L’ANALISI

Tra territori «onnivori» e «specializzati» la cultura torna alle identità locali

Da un lato le grandi città che, con la loro offerta ampia, intercettano gusti diversificati ed eterogenei. Dall’altro i territori che puntano sull’iperspecializzazione e conquistano nicchie di visitatori

di Valerio Corradi*


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Forte di Bard (Aosta), sede di mostre

3' di lettura

Molti analisti concordano nel ritenere che la gestione del tempo libero sarà una delle questioni sociali più rilevanti del prossimo futuro. L’incremento della disponibilità di tempo svincolato da obblighi e incombenze lavorative e il crescente investimento psicologico e simbolico su di esso, favoriscono la moltiplicazione delle richieste di svago e divertimento, oltre che di esperienze sociali e culturali. Tuttavia, la qualità del tempo libero dipende per buona parte dall’ampiezza e dalla varietà delle proposte che un territorio è in grado di offrire.

Fino a pochi anni fa un contesto locale veniva valutato unicamente per la sua capacità di garantire opportunità di lavoro e servizi di base. Oggi diventa decisiva la capacità di avanzare proposte per il tempo libero e la presenza (o l’assenza) di spazi e servizi per attività ricreative e sportive, di luoghi per la produzione e la condivisione di cultura (librerie, cinema, teatri, eccetera) e, insieme, il grado di attivismo locale (eventi, spettacoli, eccetera) per residenti, visitatori e turisti.

L’analisi degli indicatori suggerisce una prima distinzione tra territori “onnivori” e territori specializzati. Alcune località avanzano offerte culturali per il tempo libero che intercettano gusti diversificati di consumatori eterogenei, con la commistione tra generi e stili. È il tipico scenario dei grandi centri metropolitani dove la presenza di spazi e servizi favorisce la coesistenza di proposte di cultura alta (il teatro) ed esperienze di cultura popolare (i concerti pop) e sportiva, all’insegna dei principi guida della varietà e della molteplicità. Altre località, per necessità o per scelta, tendono a specializzarsi e si rivolgono a consumatori attratti da specifiche nicchie. Emergono così territori iper-specializzati sul divertimento (come la Riviera romagnola) oppure sistemi locali che offrono una cultura diffusa (come le province toscane) nella quale il valore aggiunto è dato dalle caratteristiche storiche e paesaggistiche. In questo filone si moltiplicano le realtà che puntano su drivers sempre più decisivi come manifestazioni ed eventi di rilievo o il legame cibo-territorio collegato all’enogastronomia (Trentino Alto Adige) e alla ristorazione di qualità (Liguria).

Il diverso modo di offrire e di vivere la cultura nel tempo libero, suggerisce un’ulteriore distinzione tra territori fast e slow. Nei primi prevale un’offerta culturale con ritmi, quantità e qualità in sintonia con un presente frenetico e iper-tecnologico del quale si raccoglie la sfida dell’accelerazione, accettando la spettacolarizzazione delle proposte e la loro messa in scena esperienziale ed emozionale. Nei territori slow si privilegiano, invece, il rallentamento dei ritmi e nicchie di offerta culturale che stimolano uno sguardo romantico, e la ricerca dell’autenticità di luoghi e atmosfere. Si delinea così un panorama di offerta che comprende territori veloci che fanno sempre più i conti con vantaggi e criticità della massificazione (città d’arte), e territori lenti, con meno infrastrutture (province appenniniche), ma comunque ricchi di tradizioni e di cultura che lavorano per raccontarsi in modo nuovo e per attirare e soddisfare pubblici selezionati.

In conclusione, all’interno di una fase storica apparentemente caratterizzata dalla fuga della socialità e della cultura nel virtuale, i dati sull’offerta e sui consumi culturali nel tempo libero sembrano rimandare, con modalità diverse, al comune denominatore del ritorno alla cultura prodotta e fruita sul territorio, spazio d’identità, relazioni e significati difficilmente rinvenibili altrove.
*Docente di Sociologia del territorio, Università Cattolica del Sacro Cuore

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