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Tra Valdobbiadene e Conegliano, la patria del Prosecco a due ruote

Un’area Patrimonio Unesco dell’umanità, ideale per essere attraversata in bicicletta: tra storia, arte, statue e bollicine, colline che fanno sognare

di Manlio Pisu

5' di lettura

È una gemma incastonata tra le Prealpi Trevigiane e la pianura veneta con le Dolomiti bellunesi, a distanza, a fare da sfondo. La zona del Prosecco Docg tra Valdobbiadene e Conegliano non è soltanto un territorio a forte vocazione vitivinicola, dove nascono bollicine di pregio apprezzate in tutto il mondo.

Le colline del Prosecco, con i loro profili mossi e i pendii ripidi modellati dai terrazzamenti erbosi (i “ciglioni”), sono anche un eldorado del cicloturismo, che regala pedalate molto remunerative dal punto di vista paesaggistico oltre che, ovviamente, per la degustazione dei vini e del cibo.

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Il Prosecco a due ruote

Il Prosecco a due ruote

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Nel 2019 questo lembo di terra, in cui la tenacia dei vignaroli ha saputo incrociare nei secoli filari di vite disposti a scacchiera in orizzontale e in verticale, è stato inserito dall'Unesco nella lista del patrimonio mondiale come paesaggio culturale.

Tra i tesori della Marca Trevigiana

Ma fra i pregi di questa zona c'è anche quello di essere inserita nel contesto di un territorio più ampio, la Marca Trevigiana, che offre ai cicloturisti l'opportunità di disegnare percorsi a proprio piacimento, abbinando felicemente la pedalata a cultura e arte. Unico presupposto un navigatore da bici, come per esempio Komoot, app facile e intuitiva scaricabile gratis su smartphone, che in un battibaleno crea per noi la traccia Gps che stavamo cercando.

La valorizzazione del Prosecco come parco giochi per gli amanti della bicicletta risale alla prima metà degli anni Duemila. Dal 2004 su queste colline si tiene la Prosecco Cycling, una manifestazione ciclistica nata inizialmente come Gran Fondo e poi trasformatasi dal 2014 in un evento non competitivo, aperto anche alle e-bike, che propone un itinerario ad anello su strade asfaltate tra Valdobbiadene e Conegliano: in tutto un centinaio di chilometri di saliscendi (circa 1.400 metri di dislivello in salita) tra borghi, vigneti, boschi e castagneti con pendenze in parte dolci e in parte ardue, come per esempio quella del “Muro di Ca' del Poggio”, inserita nel Giro d'Italia 2022.

«Non è più una gara. È una grande festa del ciclismo, commenta Massimo Stefani, imprenditore locale, appassionato ciclista e ideatore della Prosecco Cycling. «Quando siamo partiti, 19 anni fa - prosegue -, il Prosecco non era una destinazione turistica. Adesso, grazie anche alla Prosecco Cycling, le nostre colline sono diventate una delle mete più ambite del cicloturismo».

Per la ventesima edizione, quella del 2023, l'obiettivo delle 2.500 iscrizioni sembra a portata di mano. «In questi 19 anni – fa notare Stefani - abbiamo attirato 45mila ciclisti da 35 Paesi diversi».

Chi voglia, invece, pedalare su questo itinerario a prescindere dal grande evento sociale della Prosecco Cycling, può mettersi in sella, facendosi guidare dalla traccia Gps, scaricabile gratuitamente dal web attraverso il sito www.proseccocycling.it.

Il “Pentagono d'oro” delle bollicine

Dalla piazza di Valdobbiadene si esce dal paese, affrontando subito una prima salita che ci porta nel Cartizze, il “Pentagono d'oro”, dove si trovano i vigneti di maggior pregio di tutto il Prosecco Docg: poco più di cento ettari di vigne, racchiuse in un chilometro quadrato e suddivise in piccoli appezzamenti tra 140 proprietari. Il percorso prosegue tra i borghi di Santo Stefano, Combai, Follina, dove merita una visita l'abbazia cistercense di Santa Maria.

Poi, superati i laghi di Revine, è di nuovo salita e discesa, su e giù, fino alla bellissima Conegliano con il suo castello, il duomo, la magnifica pala d'altare quattrocentesca del Cima e gli splendidi affreschi della Sala dei Battuti.

Dal punto di vista cicloturistico l'anello della Prosecco Cycling si presta ad essere percorso in un'unica giornata, per chi predilige una pedalata intensa e di un certo impegno. Ma l'itinerario può essere configurato, secondo i gusti, anche in formato light, cioè come breve cicloviaggio diluito in due giorni, in modo da avere più tempo per godersi a pieno gli aspetti paesaggistici ed enogastronomici.

