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Transizione energetica, gradualità e filiere italiane per conservare e creare posti di lavoro

Il presidente di Confindustria energia Giuseppe Ricci: «Riconversione e trasformazione dei siti industriali» devono prevedere «un approccio olistico». I modelli di Venezia e Gela

di Cristina Casadei

(IMAGOECONOMICA)

2' di lettura

«Riconversione e trasformazione dei siti industriali sono le parole chiave della just transition. Solo con un approccio olistico si possono infatti salvaguardare i posti di lavoro e creare anche nuove opportunità occupazionali». Il Presidente di Confindustria Energia, Giuseppe Ricci interviene su uno dei temi più sensibili quando si parla di transizione energetica, quello occupazionale che ha assorbito molta parte del negoziato per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro del settore Energia e petrolio. In un convegno al Cnel in cui si sono discusse le ricadute positive e negative del processo, Ricci ha sottolineato l’importanza della bilateralità per affrontarlo portando avanti obiettivi comuni con i sindacati. «Una sostenibilità integrata comporta di considerare tutte le soluzioni e tecnologie disponibili, più efficaci ed efficienti per ogni contesto, ricercando sempre sinergie e complementarità», dice Ricci, sottolineando che «l’approccio olistico alla transizione energetica ha l’enorme vantaggio di permettere la riconversione produttiva, perché biocarburanti, processi circolari, cattura, stoccaggio e riutilizzo della CO2, trasformazione dei rifiuti, idrogeno blu, sono attività che possono essere implementate trasformando e riconvertendo i settori tradizionali che viceversa andrebbero dismessi, consentendo così di salvaguardare, ma anche di incrementare i posti di lavoro, di migliorare la sicurezza energetica e di ridurre i costi».

Gli esempi concreti di come nel nostro paese sia stato possibile sviluppare e adottare una tecnologia italiana, producendo prodotti decarbonizzati competitivi con l’elettrico e salvaguardando i posti di lavoro, è «la riconversione delle raffinerie tradizionali di Venezia e Gela in bioraffinerie», spiega Ricci. Nel contempo va però parallelamente favorito «lo sviluppo nazionale delle nuove filiere produttive, oggi appannaggio di pochi Paesi del Far East (FV, eolico, batterie, ecc.). Le rinnovabili da sole non potranno assicurare un sistema energetico affidabile e sicuro, ma i fossili, in primis il gas per la produzione di energia elettrica, continueranno ad accompagnare le rinnovabili proprio per compensarne i limiti che neanche gli accumuli possono superare, almeno fino a quando non saranno disponibili altre fonti energetiche, come per esempio il nucleare di quarta generazione o meglio la fusione nucleare. Certamente importante, ma di nicchia, sarà l’idrogeno per la decarbonizzazione dei settori cosiddetti “hard to abate”(HTA) industriali e nei trasporti. Per questi ultimi poi sono già disponibili i biocarburanti che possono decarbonizzare già oggi il trasporto pesante, aereo e marino dove l'elettrico non è una soluzione di breve e medio termine».

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