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Tracciabilità del cibo ricercata in etichetta da nove italiani su dieci

Primo rapporto Enpaia-Censis sul valore dell'agricoltura per l'economia e la società italiana post Covid-19

di Alessio Romeo

Food & Made in Italy Summit

Primo rapporto Enpaia-Censis sul valore dell'agricoltura per l'economia e la società italiana post Covid-19


2' di lettura

Tra i valori emersi nei mesi della pandemia come collante non solo dell'economia ma anche del tessuto sociale nazionale c'è anche il ruolo dell'agricoltura. Da anni quello primario non è più visto come un settore residuale dell'economia, anzi. L’agricoltura italiana si è presentata all’arrivo dell'emergenza sanitaria come un settore dinamico, vitale e in buona salute. Anche nella percezione degli italiani, che al 96,1% considerano il settore agricolo “molto o abbastanza importante” per l’economia nazionale, per l’occupazione dei giovani (all'86,5%) e per il turismo (90,9%). Sono alcuni dei dati che emergono dal primo rapporto Enpaia-Censis sul valore dell'agricoltura per l'economia e la società italiana post Covid-19.

Il rapporto fotografa un mondo di 732mila imprese attive, quasi 900mila addetti, 44 miliardi di euro di export con +26,2% reale nel 2014-2019 (+15,9% del totale economia). Nove italiani su dieci (l'89,2%) considerano l'agricoltura strategica per il rilancio dell'economia dopo l'emergenza sanitaria e potenzialmente generatrice di nuova occupazione (87,9%).

La ripartenza del settore Horeca (dagli hotel alla ristorazione agli esercizi pubblici), il cui blocco ha determinato un crollo della domanda di cibo, e la fine della demonizzazione di luoghi e format della convivialità, sono - rileva il rapporto - precondizioni per il rilancio della filiera del cibo e dell'agricoltura.

Nel frattempo sono cresciuti il ricorso ai discount (+18%) e agli ipermercati (+3%), e l'attenzione alla tracciabilità: l'89% degli italiani nel post Covid-19 acquisterà di più alimenti la cui etichetta rende evidente origine, ingredienti e lavorazione. Lo faranno di più millennial (86,7%), laureati (86,3%) e bassi redditi (94,6%); in ogni caso la tracciabilità si imporrà sempre più come criterio regolatore generale dei nuovi consumi alimentari.

«Il Covid-19 è stato un importante stress test anche per l'agricoltura – ha sottolineato il presidente del Censis, Giuseppe De Rita – che veniva da un lungo periodo positivo di rigenerazione in cui si è imposta come traino della filiera del cibo. Anche nel clima di paura e incertezza del post Covid, l'agricoltura resta strategica per creare nuove imprese e occupazione aggiuntiva. Dovrà però fare i conti con consumatori molto cauti nella spesa, che non transigono su qualità e sicurezza dei prodotti».

«I dati emersi dall'osservatorio – ha aggiunto Giorgio Piazza, presidente dell'Enpaia – rafforzano una tendenza positiva del comparto agricolo che è un settore fondamentale e strategico del nostro sistema-Paese. L'agricoltura italiana, infatti, ha un valore aggiunto molto alto, il secondo in Europa con 34,6 miliardi di euro, ed esprime una classe imprenditoriale capace di fare investimenti e produrre cibo di qualità».

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