Il disastro di Livraga

Tragedia Frecciarossa, indagati i tecnici al lavoro sul deviatoio. Quei 500 metri fatali

Lo scambio è rimasto in posizione sbagliata. Ma perché? Cattiva volontà o mancata verifica a causa dei tempi strettissimi concessi per la manutenzione?

di Maurizio Caprino

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Lo scambio è rimasto in posizione sbagliata. Ma perché? Cattiva volontà o mancata verifica a causa dei tempi strettissimi concessi per la manutenzione?


4' di lettura

La causa della tragedia del Frecciarossa a Livraga (Lodi) è racchiusa in 500 metri. È la distanza che i tecnici di Rfi (gestore della rete Ferrovie dello Stato) avrebbero dovuto percorrere la notte del 6 febbraio per controllare che lo scambio che ha provocato il deragliamento fosse davvero nella posizione “diritta”, che consente la circolazione normale. Non sembrano averlo fatto e per questo dalla sera di venerdì 7 febbraio sono indagati.

L'errore
Qualche ora prima erano stati sospesi da Rfi, che è giunta alla stessa ipotesi dei pm: i cinque tecnici la notte del 6 febbraio hanno fatto la manovra prescritta per lasciare quello scambio (il deviatoio n. 5) e per questo sono andati nel manufatto 500 metri più a nord. Ma non sarebbero poi tornati sui loro passi per controllare che la manovra fosse andata a buon fine. E il deragliamento, a quanto emerso sinora, pare dimostrare che non lo era.

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Al momento sembra questa la spiegazione più probabile della nota delle 4,45 di quella notte, anticipata dal Sole 24 Ore.com nel primo pomeriggio del 6 febbraio: alla fine dei lavori, nei sistemi informatici Rfi era stata inserita la comunicazione con cui si confermava - erroneamente - che lo scambio era bloccato nella posizione normale. E quindi si dava il consenso alla ripresa della circolazione.

I lavori di quella notte
E dire che tutto nasce dal rigoroso rispetto dei programmi di manutenzione. Se quei tecnici avevano lavorato lì da mezzanotte alle 4,30, non era per riparare un guasto, ma per rispettare la scadenza entro la quale gli attuatori che muovono quello scambio dovevano essere sostituiti. Non perché rotti, ma per una precisa procedura pensata per prevenire ogni problema.

Ma, come spesso accade, non è facile conciliare la procedura di sicurezza con la vita reale: tutto deve essere fatto in meno di cinque ore. Quelle notturne in cui sulla linea non circolano treni. Se si presenta un intoppo, prima di ritardare la riapertura al traffico bisogna provare la soluzione alternativa: un ripristino temporaneo che consenta di riaprire subito. In sicurezza ma lasciando alle notti successive il ripristino definitivo.

La notte del 6 febbraio, al posto di movimento di Livraga l'intoppo pare sia stato che il nuovo attuatore, una volta montato, dava ai circuiti di diagnosi un segnale di errore quando lo si utilizzava per mettere il deviatoio nella posizione deviata (quella che fa andare i treni verso i binari laterali di servizio). Quindi il sistema di controllo da remoto che muove gli scambi da una centrale operativa unica non avrebbe avuto certezze sull'effettiva posizione di quel deviatoio.

Il ripristino temporaneo consisteva nel bloccare il deviatoio nella posizione normale, quella che fa proseguire diritto in direzione di Bologna. Avendo cura di togliere la corrente, in modo da evitare spostamenti accidentali e segnalazioni di anomalia non giustificate.

La manovra
Per fare tutto ciò, bisogna prima di tutto agire sui relé che si trovano nella cabina 500 metri più a nord. Cosa che pare sia stata fatta dai cinque tecnici, noti come persone esperte e qualificate.

Successivamente, bisogna tornare sui propri passi. A verificare se il deviatoio è nella posizione desiderata. Quella diritta di cui parla la nota delle 4,45 e non quella deviata in cui pare si trovasse al passaggio del primo treno meno di un'ora dopo.

Sembra quindi che quel dato sia stato immesso nel sistema senza che nessuno lo abbia verificato. O, se qualcuno lo ha fatto, ha visto male.

Le possibili spiegazioni
Se fosse definitivamente dimostrato che nessuno ha verificato, la prima possibile spiegazione è la cattiva volontà: percorrere altri 500 metri nel freddo della notte a fine turno di lavoro può essere un dovere percepito come pesante.

Ma potrebbe anche essere accaduto per le pressioni indotte da un sistema che non può permettersi contrattempi: negli ultimi due anni le linee dell'Alta velocità si sono avvicinate alla saturazione, causando ritardi che ora si vuole evitare il più possibile per non compromettere l'immagine di un servizio che porta ricavi.

Quei 500 metri in più e la verifica sul deviatoio potrebbero essere stati considerati dai cinque tecnici o dai loro superiori come una perdita di tempo che avrebbe rischiato di mandare in ritardo anche il primo treno della giornata, con ripercussioni a catena sugli altri.

Per questo gli inquirenti stanno anche cercando di capire se la necessità di risparmiare tempo sul cantiere sia il motivo per cui a Livraga sui binari di servizio laterali erano stati lasciati mezzi d'opera, cataste di vecchi binari e altri materiali che pare abbiano provocato i violenti impatti e la carambola della motrice costati la vita ai due macchinisti, Giuseppe Cicciù e Mario Dicuonzo.

Per approfondire:
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