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Tra Usa e Ue l’Atlantico torna più largo

di Vittorio Da Rold


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Trump Macron Afp

3' di lettura

Per i britannici l’Atlantico, inteso come distanza politica dagli Stati Uniti d’America, è poco più uno stagno; per i francesi invece sta tornando ad essere un oceano. Riprendendo un famoso titolo di un fortunato libro di Giovanni Spadolini sul “Tevere più largo, i rapporti tra cattolici e stato italiano”, potremmo dire che dopo l’incontro di Parigi per il centenario dell’armistizio della Prima Guerra mondiale tra Donald Trump e il presidente francese Emmanuel Macron l’Atlantico è tornato ad essere più largo, cioè più distante tra la visione unilaterale di Washington e quella multilaterale di Parigi.

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I continui abbracci e gli scambi di cordialità con Emmanuel Macron che avevano contrassegnato la calorosa visita a Parigi di Donald Trump il 14 luglio del 2017 sugli Champs-Elisée sono molto lontani, poco più di un ricordo ingiallito. All’arrivo all’Eliseo per il loro incontro, Trump e Macron sono apparsi tesi. Soprattutto il presidente americano.

L’ultima polemica fra i due statisti - dopo i disaccordi sull’accordo di Parigi sul clima, sul commercio internazionale e sulle nuove sanzioni all’Iran - riguarda il finanziamento della Nato e della sicurezza europea, che secondo Trump pesa in misura eccessiva sulle spalle dei contribuenti degli Stati Uniti.
Dopo l’incontro a due all’Eliseo fra Trump e Macron, il lavoro diplomatico per appianare il dissidio fra i due esploso venerdì sera con il tweet del capo della Casa Bianca all’arrivo a Parigi, in cui si definivano “un insulto” le frasi di Macron sulla difesa europea . L’Eliseo ha fatto trapelare che la reazione americana è frutto soltanto di «un’incomprensione». Macron, secondo la presidenza, non parlava di esercito europeo quando ha dichiarato che gli europei devono proteggersi «nei confronti della Cina, della Russia e anche degli Stati Uniti», frase definita «grave insulto» da Trump. Stando all’Eliseo, Macron stava invece parlando del «cyberspazio». Insomma si sarebbe trattato solo di un grosso equivoco tra vecchi alleati.

Macron aveva parlato di difesa europea martedì scorso in un’intervista alla radio in cui ha affrontato i temi del cyberspazio e quindi del ritiro americano dal trattato sulle armi nucleari a medio raggio concluso all’epoca della guerra fredda. «È comprensibile - ha detto una fonte dell’Eliseo alla stampa sabato mattina - che l’accumularsi degli argomenti nell’intervista possa aver creato confusione, ma sono temi ben diversi fra loro, il trattato sulle armi nucleari e quello della difesa degli europei, dove ci sono lavori in corso». Macron, ha sottolineato l’Eliseo, «non ha mai detto che bisogna creare un esercito europeo contro gli Stati Uniti», ma che nella misura in cui il ritiro dal trattato «riguarda la sicurezza dell’Europa, bisogna che l’Europa possa essere associata al dialogo su questo tema». Insomma Parigi, forza nucleare europea insieme a Londra, vorrebbe essere maggiormente coinvolta nel dossier che riguardala sicurezza dell’Europa.

In realtà già al G7 di Taormina del 28 maggio 2017 la cancelliere tedesca Angela Merkel, dopo aver appreso delle posizioni critiche di Trump sull’accordo sul clima di Parigi, aveva detto una frase molto netta e gravida di conseguenze: «Impossibile ormai fidarsi degli Usa». E di ritorno in Germania in un discorso tenuto in occasione di una manifestazione organizzata dal partito cristiano sociale bavarese (Csu) in una maxi birreria-tendone di Monaco di Baviera, aveva aggiunto. «Noi europei dobbiamo davvero prendere il nostro destino nelle nostre mani».
Un processo di autonomia denso di incognite in un momento dove quelle forze nazionaliste che aveva portato alla fine della pace in Europa cento anni fa sembrano tornare prepotentemente alla ribalta.

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