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Tradizionale, a pacchetto, base: come scegliere il conto corrente giusto

Il conto corrente interessa direttamente quasi un italiano su due. Uno strumento della nostra quotidianità, che spesso scegliamo o utilizziamo senza conoscerne esattamente i meccanismi di funzionamento

di Andrea Gennai


Conti correnti, arriva la guida per risparmiare con i tassi a zero

9' di lettura

Interessa direttamente quasi un italiano su due. Uno strumento della nostra quotidianità, che spesso scegliamo o utilizziamo senza conoscerne esattamente i meccanismi di funzionamento. Il conto corrente svolge molteplici funzioni, ma il suo ruolo principale è quello di semplificare la gestione del denaro attraverso la sua custodia e l’utilizzo di servizi potendo operare anche 24 ore al giorno attraverso le banche online.

Intanto è fondamentale distinguere il tradizionale conto corrente dal conto deposito, che va molto in voga negli ultimi anni grazie ai rendimenti più allettanti che offre in un contesto di mercato di tassi a zero. Il conto deposito è una tipologia particolare di conto bancario che offre tassi di interesse più alti ma permette un’operatività molto limitata ( di solito solo il prelievo e il versamento di denaro). Il conto deposito negli ultimi anni ha assunto una valenza maggiormente legata a una logica di risparmio mentre il conto corrente viene privilegiato per i servizi che offre.

Le tipologie

Esistono varie tipologie di conti correnti e generalmente vengono ricondotti a 4 categorie: i conti tradizionali, i conti a pacchetto, i conti in convenzione, i conti di base. Nel primo caso di tratta del conto ordinario che prevede il pagamento di un canone e un costo aggiuntivo per lo svolgimento di determinate operazioni. Più sale il numero delle stesse, maggiori sono i costi. I conti a pacchetto invece, come dice il termine stesso, abbinano i servizi del conto corrente ad altre attività (ad esempio assicurazioni, gestione risparmio, etc.).

Si distinguono in conti “con franchigia”, in cui il canone include un numero limitato di operazioni gratuite, e conti “senza franchigia”, in cui è possibile effettuare un numero illimitato di operazioni gratuite. I conti in convenzione sono i conti correnti che beneficiano di sconti e agevolazioni grazie ad accordi con determinate categorie di clienti.

Infine i conti di base previsti dal decreto “Salva Italia” e introdotti con una convenzione che risale a sette anni fa. Si tratta di conti pensati per chi ha limitate esigenze di operatività, aperti a tutti, ma offerti gratuitamente per le fasce svantaggiate (con una determinata soglia di Isee) e per i pensionati fino a un determinato livello di reddito. Nel 2018 i criteri legati al recepimento di una direttiva Ue hanno rilanciato l’operatività di questi strumenti.

L’elenco completo di servizi inclusi è descritto nel foglio informativo che la banca è tenuta a mettere a disposizione dei clienti sia in filiale sia sul sito internet. Il conto di base ha un canone ridotto annuo per coloro che non hanno l’accesso gratuito. Il conto di base gratuito si avvicina alla categoria dei cosiddetti conti a zero spese, che non prevedono né un canone annuo né costi fissi. Solitamente si tratta di conti che garantiscono un’operatività limitata. Infatti più che canone zero puro sarebbe meglio parlare di canone azzerabile, cioè pari a zero sempre che si eseguano un certo numero di operazioni. Mentre se questa soglia viene superata scattano costi aggiuntivi.

I criteri per la scelta
Le tipologie di conti correnti sono molteplici e le offerte sono variegate. Sempre meglio evitare formule standard, ma cercare di capire in base alle proprie esigenze quale sia la tipologia più funzionale. Il primo criterio discriminante è quello dell’operatività. Capire quali sono le proprie esigenze, a cosa serve il conto (dall’accredito dello stipendio o pensione ad altri servizi), quante operazioni vengono fatte l’anno, se il conto viene usato soprattutto per prelevare, se sono bisogni personali o familiari, se il conto serve a un’azienda.

In linea di massima se l’utilizzo è limitato meglio puntare su soluzioni forfettarie a basso costo sapendo di non sforare le operazioni contemplate. Al contrario se l’utilizzo è molto diffuso l’utente deve valutare quelli a pacchetto “senza franchigia” per capire quanto sono convenienti rispetto a uno tradizionale. L’importante è non fermarsi mai alla prima soluzione, ma confrontare sempre quello che il mercato offre.

Nel momento della firma del contratto il cliente deve leggere attentamente le condizioni (costi, servizi, etc) che saranno applicate relativamente al documento che ha sottoscritto. Le informazioni utili sono rintracciabili anche sull’estratto conto e questo è un modo anche per verificare se siano subentrate variazioni.

È importante poi conservare con attenzione le credenziali che vengono assegnate dalla banca al correntista. Per aprire un conto tradizionale bisogna presentarsi a un istituto di credito o in Posta ed esibire alcuni documenti. Quelli richiesti in linea di massima sono una fotocopia di un documento di identità; una fotocopia del codice fiscale o della tessera sanitaria; eventualmente, anche un certificato di residenza (richiesto solamente da alcune banche).

