle economie verso cui sono indirizzati i prodotti manufatti».

Alla fine del quarto trimestre 2016 «tutti gli indicatori qualitativi analizzati hanno subito una diminuzione rispetto a quanto rilevato nei primi tre trimestri dell’anno, sebbene restino sopra la soglia di parità». L’unica nota positiva riguarda la percentuale di aziende che ha in cantiere investimenti di ampliamento della capacità produttiva o sostituzione di macchinari. Mentre è l’attesa circa l’andamento delle esportazioni il punto che raccoglie più preoccupazione tra gli imprenditori liguri.

Analizzando i dati emersi dall’indagine si nota che nel quarto trimestre dell’anno «l’andamento della produzione è previsto in crescita dal 27,5% delle imprese liguri, in netta diminuzione rispetto alla percentuale del trimestre scorso (36,2%)». Risulta «invariato il numero di quanti prevedono un peggioramento dei livelli di produzione della propria azienda (13,8%): ne deriva un saldo positivo pari a +13,8 punti percentuali, in contrazione di 8,5 punti percentuali rispetto alle previsioni sul terzo trimestre».

Peggiora anche il saldo riguardante il fatturato: il crollo degli ottimisti (-13,3 punti percentuali rispetto alla rilevazione precedente) porta il saldo da +25,5% (nel terzo trimestre, ndr) a +16,5%.

Anche l’indicatore degli ordini «segna una regressione, passando da +24,5 a +16,5. La percentuale di aziende che ne prevede un incremento scende al 29,4% (era il 36,2% nel terzo trimestre), a fronte di un aumento del numero di pessimiste, che passa dal 11,6% al 12,8%».

Per quanto riguarda l’export, l’indicatore mostra un forte calo: diminuisce il numero di aziende che prevede un incremento delle vendite all’estero (da 18,8% all’11,4)”. Il saldo finale si attesta a +2,3, in peggioramento di 6,5 punti percentuali rispetto al terzo trimestre 2016.

Trend negativo anche dagli indici dell’occupazione: «per il quarto trimestre dell’anno il saldo cala, passando da +8,5 a +1,8 punti percentuali». Note positive riguardano, invece, le previsioni di investimento delle imprese liguri per l’aumento della capacità produttiva: «il 20,2% del campione ha in cantiere di operare ampliamenti dello stabilimento, in aumento rispetto al risultato precedente (13,8%)».

L’anno che si conclude, sottolinea Sola, «mostra un picco fortissimo di crisi nel Savonese, a causa dei problemi emersi in aziende quali Piaggio Aerospace, Bombardier e Tirreno Power. Il territorio è stato dichiarato area di crisi complessa, e questo può trasformarsi in un’opportunità, ma credo che anche il 2017 sarà pesante per Savona».

Su La Spezia, invece, prosegue il segretario generale di Confindustria, «Fincantieri va bene, mentre ci aspettiamo che Oto Melara sarà soggetta a rivisitazioni da parte di Leonardo, a causa della contrazione che ha colpito il comparto dell’armamento». Imperia tiene, ma bisogna registrare la chiusura dello storico pastificio Agnesi, la forte crisi dell’edilizia, che è in ginocchio, e una carenza di investimenti sul turismo.

Per quanto attiene a Genova, ci sono – afferma Sola – «diversi investimenti in corso. Ad esempio i 50 milioni della Porto petroli e i 100 milioni appena investiti dal terminal Vte per quattro nuove gru (nell’ambito di un piano da 250 milioni, ndr). Inoltre altri terminalisti del porto sono pronti a investire complessivamente 300 milioni, non appena saranno risolti i nodi sulle concessioni. Anche le riparazioni navali aspettano il riassetto delle aree, che potrà arrivare con l’applicazione del Blue print (il riordino di parte del waterfront, ndr) ideato da Renzo Piano. Inoltre si sta realizzando il progetto del polo tecnologico genovese sulla collina degli Erzelli. E si affaccia la novità del porto unico di Genova e Savona, che sarà il più grosso del Mediterraneo».

Secondo Sola, però, «mancano adeguati strumenti a sostegno degli investimenti. Occorrono risorse aggiuntive rispetto a quelle che attualmente arrivano dall’Ue e sono inferiori alle risorse che riescono ad avere altre regioni. Ci vorrebbe un impegno più forte della Regione Liguria su Bruxelles».

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