Cassazione

Traffico illecito di rifiuti a bordo delle Ong

di Patrizia Maciocchi


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(Ansa)

2' di lettura

Per la Cassazione il Tribunale del riesame di Catania deve rivedere il verdetto con il quale ha escluso il traffico di rifiuti a bordo delle navi delle Ong Vos Prudence e Aquarius. La Suprema corte ha, infatti, annullato con rinvio, l’ordinanza del Tribunale etneo, che aveva negato il reato, per l’assenza di un’organizzazione, pur considerando esistente la potenziale infettività dei rifiuti derivanti dalle operazioni di salvataggio, compresi i rifiuti sanitari derivanti dall’assistenza prestata a bordi ai migranti, smaltiti non correttamente. Materiale a rischio infettivo che avrebbe dovuto essere trattato con la predisposizione di appositi mezzi, era stato invece classificato come rifiuto speciale, con l’applicazione della più vantaggiosa tariffa di 8 euro al sacco.

La sentenza

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L’attività sistematica - La Corte di cassazione, con la sentenza 43710, ha accolto la tesi della pubblica accusa e annullato il verdetto, invitando il Tribunale del riesame di Catania a rivedere la decisione. Tenendo presente che il reato di attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti, può essere contestato anche quando solo una parte delle molte attività da compiere nel giro di gestione dei rifiuti sia svolta in forma organizzata «avvalendosi di una struttura a ciò anche solo in parte deputata e a fine di ingiusto profitto». Con l’ordinanza contestata dal Pm il tribunale aveva “cancellato” il sequestro preventivo, diretto o per equivalente, fino a raggiungere una somma di oltre 460 mila euro sui beni dell’indagato Francesco Giannino, titolare della “Mediterranean shipping agency” e agente marittimo per conto dei centri operativi di Bruxelles e Amsterdam della organizzazione non governativa Medici senza frontiere. Giannino, ricostruiscono i giudici, svolgeva più compiti: dalla predisposizione di documenti relativi agli arrivi e alle partenze delle navi Ong nel porto di Augusta, alla gestione dei contatti con le sub agenzie presso gli altri porti italiani di approdo, fino all’organizzazione delle forniture di bordo e dei materiali inclusi nei kit dati ai migranti soccorsi.

I rifiuti sanitari infetti - In questo ambito si inseriva anche la gestione dei rapporti con i fornitori dei servizio di raccolta dei rifiuti prodotti a bordo delle navi Ong. Ad avviso dei giudici è emersa «la sistematica illecita miscelazione dei rifiuti sanitari infetti prodotti a bordo di tali navi (costituti da indumenti indossati dai migranti, scarti degli alimenti loro somministrati, materiali utilizzati per l’assistenza medica a bordo) con quelli solidi urbani o speciali non pericolosi, così eludendo, a fine di profitto, le disposizioni concernenti il trattamento di rifiuti infetti».

Per la Cassazione il quadro è compatibile con l’utilizzo della struttura imprenditoriale per organizzare la gestione dei rifiuti allo scopo di ottenere un duplice risultato: il risparmio di spesa per le Ong e l’aumento del giro d’affari per Giannino. E non bastano ad escludere il reato la semplicità delle operazioni di raccolta e conferimento né la mancata prova della consapevolezza degli incaricati della raccolta e dello smaltimento. È dunque sbagliata la conclusione del riesame sulla non configurabilità del reato a causa dell’assenza di mezzi e risorse nell’ambito di una struttura anche rudimentale. Ora il Tribunale dovrà rivedere il suo verdetto in linea con le indicazioni fornite dai giudici di legittimità.

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