chiesa e diplomazia

Tra Vaticano e Cina “ultimo miglio” per un accordo storico

di Carlo Marroni

(Marka)

4' di lettura

L'accordo è considerato ormai alle porte. Tra Santa Sede e Cina si stanno stingendo i contatti per arrivare ad una intesa sulla nomina “condivisa” dei vescovi, tema centrale che ha segnato profondamente le relazioni (non ufficiali) tra i due stati e reso difficile la vita dei 12 milioni di cattolici cinesi, una goccia nel mare cinese ma guardati con sospetto e spesso perseguitati dal regime di Pechino. Da molti anni la nomina dei vescovi era stata avocata dallo stato, attraverso l'Associazione Patriottica – sotto il controllo governativo – senza che il Vaticano potesse esprimere il proprio pare. Questo stato di relazioni aveva creato due chiese parallele: quella ufficiale sottomessa al regime e quella “sotterranea” fedele al Papa. Da qualche anno questo stato di cose è gradualmente ma sostanzialmente cambiato e le tensioni si erano allentate, senza per questo arrivare ad una effettiva normalizzazione. L'evento che aveva creato una svolta era stata la lettera di Benedetto XVI ai cattolici cinesi, un documento fondamentale in cui si esprimeva un concetto nuovo: «La soluzione dei problemi esistenti non può essere perseguita attraverso un permanente conflitto con le legittime Autorità civili».

I segnali di Pechino
Con l'elezione di Papa Francesco e il ritorno del cardinale Pietro Parolin alla guida della diplomazia pontifica, i contatti si sono riattivati con successo (l'ultimo incontro riservato delle due delegazioni è avvenuto in dicembre) e ora l'intesa di una procedura “condivisa” – anche se i dettagli ancora non sono noti – è alle porte. L'ultimo segnale importante è arrivato due settimane fa da un editoriale del Global Times, testata online cinese considerata organo semi ufficiale del Partito dove si afferma che la Cina e il Vaticano «prima o poi stabiliranno relazioni diplomatiche» e un accordo «sarebbe di estremo beneficio per i cattolici» e nel quale si dice che Papa Francesco «gode di un'immagine positiva nell'opinione pubblica cinese» e per questo può «portare avanti le relazioni tra Cina e Vaticano e risolvere i problemi correlati con saggezza». Insomma, una questione che va avanti dal 1951, anno di rottura delle relazioni diplomatiche voluta dal regime di Mao, sembra ormai alle porte. Ma non tutti sono d'accordo, nella Chiesa.

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L'opposizione all'accordo e l'incidente di Zen
L'opposizione all'intesa da parte di ambienti cattolici è rappresentata dall'anziano cardinale Zen, arcivescovo emerito di Hong Kong, storico avversario del regime (scese in piazza nelle proteste di tre anni fa) che da sempre è il portabandiera della linea della fermezza. Attorno a Zen – a cui Ratzinger affidò le meditazioni del venerdì santo nel 2008 – si è formato un gruppo di opposizione, più o meno silenziosa, che contrasta la linea dialogante di Francesco, che più volte in questi anni ha detto di voler arrivare ad un accordo e visitare la Cina, sulle orme gesuitiche di padre Matteo Ricci. Tuttavia tre settimane e fa si è consumata una crisi: Zen ha incontrato il Papa a Roma e poco dopo ha riferito la sostanza del colloquio, scrivendo sul suo blog che Francesco «sta svendendo la Chiesa». Una vicenda che ha dell'incredibile (questi colloqui tra Papa e cardinali sono riservati, neanche a dirlo) che ha portato il cardinale Parolin - molto conosciuto e stimato a Pechino, fu lui di fatto a scrivere la lettera ai cinesi del 2007 quando era sottosegretario ai rapporti esteri – a rilasciare una lunga intervista a La Stampa-Vatican Insider in cui ha espresso i fondamenti del dialogo in corso: «Certo – ha detto tra l'altro Parolin - sono tante le ferite oggi ancora aperte. Per curarle, occorre usare il balsamo della misericordia. E se a qualcuno viene chiesto un sacrificio, piccolo o grande, deve essere chiaro a tutti che questo non è il prezzo di uno scambio politico, ma rientra nella prospettiva evangelica di un bene maggiore, il bene della Chiesa di Cristo».

Diplomazia dell'arte: scambio tra Vaticano e Cina

La diplomazia dell’arte con i Musei Vaticani
Ora la situazione in Cina della Chiesa cattolica vede la presenza ancora di sette vescovi “ufficiali”, quindi non nominati dal Vaticano, ma senza apparenti contrasti, e anche la posizione del vescovo ausiliare di Hong Kong, Ma Daquin, che nel 2012 fu arrestato per aver “rotto” pubblicamente con l'Associazione Patriottica e ora è in stato di libertà vigilata, potrebbe presto risolversi. Insomma, una situazione sospesa, che tuttavia vede la prospettiva di una normalizzazione graduale. Che viaggia a diversi livelli. Una fatto considerato molto importante è quella della cosiddetta “diplomazia dell'arte”. Nella prossima primavera 40 opere della collezione cinese del Museo etnologico “Anima Mundi” dei Musei Vaticani verranno esposte in Cina, prima a Pechino, nella Città proibita, successivamente in altre tre metropoli, tra cui Xian e Shanghai. Nello stesso periodo 40 opere delle collezioni statali cinesi saranno esposte in Vaticano, proprio nello spazio “Anima Mundi”.

Lo scoglio di Taiwan per le relazioni diplomatiche
Se l'accordo sulla nomina dei vescovi sarà raggiunto – la previsione è entro pochi mesi – questo aprirà la strada al riavvio delle relazioni diplomatiche ufficiali, con scambi di ambasciatori? La prospettiva in questo caso appare più remota. Lo scoglio è Taiwan: la Santa Sede è l'unico stato in Europa che ha relazioni con Taipei (gli altri 19 sono dell'Oceania, America latina e Africa) e una “rottura” per aprire a Pechino appare al momento molto remota. Diverso è un viaggio del Papa in Cina, che Francesco potrebbe compiere magari il prossimo anno, sempre che tutto proceda senza intoppi. A questa prospettiva di “appeasement” si oppongono non solo ambienti della chiesa contraria ad una intesa con chi ha oppresso i cattolici e i suoi pastori per decenni (Zen ha riparlato di Ostpolitik verso Pechino che «mostra disprezzo per la genuina fede») ma anche centrali politiche ed economiche americane, sia liberal che di destra, che guardano con forte sospetto un riallacciamento di rapporti tra la chiesa cattolica - che per molti americani deve restare una religione “occidentale” – e il potere cinese, tornato ad essere un nemico nell'era di Trump.

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