lettura: i consigli del cacciatore di libri

Tradire per essere fedeli a se stessi? In libreria il romanzo di Marco Missiroli (favorito per lo Strega)

di Alessandra Tedesco

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4' di lettura

Fedeltà e tradimento sono al centro del nuovo romanzo di Marco Missiroli. Un romanzo che arriva a quattro anni di distanza dal suo più famoso Atti osceni in luogo privato, ma che ha toni decisamente diversi: non c'è il tumulto dei sensi e dei sentimenti così come non c’è il dolore cupo dei suoi precedenti romanzi come Il buio addosso o Il senso dell'elefante. In questo Fedeltà (Einaudi) lo stile è controllato, i toni sono apparentemente pacati forse anche perché i personaggi si muovono nel contesto di una Milano borghese.

«I borghesi hanno più polvere sopra - scherza Missiroli -, ma non è una critica. È come se ci fosse una sorta di camera iperbarica. Se si entra in un tessuto borghese, bisogna prima entrarci piano e poi farlo deflagrare». Al centro del romanzo c'è una coppia, Carlo e Margherita, che il lettore segue prima nelle vicende ambientate nel 2009 e poi ai giorni nostri. Carlo lavora, in modo precario, con le parole, fra le altre cose insegna all'università. Un giorno viene sorpreso nei bagni della facoltà con una studentessa, Sofia, in atteggiamento intimo, ma si giustifica pubblicamente dicendo che l’ha soccorsa mentre lei aveva un malore. Questo è l’incidente che dà il la alla storia e che segna una piccola crepa nel rapporto fra Carlo e Margherita. C'è stato un vero tradimento?

La reazione di Margherita è pacata. «Non è nemmeno un sospetto» dice Margherita alla madre «è una paturnia». «Reagisce così perché sta elaborando il fatto che anche lei potrebbe tradire –dice Missiroli-. Il dubbio di un marito che tradisce, o di una moglie che tradisce, instilla nell'altro la possibilità che anche noi possiamo rispondere con la stessa energia a quell'atto. Possiamo scoprirci dei grandi potenziali portatori sani di un’infedeltà».

Il tradimento che Margherita potrebbe compiere è con il suo fisioterapista, Andrea. Lui si comporta in modo professionale, senza malizia, eppure lei inizia a fantasticare. «Quello che interessa all'anima è l’inizio di una possibile storia interiore. È qualcosa che tu ti crei dentro e non importa se fuori hai una vita normale. Dentro hai il tumulto e questo basta». Un tumulto che spinge Margherita addirittura a condividere con il marito le fantasie che ha su Andrea, quasi per cercare con Carlo una complicità, paradossalmente per rafforzare il matrimonio. «A volte però l'uomo, il maschio, non è pronto. Instilla, chiede, stuzzica, ma poi si ritira», dice Marco Missiroli.

Tutto il romanzo è fatto, dunque, di riflessioni sulla fedeltà: c’è chi il tradimento lo pratica, chi lo desidera solamente ma poi non lo porta a termine, chi lo subisce, ma forse a sua volta ha tradito o desidera farlo. Riflessioni che cercano di spiegare i gesti come fa Margherita quando dice che l'infedeltà può significare fedeltà verso se stessa. «Se non lo facesse, se non si abbandonasse ai propri istinti, darebbe al proprio matrimonio una nuova responsabilità , quella di averla bloccata nella propria libertà. Tradendo o avvicinandomi al tradimento riesco a crescere, pensa Margherita, a concedermi una parte di me stessa e al tempo stesso a non gravare sul matrimonio».

Per Carlo i tradimenti non intaccano il rapporto con Margherita. «Ha capito che quei tradimenti che vorrebbe o potrebbe fare servono a se stesso come formazione. A volte gli uomini diventano stereotipi perché si formano mentre il rapporto di coppia è già oltre. Loro restano indietro e hanno bisogno di esperienze parallele». Ma a volte il tradimento non consumato è più problematico di quello portato a termine. «Non consumare spesso ti congela nel vorrei e il vorrei è tipico della giovinezza, quindi non consumare ti mantiene giovane. Ecco perché a volte Carlo non riesce a tradire. Ha capito che desiderare senza ottenere è tipico dell'adolescenza e lui vuole rimanere in quella fase della vita. Il desiderio ha una capacità di propulsione incredibile. Quando si desidera si è nuovi, si è potenti. Quando il desiderio è soddisfatto si è scarichi, appagati, si diventa ristagnanti. Carlo l'ha capito e si tiene sempre sul filo perché vuole rimanere nell'atto più alto di se stesso. Può essere ancora giovane».

Di questo romanzo di Marco Missiroli si parla da tempo anche come possibile vincitore del Premio Strega, che sarà assegnato il 4 luglio. Una pressione mediatica non da poco per lo scrittore riminese non ancora quarantenne alla quale lui reagisce con aplomb e un po' di diplomazia. «Ciò che importa è il testo. Uno deve riuscire a concentrarsi su quello che ha scritto e su come i lettori reagiscono a quello che ha scritto. Poi pensa a tutto il resto, pensa ai premi. Già quando lo stavo scrivendo si parlava di Strega ed era surreale perché io pensavo “se questa virgola la metto qui o la metto là cambia qualcosa?” Mi sentivo più fragile. Allora ho pensato che dovevo pensare solo al testo. Adesso vediamo cosa fare di questo testo e vediamo cosa mi porterà».

(Alessandra Tedesco, conduce su Radio 24 “Il Cacciatore di libri” in onda ogni sabato alle 6,30 e alle 21,30)

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