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Trafugato da Taranto, “Orfeo e le sirene” ritorna in Italia dal Getty Museum

È un gruppo scultoreo del quarto secolo Avanti Cristo. Il Museo della città pugliese pronto ad ospitarlo. Apertura di Franceschini

di Domenico Palmiotti

Duecento opere d'arte trafugate tornano in Italia dagli Stati Uniti: valgono 10 mln di euro

4' di lettura

Trafugato dalla Puglia - e precisamente dall’area di Taranto, che nell’antichità fu capitale della Magna Grecia -, finito negli Usa, a Los Angeles, al Paul Getty Museum, il gruppo scultoreo di “Orfeo e le sirene” torna in Italia a settembre. Restituito dallo stesso Getty Museum. E dopo la mostra a Roma, il Museo archeologico nazionale di Taranto (MarTa) si candida a ospitare il gruppo. Un ritorno a casa in buona sostanza. Che trova anche la condivisione del ministro della Cultura, Dario Franceschini.

Il gruppo risale al quarto secolo Avanti Cristo, raffigura un poeta seduto e due sirene e si tratta di figure a grandezza naturale. L’Italia ne rivendicava la restituzione insieme ad altri beni culturali già dal 2006. Le tre sculture, che i Tribunali hanno stabilito provengano da scavi illegali in Italia, saranno spedite a Roma il prossimo mese con un’operazione che il Getty Museum sta coordinando con il ministero della Cultura. Secondo l’Unità per il traffico di antichità dell’ufficio del procuratore distrettuale di Manhattan a New York, «le prove ci hanno persuaso che le statue erano state trafugate illegalmente e che era opportuno restituirle in conformità con la politica del Getty». I reperti sono già stati tolti dall’esposizione del Getty. Lo stesso ufficio giudiziario ha lavorato anche per la riconsegna all’Italia di 142 reperti archeologici, molti dei quali provenienti dalla raccolta di Michael Steinhardt, finanziere di New York.

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Operazione speciale per il rientro in Italia

Molto delicato si presenta il rientro in Italia. I tre pezzi del gruppo “Orfeo e le sirene” sono infatti estremamente fragili e per il loro rimpatrio il Museo di Los Angeles pensa ad “attrezzature e procedure appositamente progettate”.

Al rientro del gruppo farà seguito un altro ritorno in Italia dagli Usa. Si tratta di altri quattro pezzi, tra cui una gigantesca testa di marmo di divinità, risalente al secondo secolo dopo Cristo, un bruciatore di incenso dell’epoca etrusca, del quarto secolo Avanti Cristo, uno stampo antico per la fusione di orecchini a pendente e un dipinto a olio dell’800 (“L’Oracolo di Delfi”) del napoletano Camillo Miola, detto Biacca. Questi ultimi pezzi, mai esposti nel Museo di Los Angeles, non erano stati trafugati ma acquistati da Getty negli anni ’70 e nel 1996.

Il ministro: restituiremo l’opera al suo territorio di origine

«Grazie alla collaborazione tra il Comando Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale e le autorità statunitensi, il magnifico gruppo scultoreo Orfeo e le sirene, attualmente al Getty Museum di Los Angeles, rientrerà in Italia, da dove era stato illegalmente esportato in seguito al suo ritrovamento nel corso di uno scavo clandestino nell’area tarantina. Nelle prossime settimane l’opera rientrerà e verrà inizialmente esposta al Museo dell’arte salvata per poi essere presto restituita al suo territorio di origine come è ormai consuetudine», commenta il ministro Franceschini. «Ringrazio le donne e gli uomini del CCTPC e del nostro Corpo diplomatico - aggiunge Franceschini - per l’impegno, la professionalità e la determinazione con cui hanno conseguito questo straordinario risultato, che riporta in Italia un’opera di eccezionale valore».

Il Museo tarantino: dal Getty già altre restituzioni

E sulla scia dell’apertura fatta dal ministro della Cultura, il Museo di Taranto (in sigla MarTa) si dice pronto ad ospitare i reperti. «Quando un patrimonio di così inestimabile valore torna in patria è una grande conquista civica e morale, non soltanto per l’eredità culturale che rappresenta, ma anche per la vittoria del senso della legalità e del rapporto con i territori come ci insegna la stessa Convenzione di Faro», dice la direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Taranto, Eva degl’Innocenti. Le statue vengono definite dalla direzione del MarTa «veri e propri capolavori del quarto secolo avanti Cristo e proverrebbero proprio dall’area tarantina a cui lo stesso Getty aveva già restituito negli anni scorsi antichi manufatti ceramici di produzione apula esposti poi al MarTa nella mostra “Mitomania” nell’aprile del 2019».

«In quell’occasione, grazie al grande lavoro di indagine condotto dal Nucleo di tutela del patrimonio del Comando dei Carabinieri - afferma la direttrice Degl’Innocenti - restituimmo alla pubblica fruizione capolavori della ceramica apula che erano stati trafugati da contesti archeologici tarantini. Oggi come allora - prosegue - quella identità storico-culturale rappresenta un legame indissolubile con questa terra. Sarebbe pertanto auspicabile che Orfeo e le sue Sirene tornassero a casa e potessero entrare a far parte della esposizione permanente del MarTa».

«Dopo l’esposizione romana, il MarTa sarebbe pronto ad ospitare il gruppo di figure in terracotta, anche in virtù - conclude la direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Taranto - del progetto in corso di nuovo allestimento espositivo che consentirebbe al gruppo scultoreo di poter recuperare il proprio contesto identitario».

Emiliano: certo il rientro a Taranto

«Le statue Orfeo e le Sirene torneranno a Taranto» dichiara il governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano. «Sono felice - afferma -. Ho chiamato il ministro della Cultura, Franceschini, che mi ha dato assicurazione che le statue di Orfeo e le Sirene, recuperate negli Stati Uniti, saranno restituite a Taranto per arricchire il patrimonio archeologico della Puglia». «Si tratta - sottolinea Emiliano - di uno straordinario gruppo statuario in terracotta a grandezza quasi naturale, che presenta tracce di policromia, proveniente dalla colonia magnogreca di Taranto».

Sindaco Taranto: riconsegnato pezzo di storia

«Il ritorno a casa di questo capolavoro del quarto secolo avanti Cristo ci aiuterà, riconsegnando a Taranto un altro pezzo della sua meravigliosa storia». Lo dichiara il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci. «La disponibilità della direttrice del MArTa, Eva Degl’Innocenti, le dichiarazioni del governatore Michele Emiliano e l’impegno del ministro Dario Franceschini vanno in questa direzione - dice Melucci -. Li ringrazio a nome di una comunità che sulla bellezza sta costruendo il suo futuro, perché in questo modo stanno sostenendo il percorso di recupero della nostra identità culturale». «Vogliamo rinsaldare il legame di Taranto con la Grecia classica, anche declinando la toponomastica cittadina attraverso luoghi, opere e personaggi che testimoniano quelle origini», conclude il sindaco.

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