Interventi

Transizione energetica e mobilità sostenibile i driver della ripresa economica su scala europea

di Josef Nierling

(Agf)

4' di lettura

Dal dibattito in corso al World Economic Forum di Davos emerge in modo evidente come crescita e sostenibilità ambientale siano indissolubilmente legate, ma non necessariamente in conflitto. Ciò vale soprattutto per l'Europa. I Paesi europei, e l'Italia in primis, hanno sofferto nel 2019 la mancanza di crescita. Questa “malattia cronica” limita la disponibilità di risorse a sostegno del rilancio dell'economia, inclusi quegli investimenti di contrasto ai cambiamenti climatici.
Inoltre, la mancanza di una strategia comune aggregante, non consente di trasformare l'Europa in un gigante politico, oltre che economico, che possa competere nell'attuale scenario geopolitico dominato da USA e Cina.

Per questo, il Green Deal europeo, siglato a pochi giorni dal WEF, può avere una doppia valenza. In primo luogo ha come visione aggregante la leadership mondiale dell'Europa sulla green economy, con l'ambizioso obiettivo di avere zero impatto ambientale nel 2050. In secondo luogo, costituisce un'opportunità per rilanciare una crescita sostenibile e, soprattutto, inclusiva per tutti i paesi dell'Eu.

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Infatti prevede, nel breve, un piano di investimenti ad hoc per sostenere economicamente tale transizione. Questi investimenti, distribuiti secondo un “giusto meccanismo di transizione”, supporteranno in particolare quei Paesi, quelle industrie, quelle aziende e quei lavoratori da riqualificare (in Italia potrebbe essere il caso dell'Ilva) che maggiormente vengono impattati dal passaggio alla green economy. Ciò è fondamentale anche per l'Italia: se la priorità del Paese è l'occupazione e la crescita, è necessario non subire il rallentamento dell'economia globale ma sostenere l'economia attraverso investimenti in infrastrutture che non aumentino il già elevato debito pubblico, come quelli previsti dal Green Deal.

Sono profondamente convinto che per rilanciare la crescita sia necessario spostare il focus dall'incentivazione del consumo all'investimento alla costruzione dell'infrastruttura green. In fin dei conti, questo è anche l'argomento essenziale di Greta Thunberg, che domina la scena a Davos.

Dobbiamo mettere in atto una rivoluzione, perché i miglioramenti e le efficienze incrementali non sono affatto sufficienti per raggiungere i risultati necessari per salvare il nostro Pianeta. Bisogna lavorare su molti fronti: imparare a creare prodotti pensati da subito secondo i concetti dell'economia circolare, ripensare le logiche produttive e distributive degli alimenti, rafforzare immediatamente il trasporto pubblico, passare ai motori elettrici, abbandonare la produzione di energia da combustibili fossili in favore delle fonti rinnovabili. Le competenze e le tecnologie per realizzare una trasformazione radicale ci sono e possono aiutare a trovare soluzioni più rapide ed economiche per rendere fattibile la transizione green.

Porsche Consulting, ad esempio, in quanto consulente per la transizione energetica di un'importante compagnia elettrica, grazie all'utilizzo dell'intelligenza artificiale ha supportato l'efficiente e rapido smantellamento di una grande centrale nucleare in Europa.

Il settore energetico è cruciale per la transizione dell'Italia verso un'economia verde poiché rappresenta l'82% delle emissioni totali di gas serra del Paese. L'Italia è il secondo maggior produttore di energia rinnovabile dell'EU e punta a raggiungere la quota di utilizzo di energie rinnovabili nel consumo finale del 28% entro il 2030. Ma i cambiamenti climatici già gravano sul settore: ad esempio, il fenomeno della prolungata siccità pesa sulla produzione idroelettrica, che vale circa il 14% della richiesta di energia elettrica nazionale.

Un ruolo chiave per l'intero settore energetico viene giocato dalla mobilità elettrica, e il settore automotive è emblematico: coniugherà la sua futura crescita (generando nuovi posti di lavoro) proprio attraverso l´innovazione tecnologica green.

Dalle nostre analisi sul settore automotive, per il 2030 stimiamo un volume di vendite pari a 35 milioni di veicoli in Cina, 20 milioni in Europa e 20 milioni in USA. Di questi, la vendita globale di auto elettriche e ibride passerà rispettivamente dai 2 milioni del 2018 a circa 32 milioni nel 2030. Praticamente una nuova auto su due tra 10 anni sarà elettrica o ibrida. In Europa nel 2030 verranno venduti circa 6 milioni di veicoli elettrici o ibridi, mentre i veicoli a idrogeno saranno ancora una minoranza. La penetrazione nei singoli Paesi però potrebbe essere molto differente da Paese a Paese se non si agisse anche qui con una politica Eu mirata, un “giusto meccanismo di transizione”: la Norvegia ad esempio raggiungerebbe il 100%, la Svezia il 65%, la Danimarca il 50%, con in coda i Paesi del Sud ed Est Europa ,intorno al 15%; questo dovuto ad investimenti in infrastruttura di carica insufficienti (ad esempio la rete a 3kW italiana), oltre alla lentezza del rinnovo del parco auto (in Italia in media un'auto ha più di 10 anni, in Grecia 15).

Inoltre, nella transizione verso la mobilità elettrica, è di rilevanza strategica la produzione di batterie che, per ragioni di economia di scala, vengono realizzate in cosiddette “gigafactories” con capacità di almeno 30 GWh ciascuna. Il settore automotive europeo, estremamente rilevante per la nostra economia, oggi non ha altra scelta che approvvigionarsi da fornitori cinesi e sud-coreani. Per mantenere la competitività è quindi necessario investire in gigafactories per la produzione di batterie in Europa. Però in gioco non c´è solo il capitale economico, ma soprattutto il capitale naturale del nostro Pianeta. La sfida dei cambiamenti climatici è globale: la cooperazione internazionale è il fattore determinante per un futuro prospero per tutti, e ciò, a parere dei leader con cui mi sono confrontato a Davos, richiede un'immediata azione.
Amministratore delegato Porsche Consulting

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