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Tra ostriche e Bordeaux, in bicicletta lungo la costa atlantica francese

La Vélodyssée si snoda in un migliaio di chilometri tra la Bretagna e i Pirenei: un itinerario tra gastronomia e storia di «grandeur» adatto a tutti

di Manlio Pisu

5' di lettura

L'oceano, le dune più alte d'Europa e le immense pinete costiere: sono i tre elementi che più caratterizzano la Vélodyssée, splendido itinerario cicloturistico che si sviluppa per un migliaio di chilometri lungo la costa atlantica della Francia da Roscoff , piccolo borgo nel dipartimento Finistère della Bretagna, fino a Hendaye-Plage, località turistica nei Paesi Baschi francesi ai piedi dei Pirenei e a due passi dal confine con la Spagna.

È un grande piacere pedalare su questo percorso, segnalato alla perfezione dai cartelli sul terreno e supportato da un sito web eccellente, che offre tutte le informazioni utili, comprese le tracce Gpx.

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Negli occhi l'azzurro dell'Atlantico con i suoi colori sempre cangianti secondo la luce. Nel naso il profumo del mare e della resina dei pini. Godetevi con lo sguardo l'effetto ricreativo della messa a fuoco all'infinito. Respirate a pieni polmoni.

La Vélodyssée è una festa continua per la vista e per l'olfatto.

L’Atlantico francese in bicicletta

L’Atlantico francese in bicicletta

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Richelieu e i tre moschettieri

Ma le attrazioni non finiscono qui. È anche un itinerario molto interessante dal punto di vista storico-culturale. La tappa a La Rochelle, per esempio, ci riporta alla Francia del Seicento, ai tre moschettieri di Alexandre Dumas e al cardinale Richelieu che nel 1627-1628 per conto del re Luigi XIII strinse d'assedio la città insieme ai cattolici francesi per reprimere col ferro e col fuoco l'ultimo baluardo di resistenza degli ugonotti (i protestanti francesi), sostenuti apertamente dagli inglesi, arci-nemici del re di Francia.

In gioco c'era, tra l'altro, il controllo dell'Aquitania, terra bellissima e ricchissima lungo la costa atlantica, contesa per secoli da inglesi e francesi, prima di essere definitivamente acquisita dal Regno di Francia.

Poco più a Sud Rochefort è stata la sede dei grandi arsenali di Francia, dove la monarchia di Parigi costruiva la sua flotta militare e dove a metà Seicento per volontà di Luigi XIV, il Re Sole, nacque la Corderie Royale, un'enorme fabbrica, lunga ben 350 metri (oggi un museo interessantissimo), dedicata alla lavorazione della canapa per la produzione di corde per la marineria nazionale.

E ancora più a Sud ad Arcachon e dintorni - sull'omonimo bacino interno, separato dall'oceano da una lingua di terra – fanno bella mostra le architetture eleganti delle ville di fine Ottocento – inizio Novecento, che ornano alcune delle località balneari più esclusive di tutta la Francia, come Pyla-sur-Mer.

La più grande duna d'Europa

Dal punto di vista paesaggistico è imperdibile la Dune du Pilat, monumento naturale nei pressi di Arcachon. Con i suoi oltre cento metri di altezza e tre chilometri di lunghezza è la duna più grande d'Europa.

Da lì è mozzafiato la vista sull'oceano, su Cap-Ferret e sul Banc d'Arguin, un'isoletta di banchi di sabbia che le correnti rimodellano di continuo.

Nell'estate 2022 i grandi incendi che hanno in parte devastato le foreste costiere dell'Aquitania sono arrivati a lambire la duna. Lo spettacolo delle chiome dei pini, che dall'alto si presentava come un mare verde in contrapposizione all'azzurro dell'oceano, mostra purtroppo ampie chiazze nere dovute alle aree boschive bruciate.

Nella terra del Bordeaux

Sulla Vélodyssée anche il palato ha le sue soddisfazioni. Il bacino di Arcachon e la fascia costiera dell'Aquitania sono fra le principali zone di allevamento delle ostriche.

Bordeaux - la Burdigala degli antichi romani, con il suo cardo, il suo decumano e il suo magnifico centro storico settecentesco (sito Unesco) - è a un tiro di schioppo nell'entroterra ed è raggiungibile via mare attraverso l'immenso estuario navigabile della Gironda, formato dalla confluenza della Dordogna e della Garonna, il fiume che bagna la capitale mondiale del vino.

Una fitta rete di ciclabili interne ben segnalate consente deviazioni nel bordolese di grande interesse eno-gastronomico.

Dal punto di vista cicloturistico la Vélodyssée è un'infrastruttura di prim'ordine, che si impone come benchmark di riferimento internazionale. L'itinerario è per lo più pianeggiante. I dislivelli in salita sono irrisori.

Un percorso per tutti

È, quindi, un percorso adatto a tutti, anche ai ciclisti meno esperti e alle famiglie con bambini al seguito. Ottima la ricettività turistica, che offre tanti piccoli alberghi, ma anche il lusso dei cinque stelle e i campeggi. Tolti i brevi periodi di canicola estiva, il percorso è solitamente fresco e ben ventilato.

Il meteo atlantico si contraddistingue per una forte variabilità. Da non dimenticare, quindi, gli indumenti da pioggia. Ci si bagna e ci si asciuga di continuo più volte al giorno.

Il sito consiglia 43 tappe in terra francese; ma ognuno può configurare a proprio piacimento il suo cicloviaggio, secondo i gusti, le esigenze e il tempo a disposizione. Tenuto conto della lunghezza, è fattibile, naturalmente, anche in singoli tratti.

Questo racconto, per esempio, fa riferimento al tratto da La Rochelle ad Arcachon, circa 300 chilometri, percorsi con tutta calma in cinque giorni di pedalata. Buoni i collegamenti aerei (tra cui Bordeaux) e ferroviari. Possibilità in loco di noleggiare le bici, anche di livello medio-alto.

Gradevoli le tappe nelle isolette costiere di Oléron (davanti a Rochefort) e della Ile de Ré (davanti a La Rochelle), uno dei luoghi di villeggiatura prediletti dai parigini al punto da essere considerato come il “ventunesimo arrondissement” di Parigi.

Chi abbia più tempo a disposizione e tanta voglia di pedalare, può dilatare il percorso a suo piacimento. La Vélodyssée, infatti, fa parte di un più lungo itinerario cicloturistico europeo, Euro 1, che correndo lungo il mare va da Capo Nord fino alla punta più estrema nel Sud del Portogallo.

Priorità ai ciclisti

Su una costa che è il paradiso dei surfisti il cicloviaggiatore italiano potrà stupirsi per il fatto di non trovare neanche uno stabilimento balneare in centinaia di chilometri di immensi litorali oceanici.

Qui la spiaggia è di tutti, persino nelle località più esclusive. Ed è tenuta benissimo. I Comuni mettono a disposizione del pubblico docce efficienti, spogliatoi di design, toelettes e un servizio molto ben organizzato di vigilanza con bagnini a tutela di chi fa il bagno.

Se vorrete interrompere la pedalata e rinfrescarvi con due bracciate nell'Atlantico, fate attenzione a rimanere nelle baignades, i corridoi d'acqua in cui i bagnanti si immergono e giocano con le onde sotto l'occhio vigile di una coppia di bagnini in cima ad una torretta.

La Vélodyssée dimostra che i francesi hanno saputo cogliere per tempo le opportunità del cicloturismo, della bikeconomy e più in generale della mobilità lenta e sostenibile. L'itinerario si è rapidamente affermato come un classico dei cicloviaggi in ambito nazionale e attira sempre di più cicloturisti anche dall'estero.

Del resto la Rochelle è stata la prima città francese a dotarsi di una rete urbana di piste ciclabili. Era il lontano 1976, quasi mezzo secolo fa. Chapeau!

I “cugini d'Oltralpe” hanno avuto lungimiranza e visione. Da questo punto di vista sono senza dubbio più avanti di noi italiani. Il rispetto verso i ciclisti e la frequenza dei cartelli “Priorité aux cyclistes” testimoniano che a queste latitudini la mobilità sostenibile non è solo un tema per i convegni.

Se come Paese sapremo cogliere le opportunità del Pnrr, riusciremo in parte a ridurre il divario. Intanto buona pedalata!

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