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Tra sindaci e Invitalia alleanze già avviate su opere da 7,5 miliardi

Il Dl Aiuti-ter rende strutturale il modello dell'accordo con cui la società del Mef gestisce affidamenti e lavori per i Comuni

di Gianni Trovati

Pnrr, Decaro (Anci): "Non rallentarlo per campagna elettorale"

3' di lettura

Mentre l’attenzione generale era inevitabilmente rivolta alle misure contro gli effetti dell’inflazione energetica, è passata quasi sotto silenzio una norma inserita nel decreto Aiuti-ter che in realtà può rivelarsi cruciale per l’attuazione del Pnrr. Si tratta di poche righe, che inseriscono un nuovo comma nel decreto legge dell’anno scorso sulla governance del Piano (Dl 77/2021) e indica a Invitalia di promuovere Accordi quadro «per l’affidamento dei servizi tecnici e dei lavori» delle amministrazioni pubbliche interessate da interventi del Pnrr. Dietro questa regoletta dal grigio aspetto burocratico c’è uno snodo strategico per la realizzazione effettiva degli investimenti del Pnrr, nel solco di quella blindatura del Piano che il governo Draghi ha costruito per lasciarla in eredità ai successori. Vediamo perché.

In prima linea gli enti territoriali

Le pubbliche amministrazioni interessate dalla norma sono prima di tutto Comuni ed enti territoriali in genere. Il Pnrr dei sindaci ruota intorno a due dati chiave: circa 40 miliardi di euro di investimenti passano dai Comuni, e i lavori devono essere aggiudicati entro l’anno prossimo altrimenti la realizzazione effettiva degli investimenti si fa impossibile.

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L’allarme dei sindaci

Chi conosce tempi e procedure che in Italia portano dall’idea iniziale di un progetto all’incarico finale per avviare i lavori sa bene che l’incrocio di questi due dati disegna una sfida complicata. E fra i conoscitori del problema ci sono prima di tutto i sindaci, che infatti non nascondono un certo allarme. Nei giorni scorsi il presidente dell’Anci Antonio Decaro ha detto che «i sindaci sono pronti alla rivoluzione» di fronte all’ipotesi di rivedere il Pnrr sottraendo risorse ai Comuni, ma ha anche scritto una lettera a tutti i colleghi chiedendo di segnalare «ritardi, anomalie o criticità» nei progetti che interessano i loro enti: c’è anche una casella mail dedicata (pnrr.ritardi@anci.it).

Il punto è che i Comuni «attuatori» di progetti del Pnrr sono tantissimi, e spesso non hanno organici in grado di gestire questa mole di spesa anche perché il «rafforzamento amministrativo» avviato dai decreti legge sul Piano ha bisogno di tempo per essere realizzato. Ma sono tante anche le amministrazioni centrali «titolari» degli investimenti che poi si sviluppano in chiave territoriale. E ministero che vai, burocrazia che trovi, in un complesso di procedure, parametri e richieste che faticano a trovare un linguaggio comune nonostante i tentativi di coordinamento. La norma su Invitalia nasce per affrontare insieme i due problemi: sostenere i Comuni che non ce la fanno, e uniformare le attività di preparazione, realizzazione e monitoraggio dei progetti. E non nasce dal nulla.

L’idea è stata sviluppata in estate a Palazzo Chigi dove l’alleanza con i Comuni ha funzionato bene, e ha coinvolto in pieno la segreteria tecnica del Pnrr creata come motore gestionale del Piano alla presidenza del Consiglio. L’obiettivo è quello di rendere strutturale una modalità di lavoro congiunto fra amministrazioni locali e Invitalia che nel primo anno del Piano ha già interessato alcuni dei capitoli centrali del Pnrr dei sindaci.

Ad aprile i primi Accordi quadro

I primi Accordi quadro su questi filoni risalgono allo scorso aprile, quando Invitalia d’intesa con il ministero delle Infrastrutture e l’Anci ha pubblicato 4 bandi per il «Programma innovativo nazionale per la qualità dell’abitare», relativi a 261 interventi per 1,24 miliardi di euro divisi fra 69 stazioni appaltanti.

Intese simili, che prevedono un supporto a tutto campo per gli enti locali, sono state messe in campo per altri 380 interventi da realizzare nell’ambito di 26 Piani urbani integrati in 12 Città metropolitane (1,5 miliardi circa il valore), e un tentativo analogo è in corso per asili nido e scuole dell’infanzia (3,9 miliardi) e per le «nuove scuole» (800 milioni). Totale: 7,5 miliardi, quasi un quinto del Pnrr in capo ai Comuni.

L’esito di questi primi tentativi ha spinto governo e sindaci ad allargare il raggio d’azione delle intese, e la norma del decreto Aiuti-ter è la leva per farlo. Nella convinzione condivisa che una fetta importante del successo del Pnrr si gioca nei Comuni, anche al netto delle incognite politiche nazionali che circondano il complesso del Recovery.

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