firenze

Tra vita e mito, una mostra per Isadora Duncan

di Silvia Poletti

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3' di lettura

Nella foto appare nella sua florida bellezza. Un morbido nodo di capelli, la carnosa silhouette avvolta in veli grecizzanti. E' l' “adorabile” Isadora, in tutto il fulgore del mito che l'accompagna da quando, lasciato il Nuovo Mondo, è approdata in Europa, vagheggiando di riportarla all'Età dell'Oro con le sue danze fatte di impulsi del corpo, di palpiti e vibrazioni. La dedica al destinatario della foto, il pittore livornese Plinio Nomellini, oscura però quel fulgore e rivela la tragedia che tormenterà gli ultimi quattordici anni della sua vita: “L'Olimpo lentamente si trasforma in Calvario” scrive infatti la Duncan.

E' l'estate del 1913: pochi mesi prima i figli Deirdre, avuta dal regista Gordon Craig e Patrick, nato dall'industriale Paris Singer, sono morti tragicamente; e Isadora smarrita e disperata vive il suo lutto in Versilia, accolta da Eleonora Duse. Qui Nomellini riesce a ritrarla in corsa sulla riva del mare che Isadora tanto ama: un drappo rosso gonfiato dal vento, le onde che si frangono sulla battigia. Colori accesi, ma non veramente squillanti -come se fosse catturato un tramonto, o piuttosto le tinte sfocate di quelle giornate uggiose tipiche delle Apuane quando si copre il cielo. Nonostante si titoli Gioia tirrena si indovina una certa malinconia nella creatura che vola in riva al mare. O è la lettura della dedica che suggestiona la visione del quadro? Forse.
Ma nell' esposizione fiorentina Passi di Danza. Isadora Duncan e le Arti figurative in Italia tra Ottocento e Avanguardia a Villa e Museo Bardini, a mezza costa tra Ponte Vecchio e Forte Belvedere ( cura di Marta Flora Giubilei e Carlo Sisi, fino al 22 settembre) l'aspetto biografico oltreché artistico della Duncan dà ulteriore sostanza alle opere che fanno da fulcro al progetto. Così il quadro di Nomellini ( ora di proprietà di Silvio Berlusconi), e i bozzetti preparatori -dove si esplora con brevi tratti di matita la dinamica della danzatrice e la qualità organica del movimento – idealizzano, sublimandola, una donna che oggi le immagini reali di vecchie foto prese sulla battigia del Lido di Venezia o danzante nel giardino di Auguste Rodin, stranamente banalizzano. E le sculture di Romano Romanelli fermano in eterno la conclamata sensualità della Duncan, catturata nell'inconfondibile posa della testa abbandonata alla vertigine, ora nel nudo morbido e fiorente che sembra riaprirsi alla vita. A guardare bene però, anche queste opere hanno una velatura di mestizia: è un eros, il loro, ammantato di dolore. Non a caso, per placare i morsi del lutto, Isadora chiederà disperatamente proprio a Romanelli un figlio, concepito in Versilia in quello stesso 1913. Sarà però una maternità nuovamente infelice: il bimbo morirà poche settimane dopo la nascita.

Isadora Duncan, il mito della danza in mostra a Firenze

Isadora Duncan, il mito della danza in mostra a Firenze

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Se i lavori di Nomellini e Romanelli sono il focus artistico-drammatico della mostra, il progetto ripercorre meticolosamente le prime apparizioni e gli esiti della Duncan in Europa e in Italia e soprattutto il suo legame con Firenze- dove visse con Gordon Craig e favorì, tra l'altro, la realizzazione dell'allestimento simbolista di Rosmersholm per la Duse: a testimonianza vari documenti, lettere, telegrammi (anche a D'Annunzio, chiamato “Luce d'Italia”). Ma insieme contestualizza la sua apparizione in una temperie artistica e filosofica pronta a trovare nella spregiudicatezza utopistica dell'artista americana l'incarnazione di nuovi ideali. La danza 'istintuale' di Isadora, pronta a rispondere a sollecitazioni intime piuttosto che a virtuosismi d'effetto rimanda ad analoghe scoperte artistiche europee – basta pensare alla comunità di Monte Verità- e più in generale ad una tensione liberatrice, che coinvolge in primis proprio le donne e soprattutto le artiste. Così ecco che accanto a lei, cogliamo ritratti e trasfigurazioni pittoriche di nuove femminilità ( come l'immagine efebica di Lyda Borelli firmata da Giuseppe Amisani o il languore sensuale del nudo di Cominetti), che dalle espressioni talvolte garrule del liberty assumono dopo la guerra linee più asciutte, tensioni più atletiche, attitudini più “moderne”. Il mondo del resto sta cambiando. I futuristi annunciano baldanzosi una nuova danza di energia e vigore. La ballerina di Depero è un turbine policromatico che esalta la velocità dei tempi nuovi: L'Olimpo di Isadora è oramai totalmente perduto. Il suo stesso sogno si infrange, del resto, nel 1927, sulla Promenade des Anglais, a Nizza, dove la danzatrice perde la vita, consegnandosi così al mito, come quelle divinità greche da lei così tanto emulate.

A Passi di Danza. Isadora Duncan e le Arti figurative in Italia tra Ottocento e Avanguardia a cura di Maria Flora Giubilei e Carlo Sisi. Villa e Museo Bardini Firenze 13 aprile-22 settembre 2019. Catalogo Polistampa

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