Con i tassi a zero la variabile dei rendimenti non è più significativa per i conti correnti. Difficile trovare soluzioni che diano interessi attivi interessanti. Per questo motivo l’utente deve anche sapere per quale motivo affida i soldi alla banca, se per usufruire di servizi oppure come forma di investimento o riparo dall’inflazione. In questo secondo caso la soluzione migliore è il conto deposito.

Importante anche conoscere le procedure per la chiusura di un conto. Si tratta di un’operazione che può essere fatta in qualsiasi momento (previa chiusura delle operazioni pendenti) e non richiede costi aggiuntivi. Alla chiusura del conto corrente si potrà prelevare il contante depositato, oppure accreditare la somma con bonifico sul nuovo conto dalla banca stessa in fase di chiusura.

Le spese medie nel 2018
Il nodo costi
è uno dei capitoli più sensibili in tema di conti correnti. I costi si dividono in due categorie: quelli fissi e quelli variabili. I primi ovviamente, come dice il termine, sono stabili e non dipendono dai servizi offerti. Si tratta sostanzialmente del canone e dei canoni legati alle carte di pagamento, le imposte di bollo e le comunicazioni da inviare alla clientela. I costi variabili invece dipendono dal tipo e dal numero di operazioni, ovvero da come il cliente utilizza il conto.

Secondo l’ultima indagine di Bankitalia, nel 2018 in media la spesa per la gestione di un conto corrente tradizionale è cresciuta di 7,5 euro rispetto all’anno precedente, attestandosi a 86,9 euro: si tratta di una netta accelerazione rispetto al precedente biennio, durante il quale era complessivamente cresciuta di 2,9 euro. Le spese per i conti postali sono salite a 54,8 euro nel 2018, circa 4,9 euro in più rispetto all’anno precedente. Per i conti bancari on line la spesa è rimasta sostanzialmente invariata a 15,5 euro.

Le spese sono aumentate principalmente per effetto dell’incremento dei canoni di base e dei canoni delle carte di debito. Ha contribuito in modo significativo anche la crescita congiunta del numero di operazioni e delle corrispondenti commissioni applicate sui pagamenti automatici, sulle spese di scritturazione e sui bonifici on line (questi ultimi sono rimasti comunque su livelli significativamente più bassi dei bonifici effettuati presso gli sportelli). Le spese fisse ammontano a 55,5 euro (2,7 euro in più del 2017) e rappresentano circa i due terzi della spesa complessiva. Le spese variabili sono cresciute di 4,8 euro, raggiungendo l’importo di 31,4 euro.

Costi per profili (Isc)
Per offrire un utile parametro di valutazione dei costi nel foglio informativo del conto corrente la banca fornisce l’Isc - Indicatore Sintetico di Costo. Il suo valore è ottenuto in base a indagini statistiche sommando i costi annuali, fissi e variabili, del conto corrente modellato su sei profili standard di utilizzo (giovani, famiglie con bassa, media ed elevata operatività, pensionati con bassa e media operatività) e consente di confrontare in modo immediato i costi dei diversi conti correnti offerti dalle banche; per i conti a consumo è previsto un unico profilo (operatività particolarmente bassa). Poi ci sono anche i conti base.

Nel 2018 la spesa più bassa è stata quella per i giovani (56 euro) mentre il livello più elevato, con 115 euro è stato raggiunto dalle famiglie a elevata operatività e dai conti a consumo. Lo scorso anno i clienti che hanno speso meno dell’Isc sono aumentati dal 73,5 al 75,3 per cento: la loro spesa è stata di 70,4 euro, contro un Isc di 181,5 euro. La restante quota di clienti (pari al 24,7 per cento) ha speso mediamente 139,2 euro, a fronte di un Isc medio pari a 86,6 euro. Lo scostamento tra la spesa effettiva e l’Isc può dipendere sia da un’operatività diversa da quella prevista nel profilo di operatività tipo, sia da un livello delle commissioni applicate inferiore a quello massimo pubblicizzato.

La spesa di gestione dei conti correnti tende all’aumento man mano che il paniere dei servizi fruito da ciascun raggruppamento di clienti diviene più articolato: è più bassa per quei profili caratterizzati da un’operatività relativamente semplificata (“giovani”, “famiglie”, “pensionati” a bassa operatività); è sensibilmente maggiore per i profili di consumo più sofisticati.

L’ampio scostamento rispetto al valore medio deriva quindi dalla diversa composizione del paniere di servizi bancari utilizzati dal cliente, piuttosto che da differenze nella struttura delle tariffe. I divari di spesa tra i profili Isc, infatti, si attenuano molto a parità di servizi fruiti, cioè ipotizzando che tutti i conti siano uniformi per numero di carte (di debito, di credito, prepagate), numero e tipo di operazioni (prelievi, bonifici, pagamenti automatici) e canali di utilizzo impiegati (sportello, atm, canali telematici).

