la politica di trump

Tra Stati Uniti e Messico un asse spezzato

di Roberto Da Rin

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1' di lettura

La retorica sul Muro, utilizzata da Donald Trump in campagna elettorale, ha premiato e il tycoon è stato eletto presidente degli Stati Uniti sconfessando i sondaggi. Ma pochi avevano previsto che le minacce elettorali si sarebbero trasformate in azioni reali di politica economica e migratoria.

La firma di oggi, il decreto che sblocca i fondi per l'allungamento del Muro, è un fatto politico di grande rilevanza. Tre settimane fa vennero intercettati dei droni americani, attivati proprio in prossimità dei luoghi in cui il Muro sarà allungato. In altre parole, le rilevazioni orografiche confermano la progettualità a breve termine. In quei 3mila chilometri di confini tra Stati Uniti e Messico, il Muro si estenderà fino alle regioni desertiche, quelle più difficili da superare: aumentando esponenzialmente le probabilità di morire di sete lungo la traversata, così da scoraggiare i flussi migratori.

La presidenza Trump ha individuato in due capitoli, protezionismo e migrazione, la centralità del programma annunciato in campagna elettorale, che ora trova applicazione in decreti attuativi. È legittimo affermare che tra gli Stati Uniti di Trump e il Messico di Pena Nieto si sia generata una frattura politica senza precedenti: il commercio internazionale, il Muro, gli accordi migratori, le armi, il mercato della droga - con il Messico “Paese produttore” e gli Stati Uniti “Paese consumatore” – le case automobilistiche e il Nafta. I dossier aperti sono molti e soprattutto “sensibili”. Una frattura politica con conseguenze imprevedibili, inerenti i costi umani per le traversate desertiche, e quelli economici per le politiche commerciali regionali.

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