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Traghetti, Moby al rimborso di rata da 50 milioni alle banche

di Carlo Festa


(Agf)

2' di lettura

Il gruppo dei traghetti Moby procede verso una data importante nel suo cammino per rientrare sull’esposizione debitoria: entro il prossimo 11 febbraio dovrà infatti rimborsare una rata da 50 milioni di euro di finanziamento bancario, facendo passare quindi la sua esposizione verso un pool di banche guidate da Unicredit da 210 a 160 milioni di euro.

Secondo le indiscrezioni, il pagamento dovrebbe essere rispettato. Il rimborso della rata avviene proprio nel momento in cui resta sotto l’esame attento dei bondholders l’obbligazione da 300 milioni di euro con scadenza 2023 e interessi al 7,75%.

Del resto, le agenzie di rating hanno messo da tempo sotto osservazione il gruppo posseduto dalla famiglia di armatori napoletani Onorato. S&P ha tagliato nello scorso ottobre il rating da B a CCC+ per la possibilità che la struttura del capitale sia insostenibile.

Secondo Standard&Poor’s, Moby «corre il rischio» di non rispettare i covenant (cioè i parametri finanziari) se non adotta «tempestive» contromisure. Anche Moody’s esprime da tempo perplessità sulla compagnia dei traghetti, che opera in un settore molto competitivo.

I riflettori sono anche sul bond e sulle manovre di possibili investitori, interessati a comprare l’emissione a prezzi di super saldo acquistandolo sul mercato secondario. Secondo il prospetto pubblicato sul sito della Borsa del Lussemburgo, il rimborso dell’obbligazione ha la precedenza su tutti gli altri debiti, anche quelli statali: a garanzia del bond c’è così il valore della flotta di Moby, quantificabile in circa un miliardo di euro.

Nell’ultimo periodo, si sono così infittite le indiscrezioni e le speculazioni che la società, contattata dal Sole 24 Ore, non ha confermato. Proprio diversi obbligazionisti, secondo i rumors, avrebbero contattato uno studio legale per organizzarsi in un comitato in vista delle scadenze e per interagire con la società.

Nel frattempo, l’obbligazione (che attualmente quota meno della metà del valore nominale) è stata messa sotto osservazione da parte di alcuni fondi opportunistici: fra i nomi che circolano ci sono infatti quelli di York Capital, Pillarstone, Och-Ziff Capital Management, Apollo, Taconic Capital e Oaktree. Proprio Moby, per tenere sotto monitoraggio la situazione finanziaria, avrebbe così incaricato informalmente due advisor: Goldman Sachs e Pwc.

C’è poi la vicenda Tirrenia. L’azionista Onorato deve infatti ancora pagare 180 milioni allo Stato per l’acquisto della compagnia, vicenda per la quale è finito più volte recentemente sotto attacco da parte dell’ex-presidente della Regione Sardegna, Mauro Pili.

Nel piano 2018-2023, predisposto dal gruppo controllato da Vincenzo Onorato, è previsto che Moby venga fusa dentro Compagnia Italiana di Navigazione (Cin), ma al momento c’è un’opposizione pendente al Tribunale di Milano da parte di Tirrenia Navigazione in amministrazione straordinaria.

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