Il conflitto russo-ucraino

Tra sponsor e gasdotti, i venti di guerra soffiano anche sul calcio europeo

Il possibile conflitto militare tra Mosca e Kiev mette a rischio la scelta di San Pietroburgo come sede della finale di Champions League di sabato 28 maggio

di Dario Ricci

(REUTERS)

4' di lettura

Si resta a San Pietroburgo. Per ora. E sempre con un’attenta osservazione degli eventi in corso (vedi sviluppo della crisi tra sforzi diplomatici, sanzioni e venti di guerra che soffiano sempre più forti tra Kiev e Mosca). Di certo, in queste settimane, giorni e ore difficili e drammatiche, non è il primo dei problemi, ma è al tempo stesso inevitabile che la crisi ucraina si riverberi anche sul calcio, e di conseguenza sullo sport europeo e mondiale. Non foss’altro perché l’orso russo è uno degli storici protagonisti del palcoscenico sportivo internazionale, per campioni, discipline, organizzazione di eventi, investimenti.

Finale senza pace

Mai espressione forse è stata più tragicamente azzeccata, se riferita all’ultimo atto della Champions League, che un anno fa emigrò da Istanbul a Porto causa pandemia (ma anche sotto la spinta indiretta e implicita delle malcelate tensioni tra molte cancellerie occidentali e la Turchia di Erdogan) e che ora vede il rischio di un conflitto mettere in discussione la scelta di San Pietroburgo come sede appunto per la finalissima, in programma sabato 28 maggio. Data e luogo per ora confermate dall’Uefa, che resta però vigile e con le valigie in mano; in caso di aperto conflitto, sarebbe infatti impossibile giocare in Russia, e non bisognerebbe neanche aspettare la primavera inoltrata per far deflagrare calendari, logistica e contraddizioni: la Federcalcio polacca si è già detta contraria a giocare a Mosca, il 24 marzo, la semifinale dei playoff mondiali contro la Russia, ipotizzando un campo neutro. Senza dimenticare che sempre all'ombra del Cremlino la vincente dovrebbe poi affrontare chi avrà la meglio tra Svezia e Repubblica Ceca.

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Sirene inglesi

Le dichiarazioni del governo del calcio europeo sono arrivate dopo le anticipazioni della stampa inglese, pronta a scommettere sul cambio di sede della finale Champions 2021-22. Ipotesi rinfocolata del resto dalle parole stesse del premier Boris Johnson (sempre attento a volgere le questioni calcistiche a proprio favore, dalle prese di posizione sulla Superlega alla disponibilità estiva a ospitare l'intero Euro2020 se l'Uefa ne avesse cancellato la struttura itinerante a fronte del rischio pandemico in varie altre sedi continentali): «È inconcepibile - ha detto il premier britannico a proposito del fatto che la finale sia in programma a San Pietroburgo - Non ci sono chance che una Russia sempre più isolata possa ospitare una manifestazione calcistica». Parole sufficienti a tenere in piedi la candidatura di Wembley come “piano-B”, soprattutto se all'ultimo atto dovessero arrivare (come accaduto già appena l'anno scorso) due club inglesi.

Il caso Schalke 04/Gazprom

Football, interessi economici e geopolitici, e linee di sviluppo del gasdotto North Stream 2 si intrecciano nel rapporto quanto mai problematico, al momento, tra il club tedesco dello Schalke04 di Gelsenkirchen (nel cuore della Ruhr, polmone industriale del Paese) e la Gazprom, la compagnia russa (parzialmente statalizzata) che si occupa della maggior parte delle riserve di gas della nazione, dal 2007 sponsor di maglia dei teutonici e al tempo stesso main sponsor (dal 2012) della Champions League, e che ha “casa” proprio a San Pietroburgo (ed è infatti anche sponsor dello Zenith dal 2005). La decisione del governo tedesco di congelare l’autorizzazione per il gasdotto Nord Stream 2 non è stata ovviamente una buona notizia per la Gazprom e per i suoi rapporti con la Germania. E il club (ora in seconda divisione dopo 31 anni, e con l'accordo di sponsorizzazione in scadenza questa stagione) ha voluto dire la sua. «Lo Schalke segue con grande preoccupazione quello che avviene nell’Europa dell’Est. Al riguardo, il club è conscio della sua situazione particolare tra le squadre tedesche: in Gazprom Germania, la sussidiaria tedesca della Gazprom, lo Schalke ha sempre trovato un partner affidabile da quindici anni a questa parte», recita la prima parte del comunicato, che poi entra nel merito della vicenda: «I responsabili del club dialogano costantemente con il nostro main sponsor. Non ci sono dubbi che lo Schalke sia assolutamente per la pace e la coesistenza pacifica, i membri del club lo hanno espresso in uno dei comunicati sulla mission della squadra, non si giustifica alcuna discriminazione e violenza. Ed è questo atteggiamento che lo Schalke ha spiegato durante le conversazioni con Gazprom Germania. Il club continuerà a monitorare gli sviluppi, a valutarli e a fare un forte appello per la pace e affinché tutti quelli che sono colpiti da questa crisi vengano protetti». Insomma, dichiarazioni ad ampio raggio, certo, ma il tema è sul tavolo e oggetto di discussione. Val la pena evidenziare qui l'entità delle cifre in ballo: fino al 2017 Lo Schalke04 ha ricevuto da Gazprom 16 milioni di euro annui, divenuti 30 a stagione dal 2017 e fino al 2022.

Volley nella rete

Intanto il problema della crisi russo-ucraina riguarda da vicino anche gli altri sport. Un esempio su tutti: la pallavolo, dove ci sono alcuni giocatori statunitensi che giocano nella Superlega russa, che avrebbero già chiesto lumi sul da farsi alla loro ambasciata. Ma non solo: cosa succederà con i Mondiali maschili che la Fivb, federazione internazionale del volley, ha messo in calendario dal 26 agosto all’11 settembre di quest’anno? Anche qui forse ci si interroga se non sia il caso di cambiare sede, ma la forza economica del movimento pallavolistico russo potrebbe alla fine prevalere. Intanto potrebbe diventare problematico per le squadre di club recarsi in Russia per giocare i match della Coppe europee, mentre è stata annullata la tappa di “snow volley” prevista a Truskavents, in Ucraina in questo fine settimana.

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