Interventi

Traguardi e obiettivi sono importanti (ma la spesa di più)

di Gustavo Piga, Gaetano Scognamiglio, Francesco Bono

(RafMaster - stock.adobe.com)

4' di lettura

Il motivo per cui il Next Generation Eu (Ngeu) viene considerato un programma di finanziamento innovativo è che la pianificazione degli investimenti, il cronoprogramma di spesa, nonché il monitoraggio dell’attuazione sono fra loro connessi da un unico fil rouge, costituito dal raggiungimento di traguardi (milestone) e obiettivi (target). L’Italia deve conseguire 527 di questi traguardi e obiettivi entro il 2026, distribuiti su 10 semestri. Il conseguimento di quelli per un semestre è propedeutico all’erogazione dei fondi per il semestre successivo.

Il Ngeu si differenzia da altri programmi di finanziamento europei come le programmazioni Fesr proprio per questo aspetto, ovvero l’attenzione primaria, ai fini del monitoraggio, al conseguimento tempestivo dei traguardi e degli obiettivi.

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Il 22 dicembre 2021, in occasione della tradizionale conferenza stampa di fine anno, il presidente del Consiglio Draghi ha comunicato il raggiungimento di tutti i 51 traguardi e obiettivi previsti dal Pnrr nel 2021. Questo risultato ha portato all’erogazione all’Italia dei 24,1 miliardi della prima rata (di cui 11,5 miliardi a fondo perduto e 12,6 miliardi di prestiti).

ll lavoro di conseguimento dei 45 traguardi e obiettivi previsti per giugno 2022 e dei 55 previsti per dicembre 2022 è in corso, come confermato il 23 febbraio dal ministro Franco, nel corso di un’audizione sullo stato di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza presso le Commissioni congiunte 5a, 6a, 14a Senato e V VI e XIV Camera dei Deputati. Dalla lettura del testo dell’audizione e dei suoi allegati, emerge chiaro un forte dinamismo da parte delle amministrazioni centrali, che hanno attivato complessivamente 149 procedure per un importo complessivo di 55,9 miliardi di euro, proprio al fine di rispettare gli impegni entro la data stabilita.

Si registra dunque un successo dal punto di vista della performance, ma non è facile verificare se la situazione sia altrettanto positiva dal punto di vista della spesa effettiva. Spesa che è da sempre il vero ostacolo su cui il Paese inciampa: si pensi alla programmazione 2014-20 dei Fondi per lo sviluppo e la coesione (Fsc) che registra un tasso di pagamenti fermo a poco più del 9% del totale, come riportato sulle colonne di questo giornale il 22 marzo.

Il tema merita dunque di essere approfondito. Il fatto che a oggi ciò non sia avvenuto dipende, almeno in parte, proprio dalla focalizzazione del monitoraggio sulla performance, che ha messo in secondo piano l’andamento della spesa complessiva, non rilevabile da alcun cronoprogramma ufficiale. Se molti sforzi di trasparenza sono stati compiuti relativamente ai dati – aggregati e disaggregati – sul conseguimento dei traguardi e degli obiettivi, lo stesso non è avvenuto per i dati sull’avanzamento finanziario del Pnrr. Effettivamente su quest’ultimo tema , alcune informazioni sono state fornite dal ministro Franco, proprio nel corso dell’audizione del 23 febbraio. In quell’occasione, il ministro ha dichiarato: «Per quanto riguarda l’avanzamento finanziario del Pnrr, a oggi risultano spese già sostenute per circa 5,1 miliardi collegate alle seguenti linee di intervento: 2,5 miliardi per interventi nel settore ferroviario (RFI); 1,2 miliardi per interventi collegati all’ecobonus; 990 milioni per Transizione 4.0; 395 milioni per interventi nel settore della digitalizzazione della Scuola e per la messa in sicurezza degli edifici scolastici».

Va rilevato tuttavia, che le spese sostenute sono per la maggior parte relative a progetti già previsti da norme antecedenti il Pnrr, ma coerenti con i suoi obiettivi. Nel corso dell’audizione, il ministro ha ribadito che il 2022 dovrebbe confermare questa tendenza, mentre dal 2023 si prevede un sostanziale incremento delle spese legate a nuovi interventi.

Nonostante non risulti un cronoprogramma di spesa complessiva, lo stesso è stato ricostruito da OReP sulla base delle schede tecniche inviate dal governo a Bruxelles nel mese di aprile 2021, sulle quali si è negoziata l’approvazione del Pnrr italiano. A pagina 381 del documento è presente una tabella dove si riportano i costi stimati per ogni anno e per ogni investimento del Piano per cui si richiedono i finanziamenti del Recovery and resilience facility, il principale dispositivo di Ngeu. Le stesse cifre sono riportate come «spese (previste ndr) per ciascun anno» nella scheda relativa a ogni investimento sul portale Italia domani.

OReP ha sintetizzato questi dati in una tabella scaricabile dal sito dell’Osservatorio. Incrociando questo documento con i dati forniti dal ministro Franco nell’audizione del 23 febbraio, è possibile verificare che tra il 2020 e il 2021 sono state stimate spese relative al Pnrr per un totale di 15 miliardi e 425 milioni di euro. Emerge chiaro che, a febbraio 2022 sussiste uno scarto di 10 miliardi tra la spesa effettiva dichiarata dal ministro (5,1 miliardi) e la spesa prevista (15,425 miliardi). Il tasso di assorbimento dei fondi del Pnrr ammonta quindi a un terzo di quanto pianificato. La situazione richiede un’attenzione mirata per allinearci alle previsioni di spesa e suggerisce la necessità che il monitoraggio sia effettuato non solo sul conseguimento dei traguardi e degli obiettivi, ma anche sull’andamento della spesa.

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