economia marittima

Traffici marittimi in crescita

Rapporto Srm : Ma l’Italia deve investire su Porti e Zes

di Vera Viola


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(Fotolia)

4' di lettura

Il commercio marittimo crescerà ancora con una posizione rilevante dell’Asia che rappresenta i due terzi dei traffici globali, sebbene le tensioni tra Usa e Cina abbiano fatto calare le esportazioni dal paese asiatico dell’8,2%. In un contesto in cui i passaggi nel canale di Suez continuano ad aumentare e i traffici da e per la Cina pure, l’Italia non coglie appieno le occasioni del momento.

In estrema sintesi offre questo scenario il 6° Rapporto annuale «Italian Maritime Economy” intitolato «Nuovi scenari nel Mediterraneo: Suez e la Cina, le strategie dei grandi carrier, le nuove tecnologie e le rotte dell'energia», curato da Srm (centro studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo). Lo studio è stato presentato a Napoli in concomitanza con il primo «Euromediterranean Investment Forum» promosso dalla Federazione Banche Assicurazioni e Finanza (FeBAF).

Il commercio marittimo mondiale

Le previsioni di Srm per il commercio marittimo sono positive, con un tasso di crescita media annua del 3,8% tra il 2019 e il 2023 (dopo che tra il 2005 e il 2017 è aumentato ad un tasso medio del 3,5%).
L’Asia – secondo la società di studi di Intesa San Paolo – domina l’attività di movimentazione di container, dal momento che rappresenta quasi i due terzi del totale globale. Circa 240 milioni di container sono stati registrati in Cina.
L’effetto della Trade War tra Stati Uniti e Cina c’è ed è significativo: le esportazioni in container dalla Cina verso gli Stati Uniti sono infatti diminuite dell’8,2% nel I° trimestre del 2019. E le stime dicono che un’ulteriore escalation del fenomeno, potrebbe comportare una riduzione dei volumi transpacifici in direzione Est di un ulteriore 8% per la fine dell’anno.
Di contro, secondo stime di Srm, la Belt & Road Initiative (La via della seta cinese) farà crescere il Pil mondiale entro il 2040 di 7,1 trilioni di dollari l’anno, al ritmo del 4,2% annuo.

Ancora positivo anche l’andamento dei traffici attraverso il Canale di Suez: il 2018 è stato ancora un anno record con oltre 18 mila navi e 983,4 milioni di tonnellate di merci transitate. In altre parole continua, anche nel 2019, la crescita a doppuia cifra.
Appare chiaro anche che l’era del gigantismo proseguirà anche in futuro. Nei prossimi tre anni, nel segmento 10,000-23,000 Teu verranno inaugurate 133 nuove navi e 45 di queste saranno nella fascia 18,000-23,000. Ciò comporta anche una forte tendenza alla concentrazione delle rotte: nel 1998 i primi 4 operatori detenevano il 20% del mercato mondiale, oggi tale percentuale è salita al 57-58%. Se invece consideriamo i primi 10 il dato passa dal 40% del 1998 a oltre l’80% del 2019.

Il caso Italia
In questo quadro l’Italia che pure registra performace interessanti nel commercio internazionale e nei traffici marittimi presenta non pochi problemi con cui sarebbe tempo che si confrontasse.

Cresce la componente internazionale del nostro trasporto marittimo: il valore degli scambi commerciali via mare dell’Italia è stato pari a 253,7 mld di euro. Il mare assorbe il 37% dell’interscambio italiano. E la Cina è il nostro principale Paese fornitore: con 22,4 mld di euro rappresenta il 17% di tutto l'import via mare italiano. Primo Paese cliente per modalità marittima sono gli Usa che con 27,7 mld di euro concentra il 23% del nostro export. Tutti i dati di traffico mostrano una presenza di rilievo del Mezzogiorno nel nostro commercio marittimo con percentuali di peso sul totale nazionale che si attestano intorno al 45%. Ma a quanto sembra si potrebbe fare di più. Srm ha stimato che se il nostro Paese effettuasse investimenti portuali tali da comportare un aumento della capacità e di attrazione del traffico dei nostri porti del 10%, ciò genererebbe un impatto sul valore aggiunto prodotto dalla filiera marittima pari a ulteriori 3,2 miliardi di euro.

Le criticità evidenziate dallo studio
Secondo gli studiosi di Srm in Italia è ancora basso l’utilizzo dell’intermodale; su un panel di imprese intervistate, l’81% fa ricorso al mezzo gommato per raggiungere i porti. Le Zes (Zone economiche speciali) devono decollare al più presto per ispessire il tessuto produttivo ed attrarre investimenti industriali.
Per Gros Pietro servono investimenti
«L’Italia deve conquistare un ruolo adeguato alla posizione che occupa – ha detto il presidente di Intesa San Paolo Gian Maria Gros Pietro – posizione diventata ancora più importante. A questo scopo sono investimenti in infrastrutture, attrazione di investimenti esteri e una accelerazione nella capacità di adattarsi ai cambiamenti in atto da parte della pubblica amministrazione». E ancora: «La banca – ha aggiunto – sta investendo molto in Cina, dove riscontriamo che c’è grande interesse per l’Italia».

La Finanza per gli investimenti Euromediterranei

La Federazione delle Banche, delle Assicurazioni e della Finanza italiana (FeBAF) con il 1° Forum euromediterraneo sugli investimenti ha voluto coinvolgere gli attori e le parti interessate per promuovere legami più stretti tra la rete delle comunità finanziarie, fornire migliori opportunità di investimento, contribuire a sviluppare mercati dei capitali più integrati ed efficienti in tutta la regione euromediterranea. In particolare poi pone l’accento sulla “Blue Finance”. Paolo Garonna, segretario generale di FeBAF (Federazione Banche Assicurazioni e Finanza) fa osservare: «L’Italia ha le potenzialità per essere leader economico e finanziario nel Mediterraneo. Saranno necessari crescenti investimenti in sostenibilità, perchè economia e finanza “blu” avranno un ruolo trainante».

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