Modelli innovativi

Tra Taormina e Ragusa imprese sociali in campo per gestire i siti minori

Messineo: «Partecipazione con realtà referenziate ai bandi per il territorio»

di Nino Amadore

Dimauro: «Arrivano i nuovi manager del turismo e della cultura 4.0»

2' di lettura

Un’area vasta e peculiare che si distingue dal resto della Sicilia: va da Taormina a Ragusa, ormai più nota come area del Sud-Est, ed è uno dei territori al mondo con la più alta presenza di beni culturali: dai teatri di Taormina e Siracusa ai siti Unesco. Per non parlare dei siti meno conosciuti. Ed è, poi, una delle aree italiane in cui l’offerta turistica ha avuto negli ultimi anni una crescita indiscutibile che il Covid ha di certo rallentato ma non fermato. Non esistono dati aggregati ma al netto delle migliaia di strutture ricettive piccole sono almeno una ventina le grandi strutture alberghiere.

Un’area che vale, se consideriamo anche l’intera provincia di Messina, il 53% degli oltre 5 milioni di arrivi turistici totali nell’isola (dati 2019) e parallelamente il 53,1% degli oltre 15 milioni di presenze turistiche in Sicilia sempre nel 2019. Parliamo del 2019 perché indica il mercato potenziale e tendenziale in un settore che è stato sacrificato parecchio dalla pandemia. Ma con un tasso di disoccupazione che (consideriamo sempre il 2019) va dal 14% della provincia di ragusa all’oltre 23% di Messina e Siracusa. Qualcosa non torna e lo sanno bene gli imprenditori che, però, sono spesso alla ricerca di figure qualificate. Ed è certo una buona idea, di cui si fa portavoce Renato Messineo, nel gruppo Education di Confindustria Siracusa, già vicepresidente, componente del Gruppo tecnico nazionale di Confindustria per il Capitale umano, tra gli artefici si può dire della presenza dell’associazione degli industriali aretusei guidata da Diego Bivona nella Fondazione Its Archimede.

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Il progetto, in linea con il programma di impresa didattica che è sempre di più all’ordine del giorno, è quello di arrivare alla gestione di siti culturali minori che a cavallo delle province considerate sono parecchi: «Ci si muove - dice Messineo - su due direttrici. da una parte l’impresa formativa e dall’altra l’impresa sociale, per poter partecipare , insieme a imprese referenziate, a bandi di gestione dei beni culturali. Il che ci darebbe una possibilità ulteriore per la formazione e l’inserimento dei ragazzi che frequentano i nostri corsi». Il progetto è di ottenere in affidamento i beni culturali, del tutto o parzialmente fruibili dal pubblico, per un periodo di medio termine (5-7 anni) così da poter raggiungere il duplice obiettivo di formare adeguatamente le risorse umane di cui la scuola dispone, portare a breakeven il rendimento del bene.

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