rapporto Fondazione Icsa

Traffici illeciti e fonti diversificate: la mappa e il modello aggiornato dei finanziamenti Isis e Al Qaeda

di Marco Ludovico


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3' di lettura

A dispetto di una percezione di minaccia al ribasso, il terrorismo jihadista ha potenzialità spaventose di espansione. La sua forza si fonda sui fattori economici di sviluppo: molteplici, diversificati, ambigui e sotterranei. In connessione con alleanze variabili, tattiche e strategiche, sui territori di invasione, il fondamentalismo islamico è oggi una minaccia ad ampio spettro in fase di continua rimodulazione e rinnovata alimentazione finanziaria. “Terrorismo, criminalità e contrabbando-Gli affari dei jihadisti tra Medio Oriente, Africa ed Europa” è una monumentale ricerca oggi presentata a Roma dalla Fondazione Icsa alla Camera dei deputati. In oltre 400 pagine, la ricognizione attualizzata a tutto tondo della minaccia fondamentalista ha una prospettiva specifica: l’articolazione economica di sostegno e diffusione del terrorismo islamico. I risultati sono inquietanti a dir poco.

Il catalogo delle fonti di sostegno
La ricerca, pubblicata da Rubettino e curata da Carlo De Stefano, Elettra Santori e Italo Saverio Trento, illustra nei dettagli il lungo catalogo, in continuo aggiornamento, dei flussi finanziari del fondamentalismo. Le banche che rispettano la sharia. Il controllo di alcuni giacimenti di petrolio, di centrali elettriche e di gas. I rapimenti di ostaggi, i traffici di opere d’arte e di droga. Più nello specifico, il commercio illegale di idrocarburi, scovato anche dalla nostra Guardia di Finanza. C’è il traffico di medicinali contraffatti. E quello, insidioso e sempre in evoluzione, dei migranti. Ci sono poi gli affari criminali nella tratta di esseri umani, quella orrenda del traffico di organi. Il commercio illegale dei reperti archeologici. Il mercato sempre fiorente del contrabbando di tabacchi dove filoni di fondamentalisti si sono infiltrati. Il traffico di armi, soprattutto proveniente dai Balcani, «meno redditizio ma più strategico» sottolinea la ricerca. Cina, Romania e Russia sono i maggiori paesi produttori di armi sottratte all’Isis.

Il portafoglio diversificato dei finanziamenti in Europa
«Occorre monitorare le nuove forme di finanziamento» sottolinea la ricerca. «Le criptovalute - dice la ricerca della fondazione presieduta da Leonardo Tricarico - sono di forte interesse per il terrorismo internazionale: consentono rapidi profitti, aggirano il sistema bancario internazionale e la tracciabilità dei trasferimenti». Ci sono poi i finanziamenti da attività legali: «prestiti, compresi quelli agli studenti, lavoro salariato, attività commerciali legittime a sostegno di familiari e amici». Resta il lungo capitolo delle donazioni e del crownfounding. Ma la prospettiva più minacciosa è «l’ampia varietà di criptovalute digitali come bitcoin o l’accesso al dark web per la vendita di armi e falsificazione di documenti». Il «web oscuro sblocca infinite possibilità di finanziamento del terrore» è la conclusione della ricerca.

Potenziali intrecci tra mafia e terrorismo, il rischio Libia
Ritorna il tema di sovrapposizioni o contatti tra i traffici illeciti della criminalità organizzata e quelli del fondamentalismo islamico. «Allo stato non risultano collegamenti diretti – sottolinea Giuseppe Governale, direttore della Dia (direzione investigativa antimafia) – certo l'Italia ha il grande privilegio, pagato con il sangue delle vittime del terrorismo degli anni di piombo e della mafia, di avere un'esperienza investigativa e giudiziaria straordinaria. Siamo un punto di riferimento per la comunità internazionale». Molte delle minacce più alle porte stanno in Africa, Libia in primis. «Non deve trasformarsi in una nuova Siria – avverte Umberto Saccone, presidente di Ifi (Intelligence & fraud investigation) Advisory – il confine d'Europa si sta spostando sempre più a sud e nei prossimi anni la sfida del terrorismo si giocherà nel Sahel. Ma senza un'azione concertata delle grandi potenze, la sola Italia né la sola Europa potranno incidere davvero».

Il ruolo strategico dell'intelligence economica
«Se la business intelligence è oggi pratica condivisa da moltissime aziende a livello globale» sottolinea il rapporto «l’intelligence economica rimane pratica esoterica e sconosciuta ai più». Certo, con la legge n. 124/2007 il principio della tutela, da parte dei nostri servizi di informazione, degli interessi «economici, scientifici e industriali» è stato definitivamente sancito. Una delle frontiere più suggestive è quella dell’analisi finanziaria nella prospettiva della sicurezza nazionale. Sono stati già registrati numerosi casi internazionali dove indici finanziari di borsa hanno mostrato fibrillazioni elevate nei giorni precedenti un attentato. Ma se è ancora presto «per costruire un antiterror index» secondo Icsa «l’intelligence economica» dovrebbe «iniziare a guardare i mercati come fonti privilegiate di informazioni sensibili».

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