emergenza pandemia

Coronavirus, tracciamento in tilt. Regioni in difficoltà sui tamponi, chiedono di farli solo ai sintomatici

In una lettera al ministro della Salute Speranza le amministrazioni hanno chiesto di sottoporre a tampone in primo luogo i sintomatici e di effettuare test sierologici nelle farmacie

di An.C.

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In una lettera al ministro della Salute Speranza le amministrazioni hanno chiesto di sottoporre a tampone in primo luogo i sintomatici e di effettuare test sierologici nelle farmacie


3' di lettura

Nello scenario di un novembre “cartina di tornasole” per valutare l’esito della partita per il contenimento dei contagi Covid-19, ha preso forma nelle ultime ore l’ennesimo (dopo quello sull’orario di chiusura di bar e ristoranti) braccio di ferro tra autorità centrale e istituzioni locali. Questa volta si parla di tracciamento dei contagi. Da una parte il Governo a rilanciare il contact tracing; dall’altra le Regioni che, di fronte a un sistema sempre più ingolfato dalla crescita dei contagi Covid, chiedono di adottare nuove regole per i test, lasciando fuori dalla lente dei tamponi le persone asintomatiche. La scelta di concentrarsi su chi manifesta i sintomi del virus e sui suoi contratti più stretti potrebbe avere un effetto alleggerimento anche sui drive-in, dove non sono mancate code anche di dieci ore.

I DATI DEL CONTAGIO
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Le Regioni a Speranza: riorganizzare il tracciamento

Il punto di partenza è che i dipartimenti di prevenzione delle Asl non riescono a individuare i contatti dei positivi. I contagi sono cresciuti, e sono troppi. Con una lettera inviata nelle ultime otre al ministro della Salute, Roberto Speranza, il presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini ha chiesto in sostanza di riorganizzare l'attività di tracciamento. «In molte regioni - si legge nel documento -, a causa dei numeri giornalieri sulle nuove positività è oggettivamente difficile tracciare e raggiungere tutti i potenziali contatti e andranno comunque fissate delle priorità all'interno di strategie più efficaci». Dunque, ha aggiunto Bonaccini, «laddove risulti impossibile il completo contact tracing, le Regioni potranno riorganizzare le attività di tracciamento e screening individuando priorità di intervento tempestivo» come ad esempio «isolare i componenti del nucleo famigliare presso il quale si è registrato il caso positivo» e l'esecuzione del tampone in primo luogo ai sintomatici.

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Ok a intese con farmacie su sierologici

Nel documento le regioni hanno proposto di effettuare test sierologici nelle farmacie. «Al fine di potenziare anche le attività epidemiologiche a vasti strati della popolazione - continua il testo della lettera - le Regioni potranno stipulare specifici accordi con le farmacie, centri di raccolta sangue, per lo svolgimento di esami sierologici o, nel caso di strutture ospedaliere e ambulatoriali private accreditate, per l'esecuzione di tamponi rapidi».

Sorveglianza attiva garantita ai soggetti più fragili

Relativamente ai servizi da espletare per la popolazione, «la sorveglianza attiva con la telefonata a casa - hanno messo in evidenza le Regioni - sarà comunque garantita per i soggetti più fragili, mentre per i casi valutati ad hoc potrà invece essere resa possibile tramite app per la presa in carico tempestiva in caso di sviluppo di sintomatologia. Naturalmente per l'attivazione di questa modalità sarà necessario il consenso dell'interessato».

L’esecutivo punta sui medici di famiglia per i test rapidi

L’esecutivo intende rendere il sistema del contact tracing più efficiente in due modi. Il primo potenziando l’organico (un bando della Protezione civile dovrebbe inserire nel sistema 2mila addetti al tracciamento); il secondo passa attraverso il coinvolgimento dei medici di famiglia, che sarebbero chiamati a contribuire sul fronte dei tamponi. Da questa settimana nel Lazio è possibile eseguire gratuitamente test rapidi antigenici presso gli studi di circa 300 medici di famiglia. Medici di famiglia, Conferenza Stato-Regioni e sindacati sono convocati per oggi, lunedì 26 per un accordo sui test rapidi in carico ai medici di medicina generale. La nuova normativa - stando a quanto si è appreso - prevede l'adesione volontaria dei camici bianchi e una possibile aggiunta contrattuale all'accordo collettivo di lavoro dei medici di base.

Le perplessità degli scienziati sulla proposta di fare tamponi solo ai sintomatici

La proposta avanzata dalle regioni di concentrare i tamponi sui sintomatici non convince nemmeno gli scienziati. Secondo il fisico Enzo Marinari dell'Università Sapienza, tra i 100 firmatari nei giorni scorsi dell'appello a Mattarella e Speranza per misure di contenimento dei contagi più severe, una soluzione del genere rappresenterebbe nella sostanza resa per quanto riguarda il tracciamento. «Potrebbe essere un approccio rischioso», ha sottolineato Marinari - e temo che significhi arrendersi completamente a perdere il tracciamento in modo definitivo; se non sappiamo più quanti siano gli asintomatici, questi potranno continuare a infettare». Su una linea analoga anche il fisico Giorgio Parisi, dell’Università Sapienza di Roma. La soluzione, ha affermato, preoccupa «perché se non si tracciano gli asintomatici, questi possono essere una grossa fonte di contagio». «Una possibile alternativa - ha poi aggiunto - potrebbe essere l'uso massiccio dei tamponi rapidi».

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