Sulle orme di Canova

Il giro può trasformarsi facilmente in qualcosa di diverso, andando a cogliere le varie perle della Marca. Grazie a Komoot o ad altre applicazioni simili può diventare, per esempio, un “otto” da percorrere in tre giorni (180 km e 2000 metri di dislivello), formato da due anelli diversi che si intersecano a Valdobbiadene e che comprendono anche Asolo, i colli asolani, Bassano del Grappa e Possagno.

Nasce così un percorso culturale interessantissimo, che integra e arricchisce quello paesaggistico ed enogastronomico del Prosecco. I segmenti che uniscono i nodi della rete di questo secondo anello potranno anche risultare non particolarmente attraenti sul piano ciclistico.

Si pedala su asfalto attraverso campagne pianeggianti o lievemente ondulate alquanto antropizzate e di modesto interesse. Ma i nodi in sé conferiscono a questa estensione uno straordinario valore aggiunto.

Tre perle della Marca

Asolo, il gioiello della Marca, è un borgo fra i più belli d'Italia, amatissimo da Eleonora Duse (che qui è sepolta) e da Robert Browning, poeta inglese di età vittoriana, che per primo, fin dall'Ottocento, ha dischiuso questo angolo di Belpaese al turismo britannico.

A pochi chilometri da lì Bassano del Grappa, sul fiume Brenta, è un'altra tappa imperdibile. Il magnifico Ponte Vecchio o Ponte degli Alpini, infrastruttura in legno che risale al Duecento, poi riprogettata dal Palladio a fine Cinquecento, è certamente l'attrazione più nota. Ma tutto il paese è incantevole. Il Museo civico è uno scrigno che racchiude, tra l'altro, tesori archeologici dal sesto secolo avanti Cristo.

Bassano è anche tappa di un percorso sulle orme di Antonio Canova, il sommo scultore vissuto tra Sette e Ottocento, nato a Possagno, a un tiro di schioppo da qui. Nella ricorrenza, quest'anno, del duecentesimo anniversario della morte dell'artista (1822) il museo ospita fino a febbraio 2023 la splendida mostra “Io, Canova, genio europeo”.

A Bassano, inoltre, è conservato l'amplissimo Carteggio intrattenuto dallo stesso Canova con i potenti dell'epoca che, inseguendo il miraggio di una presunta immortalità si mettevano in fila nel suo atelier romano per ottenere un ritratto marmoreo.

Pochi conoscono le doti di Canova come grande diplomatico del suo tempo. Suo è il merito, grazie all'amplissima rete di contatti nelle corti di tutta Europa, di aver riportato in Italia alcuni dei più grandi capolavori d'arte saccheggiati da Napoleone nelle due campagne militari in Italia. Tra questi il gruppo scultoreo del Laocoonte, conservato ai Musei Vaticani.

I gessi di Canova

Una volta a Bassano, non si può non passare anche per Possagno per una visita alla casa natale di Canova e ad altri due “must” di questo giro. Innanzi tutto la Gipsoteca, la più grande d'Europa, ampliata negli anni Cinquanta del secolo scorso dall'architetto Carlo Scarpa.

Qui sono conservati i modelli dei capolavori che Canova creava prima nel gesso per verificare forme e proporzioni e poi nel marmo per la versione definitiva. In secondo luogo, di fronte alla Gipsoteca, il “Tempio canoviano”, capolavoro di architettura neo-classica, che ospita la tomba dello scultore.

Con una piccola deviazione gli appassionati di architettura contemporanea possono trovare a San Vito di Altivole il Memoriale di Giuseppe Brion, fondatore della Brionvega, l'azienda che negli anni Settanta produceva televisori di design. Qui Brion si fece costruire la tomba di famiglia, ultima opera di Carlo Scarpa, sepolto anche lui nello stesso minuscolo cimitero.

Ma la Marca offre ancora di più. Un tour da queste parti può includere Marostica, con la sua celebre Piazza degli Scacchi. Può spingersi fino a Treviso e da lì lungo la bellissima Ciclovia del Sile arrivare alla laguna veneta, alle isole del Lido e di Pellestrina, fino a Chioggia e al Delta del Po per arrivare a Comacchio, altro borgo incantevole, e finire in gloria a Ravenna tra i mosaici bizantini, siti Unesco. I

l Belpaese è così e non finisce mai di stupire. Non ci sono limiti all'inventiva, se non forse il fattore tempo. Intanto buona pedalata!

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