Verso l’assemblea di dicembre

Tra Salvini e Giorgetti, la variegata galassia della Lega

Tregua armata tra i due duellanti dopo il consiglio federale del partito

Lega, Salvini: "Ascolto tutti e poi decido. Siamo alternativi alla sinistra"

2' di lettura

La resa dei conti nella Lega tra il segretario Matteo Salvini e il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, ,che si è consumata nella cornice della Camera nell’ambito di una riunione del consiglio federale del partito, ha “partorito” una sorta di tregua armata in attesa dell’assemblea dell’11 e 12 di dicembre. Il primo round è stato vinto dunque da Salvini, che ha “messo in riga” i ribelli. Oltre ai due duellanti, all’incontro hanno partecipato il terzo vicesegretario Lorenzo Fontana, i capigruppo di Camera e Senato e i commissari regionali. Collegati in video i governatori, da Zaia a Fedriga. Il segretario ha chiarito a tutti che la linea del partito la dà lui, non altri. Dalle tasse al lavoro, che si vuole difendere nella manovra, fino al neogruppo sovranista da costruirsi in Europa.

Le distanze tra Giorgetti e Salvini

Giorgetti esprime l’ala moderata del partito, un’alternativa alla linea “più d’attacco” e spesso critica nei confronti delle decisioni prese dal Governo (di cui la Lega stessa fa parte) del segretario Salvini. Caratteri diversi, per non dire opposti, tanto fautore di una linea filo europea (funzionale a sfruttare in finanziamenti del Pnrr) è il primo, a cominciare da un possibile approdo al Ppe, quanto “sovranista” è il secondo, che guarda alla creazione di un gruppo «identitario, conservatore e di centrodestra», euroscettico, con il premier ungherese Viktor Orban, quello polacco Mateusz Morawiecki e Le Pen.

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Pochi dirigenti di partito sostengono il ministro

Capo della delegazione leghista al governo, il responsabile dello Sviluppo economico ha spinto perché il Carroccio entrasse nel nuovo esecutivo Draghi, nella convinzione che rimanere all’opposizione avrebbe precluso al partito la possibilità di partecipare a quel meccanismo di provvedimenti e riforme che accompagnano l’arrivo dei fondi europei targati Recovery Fund in Italia. Nel giro dei leghisti che guardano con simpatia a Giorgetti trovano posto solo pochi dirigenti del partito - tutti nominati da Salvini e di fede ortodossa - mentre resta forte l’appeal tra gli amministratori locali, a partire dai governatori Luca Zaia, Attilio Fontana e Massimiliano Fedriga. Tra i parlamentari più in linea con il ministro per lo sviluppo Economico si fa il nome della cremonese Silvana Comaroli. E ancora Matteo Bianchi, deputato che è uscito sconfitto dal voto per Varese e i colleghi Dario Galli, già viceministro economico, e Cristian Invernizzi.Dalla parte del ministro di Cazzago Brabbia l’ex sottosegretario al ministero dell’Economia Massimo Bitonci. Anche Raffaele Volpi, ex numero uno del Copasir, ha buoni rapporti con Giorgetti. Guardando a Strasburgo tra gli eurodeputati della Lega i nomi accostati a quello del vicesegretario della Lega sono quelli di Cinzia Bonfrisco e Gianna Gancia, da sempre in linea con il credo moderato europeo di cui Giorgetti è il principale interprete in Lega.

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