ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùManovra 2023

Tra patrimonio netto e debiti: mix per l’assegnazione agevolata

di Paolo Meneghetti

3' di lettura

Il Ddl di Bilancio 2023 ripropone un’importante e complessa operazione di assegnazione agevolata (o cessione agevolata o trasformazione societaria), che era stata avanzata dalla legge di Stabilità 2016 e poi prorogata al 30 settembre 2017. Ora, a distanza di sei anni, il legislatore presenta la stessa agevolazione con scadenza dell’atto fissata al 30 settembre 2023. Ma il panorama è molto diverso da quello del 2017, anche per effetto dei vari provvedimenti arrivati in scia alla pandemia e al conflitto in corso.

Il significato civilistico

Anzitutto deve essere chiaro il significato civilistico dell’operazione di assegnazione, posto che manca una definizione specifica nel Codice civile (a differenza di altre operazioni societarie, come quella contraria, cioè il conferimento). Nella circolare 26/E/16, paragrafo 1, le Entrate hanno fornito proprio la definizione di assegnazione, utile anche ai fini fiscali poiché solo realizzando l’operazione così come definita dall’Agenzia si ottengono le agevolazioni.

Loading...

Con l’assegnazione di beni, la società attribuisce al socio valori espressi nell’attivo patrimoniale in contropartita alla riduzione del patrimonio netto. A seconda della posta del netto effettivamente attribuita, si potrà avere l’erogazione di un dividendo in natura (quando sono assegnate riserve di utili), la restituzione di versamenti (quando sono assegnate riserve di capitale) o la riduzione del capitale sociale (quando è diminuita quest’ultima posta).

La scelta non può considerarsi libera, poiché prima di tutto vanno esternalizzate ai soci le poste del netto meno vincolate: a partire dalle riserve di utili per arrivare a quelle di capitale e infine al capitale sociale, come ha stabilito la Cassazione con sentenza 12347/1999. Il concetto è stato ribadito nella circolare 37/E/16, paragrafo 1, rimarcando che non è possibile fruire della disciplina agevolativa qualora nel patrimonio netto non siano presenti riserve (o capitale) sufficiente, cioè almeno pari al valore contabile attribuito al bene assegnato.

Tale tesi non è però condivisibile, poiché è possibile eseguire l’assegnazione anche “miscelando” la riduzione del patrimonio netto con l’accollo di debiti, purché, appunto, vi sia qualche riduzione del patrimonio netto. Infatti l’assegnazione dell’immobile in cambio di totale accollo di debito non è, in realtà, una vera e propria assegnazione (mancando la riduzione del netto), bensì una cessione di bene al socio con accollo di debito, operazione peraltro anch’essa agevolata.

L’assegnazione può riguardare anche un solo socio, come accade nel caso del recesso tipico che vede restituito in natura il conferimento iniziale: che anche il recesso sia da considerare nel perimetro dell’agevolazione lo ha chiarito in modo esplicito la stessa circolare 26/E/2016.

Le riserve da Covid

L’assegnazione agevolata, dunque, deve fare i conti con i casi nei quali è presente nel patrimonio netto una particolare riserva generata per effetto di “provvedimenti Covid”, come la rivalutazione dei beni di impresa e/o la sospensione degli ammortamenti. Al riguardo va ricordato che l’ultima norma di rivalutazione (Dl 104/20, articolo 110, comma 5) ha previsto – come in precedenza – la necessità di un periodo di monitoraggio entro il quale il bene rivalutato non deve essere ceduto, a pena di decadenza dell’effetto fiscale. Tale periodo cessa di avere rilevanza dal 2024, ma nel caso si volesse eseguire l’assegnazione agevolata essa scadrebbe il 30 settembre 2023, quindi in pieno periodo di monitoraggio.

Tuttavia, sul rapporto tra assegnazione agevolata e rivalutazione dei beni è intervenuta la circolare 37/E/16 (analogo problema si era posto nella passata edizione dell’assegnazione, in scadenza il 30 settembre 2016), affermando che – in base a un’interpretazione sistematica del combinato disposto della norma sulla rivalutazione e di quella sull’assegnazione agevolata – l’assegnazione eseguita entro il 2023 non va considerata come atto che comporta la decadenza della rivalutazione.

Va aggiunto che, ove si attribuisse ai soci il saldo attivo in sospensione d’imposta, sarebbe necessario versare una sostitutiva (ora fissata al 13%) per affrancare il saldo attivo stesso. Invece, nel caso della sospensione degli ammortamenti, deve essere stata creata (o dovrà essere creata) una riserva indisponibile vincolando utili di esercizio: tale riserva, proprio per la sua indisponibilità, si ritiene non possa essere la contropartita contabile dell’assegnazione, anche se questo punto andrà chiarito dalle Entrate.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti