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Tra Maranello e Scandiano la ripresa non premia il Pd

di Ilaria Vesentini


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2' di lettura

Cinquestelle e centrodestra hanno superato il 30% dei consensi, contro un Pd sceso sotto il 25%, nella maggior parte dei comuni della “tile valley”, i 19 chilometri che uniscono Maranello a Scandiano dove si concentrano 90 aziende ceramiche e l’80% della produzione italiana di piastrelle. E dove ci si poteva, forse, aspettare un po’ più di riconoscenza per il Governo uscente, che negli ultimi quattro anni ha accompagnato proattivamente la ripresa del comparto. L’industriaceramica (che contribuisce per il 5% alla bilancia commerciale nazionale del manifatturiero) è reduce da un 2017 si soli indicatori positivi, con oltre 5,5 miliardi di euro di fatturato generato, per l’85% legato all’export e investimenti record saliti al 10% dei ricavi.

Si deve al Governo Renzi-Gentiloni il via libera al collegamento autostradale Campogalliano-Sassuolo, infrastruttura strategica attesa da decenni nel distretto; l’impegno a Bruxelles nel riconfermare i dazi antidumping contro le piastrelle cinesi; il riproporzionamento delle tasse sull’energia, con lo sconto salito dal 15 al 45%; l’endorsement per sbloccare l’altra arteria vitale per la viabilità est-ovest della pianura, la Cispadana; e, soprattutto, il Piano Industria 4.0 che ha impresso un’accelerazione formidabile agli investimenti in innovazione e tecnologie delle imprese ceramiche.

Invece il territorio dopo anni di centrosinistra ad ogni livello amministrativo ha girato le spalle al ministro dem Claudio De Vincenti, arrivato terzo con il 28,8% dei voti all’uninominale (nel collegio 10 di Sassuolo) superato dal grillino Michele Dell'Orco (30,2%) e dalla vincitrice di centrodestra, la 41enne reggiana Benedetta Fiorini (34,6%).

«Il nostro voto di imprenditori vale uno come quello di un lavoratore – afferma il presidente di Confindustria Ceramica, Vittorio Borelli – e sono convinto che l’elettore comune non riesce a valutare l’impatto indiretto che avranno anche su di lui politiche economiche come il piano Industria 4.0. Al Governo che verrà, quando verrà, chiediamo di proseguire nel cammino del precedente esecutivo, mantenendo al centro i temi delle infrastrutture e del taglio del costo del lavoro, delle tasse, dell’energia, strategici per un Paese che ambisce a restare la seconda potenza manifatturiera d’Europa». Così come è fondamentale per un settore che deve ai mercati esteri la sua rinascita, dopo un decennio di debacle, che i confini restino aperti e che un’Europa forte argini i protezionismi.

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