Spese e face di anzianità
È ormai appurato che la fedeltà in banca non viene premiata, anzi i clienti di più lunga data hanno condizioni contrattuali più sfavorevoli rispetto ai nuovi. Dall’ultima indagine di Bankitalia sul costo dei conti correnti, emerge ancora che uno dei principali fattori di variabilità dei costi è l’anzianità di apertura del conto. Un’evidenza che continua ad aggravarsi anno dopo anno ed è anche destinata a peggiorare perché le banche dove trovano “terreno fertile” con clienti poco attenti, per rimettere in sesto i propri bilanci continuano a “disseminare” canoni, ulteriori oneri fissi e commissioni a carico dei correntisti.

Eppure la gente fatica a cambiare banca, per lo più per un blocco psicologico e per non dover faticare più di tanto. Nonostante la semplificazione: le banche, su richiesta del cliente, devono attivarsi per garantire il trasferimento del conto corrente da un istituto all’altro entro 12 giorni. La cosiddetta portabilità del conto dovrebbe essere ormai una passeggiata che comporta anche notevoli risparmi per i clienti.

Anche nel 2018 lo spettro di costi per fasce di anzianità è rimasto molto ampio. Chi ha il conto aperto da appena un anno ha speso in media 56 euro, circa la metà rispetto ai 106 euro spesi da chi ha il conto da più di 10 anni. Una differenza molto ampia, all’interno della quale ci sono poi le diverse sfumature. Chi ha aperto il conto da 3-4 anni ad esempio ha pagato in media 65 euro.

Ecco perché oltre che lamentarsi dei costi che continuano ad aumentare, i clienti dovrebbero iniziare ad agire e divorziare con più decisione dalla propria banca. Non è un legame indissolubile. È bene cambiare, anche se occorre tener presente che le condizioni pattuite con la nuova banca non restano in genere allettanti per molto tempo. Le modifiche unilaterali sono sempre dietro l’angolo. Periodicamente è quindi opportuno rinegoziare le condizioni o cambiare conto, altrimenti i differenziali di spesa si stratificano negli anni e i maggiori oneri per i clienti più fedeli diventano sempre più rilevanti.

Conti e aree geografiche
I costi dei conti correnti sono abbastanza omogenei tra i vari gruppi bancari. L’ultima analisi di Bankitalia infatti registra che su oltre 80 euro di costi totali annui la differenza tra le Bcc (quelle con i costi più economici) e le altre banche è di circa 5 euro. La distanza è simile se guardiamo anche il raffronto tra spese fisse e spese variabili.

La situazione muta leggermente se affrontiamo la questione da un punto di vista geografico. Aprire un conto a Nord non ha gli stessi costi di aprirlo a Sud. È proprio nelle regioni meridionali che si registrano i costi più bassi con una media di poco più di 81 euro. Si tratta di circa 9 euro in meno rispetto ai picchi più alti di oltre 90 euro che si registrano per gli istituti del Nord Ovest.

L’aspetto che maggiormente spicca è il confronto tra l’ultimo dato riportato, quello del 2018, e il dato dell’anno precedente. Infatti nel 2017 la differenza dei costi per aree geografiche era appena di 2 euro. Il balzo delle spese è stato particolarmente significativo proprio nelle aree del Nord Ovest dove ha sfiorato i 10 euro rispetto al mese precedente.

Affidamenti
Sui conti correnti va mantenuto un livello di liquidità per i prelievi e le altre operazioni. Può anche capitare che la liquidità si azzeri e a quel punto il cliente va in “rosso”. Questa opzione non sempre è possibile e deve essere espressamente prevista dalle condizioni. Altrimenti se si procede all’utilizzo di fondi non propri e questo non è previsto si rischia che la banca possa non acconsentire all’utilizzo di queste somme oppure si può finire segnalati in una centrale rischi come cattivi pagatori per un mancato pagamento.

Solitamente però le banche concedono ai propri clienti degli affidamenti (autorizzazioni ad andare in rosso): somme di cui il correntista può disporre più o meno liberamente. Questa opzione può rivelarsi uno strumento molto utile perché, grazie alla somma messa a disposizione dalla banca, evita di “andare in rosso”, soprattutto quando si devono affrontare spese impreviste ma non si ha temporaneamente la liquidità necessaria.

Tuttavia bisogna fare attenzione e soprattutto non utilizzare lo scoperto di conto in maniera sistematica perché i suoi costi, composti dagli interessi debitori e dalle commissioni, sono piuttosto alti rispetto a quelli che normalmente si pagano su un finanziamento classico. L’utente dovrebbe valutare bene in prospettiva quale formula sia più conveniente anche se spesso nella vita ci sono imprevisti assolutamente imponderabili.

L’utilizzo degli affidamenti è sempre una variabile che la banca gestisce con grande attenzione. L’apertura del conto risulta ancora più semplice in caso di conti che non concedano la possibilità di scoperti: in tali casi infatti la banca non corre alcun rischio e per ottenere il conto non è necessario sottoporsi ad alcuna procedura di valutazione del proprio merito creditizio.

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